L’immaginifico azzardo sul come Nostradamus avrebbe classificato l’anno che va a chiudersi è opera assai complicata: con una strage umana -ancora in essere- che può essere del tutto assimilata a una vera e propria guerra mondiale.
Eppure, a ben vedere, questo 2020 è stato un anno assai controverso.
Perché, da un lato, esso ha visto esplodere la pandemia che ci ha colpiti tutti sguarniti, disarmati e del tutto nudi, con gli occhi rivolti al cielo per implorare il miracolo (che non c’è stato questa volta): vero prodotto della colpevole “amnesia” cinese, che si è guardata assai dall’avvertire il brutto e cattivo nemico economico occidentale.
Che, nell’altra parte del mondo, si è trovato di fronte a tempi assai brevi (ammesso che 6 mesi siano pochi) per produrre e diffondere i vaccini salvifici: ché ci sarebbero voluti anni (pieni di milioni di morti in più), solo un decennio fa, per scoprirne le componenti essenziali o per ottenere la cd. “immunità di gregge”. Una vittoria della scienza, quest’ultima, del tutto positiva, anzi straordinaria, “molto positiva”.
Ma va detto che quest’anno bizzarro ci ha trasmesso pure un altro valore assai positivo: l’afflato comune con cui l’intera umanità occidentale si è alfine attrezzata.
Perché, ove essa fosse rimasta a dividersi tra logiche bipolari del tutto contrapposte, noi non avremmo di certo potuto avere un futuro.
“Io buono, tu cattivo” ; “io bianco, tu nero” ; “io intelligente, tu scemo”; “io uomo, tu donna” ; “io cristiano, tu musulmano”; “io civile, tu incivile”; “io ricco, tu povero”; “io bravo, tu incapace”,… di fatto “io in, tu out”.
La contrapposizione del sempre e comunque diverso, con il mantra de “i sondaggi ci premiano” … ha mostrato per intero la sua inutile vacuità.
Perché, a ben vedere, se si fosse stato privi di sintonia l’uomo non sarebbe andato proprio da nessuna parte, qualora -e ci accadrà sempre di più in futuro- ci si trovasse di fronte a situazioni estreme.
Questa, a ben vedere, é una grande lezione da lasciare ai nostri giovani: anche loro -soprattutto nei grandi centri metropolitani- connotati da profonde ambasce e in vera crisi identitaria.
Figli del vuoto pneumatico in cui si dibattono società autoreferenziali.
Che non seminano più un minimo di creatività per le vite future da vivere e per cui valga la pena di impegnarsi, studiare, amare, insomma rischiare.
Tu la vedi là, questa gioventù metropolitana; massa informe e debosciata, ammassata in luoghi di ritrovo decisi dal tam-tam informatico, annichilita da un web che attira -quasi fosse una  carta moschicida- gli insetti: che poi -là sopra- si affrontano, si insultano, litigano e si accoltellano, senza rendersi conto che -da lì a poco- periranno tutti per mano del “Grande Fratello”.
Perchè?
Sono mancate le famiglie? No.
Ha difettato la scuola? No.
Le istituzioni democratiche? No.
Il mondo del lavoro? No.
O, meglio, hanno difettato tutti questi soggetti.
Ma quello che qui si vuole evidenziare è che, pure quest’anno, il “jolly-nero”  lo è stato (in Italia in primis) la ferale asfissia provocata dal deficit pubblico del tutto stellare, oppressivo, tanto illiberale da far schifo: un fatto criminale che tutti si ostinano a non vedere neppure in momenti come questo.
Perché la spesa pubblica virtuosa dovrebbe servire a far resuscitare il sogno, la fantasia creativa verso un futuro migliore per tutti.
Invece la nostra finanza pubblica  non è proprio più in grado di far rinascere il sogno.
Non tanto e solo perché la politica (risposta scontata e parziale) è debole: sì lo è ma non è affatto esaustivo (a destra o a sinistra non fa differenza) questo responso.
Quando tu passi una buona metà del tuo tempo a dibatterti tra l’attesa di probabili sanzioni UE, o il “come andrà la prossima asta dei BOT e dei CCT?”, non hai proprio alcun respiro.
Ti manca proprio l’humus fertile per coltivare il sogno buono.
Al punto tale che, nonostante le potenti armi finanziarie messe a disposizione dalla Commisione Europea (#nextgenerationue e Fondi CE, per un totale di ben 309 miliardi), tu devi svuotare il fondo dei cassetti riempiti dalla politica  di prima e… sperare nello stellone.
Debito su debito, questa sinistra non sa fare altro: ma quanto “debito buono” ci mangeremo ancora?
Ammesso che ci sia, un debito buono.
Quanto ne contrarremo ancora per le generazioni future?
Per il loro destino “magnifico e progressivo”, o no?
Intenta solo a litigare -la politica- dalla mattina alla sera, su ogni cosa (persino sulla pandemia), essa non si accorge che è soprattutto il debito la nostra letale carta moschicida.
Quella che noi liberali vorremmo strappare a piccoli pezzettini, buttandone via la maggior parte, prima di fare qualsiasi altro sogno.
Buon 2021?
L’auspicio c’è, ma temiamo che ci manchi tutto il resto.
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1 COMMENTO

  1. Apprezzabili e condivisibili considerazioni, quasi tutte.

    Un piccolo neo lo osservo proprio sul tema “vaccino” che, pur apprezzando i probabili avanzamenti dovuti allo sviluppo tecnologico, non è possibile condividere senza un insieme di ragionevoli punti interrogativi, che per brevità, cerco di proporre ricopiando il commento di altri:

    Q u o t e

    https://youtube.com/watch?v=A4fC9dBo6uQ

    U n q u o t e

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