Penso che tutti voi conosciate la favoletta di Pierino e il lupo, magistralmente musicata da Sergej Prokofiev.

La fiaba da cui trae ispirazione è quella di Esopo: la storia narra di Pierino, un pastorello birichino, un giorno che si annoiava molto, per divertirsi, inizio a gridare: “al lupo al lupo”.

Quel grido  fece accorrere dal paese vicino tutti i villani armati, per poter salvare lui ed il suo gregge.

Questo giochino stupido Pierino lo ripeté due o tre volte, come rideva guardando i villani che correvano e cadevano esausti per la corsa e le loro facce arrabbiate, quando scoprivano che non c’era nessun lupo.

Quando verso sera, arrivò veramente il lupo, per fare cena, Pierino, resosi conto del grave pericolo, si mise nuovamente ad urlare aiuto a perdifiato, ma nessuno nel villaggio oramai gli credeva più, e, se non fosse giunto provvidenziale un cacciatore, la storia sarebbe finita davvero male, per il pastore e le sue pecorelle.

 

Come ogni favoletta anche questa ha una sua grande saggezza popolare che invita a non abusare della fiducia altrui. Una favola che ha da insegnare molto alla politica in genere e che rivela una legge fondamentale: la credibilità.

 

Che cos’è la “credibilità”?

 

La politica è, in estrema sintesi, fare delle promesse, al proprio elettorato di riferimento, e attraverso il proprio agire politico realizzarle. La vera politica vuol dire tener fede alle proprie idee e convinzioni ed al proprio programma politico, mantenendo il più possibile diritta la navigazione, anche se molte volte occorre fare delle circumnavigazioni per arrivare al punto.

 

In Italia e non solo, di “Pierini” ne abbiamo veramente tanti esempi viventi.

 

Partiamo da uno che è la sommatoria di uomini e donne, parliamo del Movimento 5 Stelle che ha completamente disingannato il proprio elettorato, in quanto ha completamente tradito le sue idee ed il suo programma politico.
Non sorretto da un forte ideale politico ha fatto del potere in se stesso e degli aggi derivanti dallo stesso, il suo credo.
Lo ha fatto, alla caduta del governo gialloverde, alleandosi col proprio nemico storico, il PD, insultato e vilipeso all’inverosimile per anni.

Lo ha fatto tradendo e rinunciando a quasi tutti i punti del suo manifesto elettorale, pur di rimanere al potere.

Credo che storicamente sia uno dei pochi esempi di perdita verticale di credibilità ed i sondaggi lo dimostrano, registrando un crollo dei consensi di più del 50%, che vuol dire milioni di elettori che non credono più alle loro promesse.

 

Lo stesso lo possiamo dire per il PD che, pur di non andare a votare, ha accettato di formare un governo con il suo principale avversario politico. Zingaretti ha così perso, in questo abbraccio mortale, una credibilità politica che era già compromessa da tempo.

 

Tale situazione di compromissione è anche il motivo per cui questo governo è così fragile e non riesce a muoversi linearmente, in quanto impantanato in una palude di veti incrociati, sempre con la paura di cadere, per una congiura interna.

 

Ma il personaggio politico che più di tutti assomiglia al Pierino della favola è sicuramente Matteo Renzi. Per attirare l’attenzione su di sé e sul suo partitello, ogni due per tre, urla ai quattro venti che è deciso a far cadere il governo, se non vengono ascoltate le sue direttive.

Abbiamo già assistito a questo spettacolino indecoroso, per due o tre volte, ed oggi con il suo programma CIAO, quasi una battutaccia al governo Conte, si ripropone sul siparietto della politica, come colui che può influenzare la vita del governo.

In realtà Renzi è solo un giocatore di poker e sta conducendo un altro bluff, per cercare di tenere unita la sua compagine politica, destinata a sparire al momento del voto e tutti lo sanno a partire da Giuseppe Conte.

 

Matteo Renzi di promesse non mantenute ne ha una formidabile che li si cuce addosso, come un macigno, e cioè la sua volontà di ritirarsi dalla politica, a fronte della perdita del referendum del 2016, la credibilità di questo politico è davvero scesa ad un livello pari allo zero e dappertutto è paragonato al povero Pinocchio, dal naso lungo.

Nessuno crede in lui e nelle sue parole, visto che ogni volta si sciolgono come neve al sole, basta metterlo alla prova del voto di fiducia.

 

L’Italia per uscire da anni di una politica, che si è dimenticata che alla base di essa ci deve essere la “credibilità”, ha bisogno di una nuova classe politica, con forti valori ideali e  che facciano riferimento ad una tradizione storica, così come il Partito Liberale Italiano.
Ci vuole una continuità tra le parole ed i proclami e l’azione politica.

L’Italia non ha bisogno di “Pinocchi” o di “Pierini” ha bisogno di uomini e donne di valore, ora sta solo agli elettori individuarli e premiarli

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