L’assoluzione del Sindaco Virginia Raggi, sentenziata ieri, non ha spostato affatto il senso di questo articolo, rafforzandone anzi le coordinate di merito: essendo da considerarsi, quella giudiziaria, una questione di dettaglio.
Perché il prossimo atteso voto amministrativo dovrebbe, per noi, innanzitutto rappresentare lo spartiacque tra due modalità di intendere la gestione della “cosa comune”.
Può darsi che il voto resterà fissato per la prossima primavera, può darsi che esso verrà rinviato in autunno.
Peró la prossima consultazione amministrativa dovrebbe essere un vero esempio di educazione civica.
Quella che non hanno affatto ben ponderato del tutto -a Roma-, nel segreto dell’urna, un lustro fa.
Perché prima di entrare in una qualsiasi abitazione privata occorrerebbe -é buona educazione- in primo luogo pulirsi le scarpe, soprattutto ove fuori stia piovendo a dirotto.
Invece Virginia Raggi e il M5S non lo hanno fatto pur varcando la soglia del Campidoglio.   Anzi.
Sarà per le vicissitudini giudiziarie (di Alemanno e Marino) che li avevano condotti là, sarà per una totale assenza di educazione familiare, fatto sta che il popolo li ha fatti insediare votando “solo di pancia”, senza di aver fatto prima una accorta stima sui nuovi inquilini a cui stava affidando le chiavi dell’Urbe.
E senza, soprattutto, tenere bene presenti due “particolari” che non ci paiono affatto di poco conto.
1. Roma è la città avente la maggiore estensione territoriale geografica d’Europa (pari a ben 6 Milano).
2. Di conseguenza è quel soggetto amministrativo che ha migliaia di problematiche urbanistici, civili, sociali, stradali, di assistenza e financo ecologici -per accennarne solo alcuni-, che solo un accorto (e umile nell’ascolto) vero professionista della politica amministrativa può ardirsi a gestire.
Una persona che abbia capito bene, innanzitutto, il metodo di reclutare e “coordinare” delle professionalità -pure esse devono essere uno specchio in quanto a onestà- che abbiano la pazienza, a loro volta, di catalogare e rispondere alle esigenze che  ad essi portano le singole Municipalità (che possono, a loro volta, essere paragonate a delle città di grandi dimensioni).
Invece, vuoi per l’entusiasmo dei neofiti, vuoi per una sorta di supponenza altezzosa, Virginia Raggi e il suo team hanno preso possesso del piano nobile del Campidoglio nella più assoluta ignoranza: come se amministrare bene Roma fosse una barzelletta.
E noi, giorno dopo giorno, ci troviamo a pagarne per intero le conseguenze.
Ma ormai l’ultimo giro è iniziato, per fortuna.
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