I giovani esaltati USA che hanno violentemente manifestato entrando di forza nel Congresso di Washington (provocando pure la morte di un sorvegliante) erano in gran parte dei palestrati atleti scalatori non ancora quarantenni.
Degli incoscienti e scapestrati cow-boy (ma con maschere da sioux), vestiti in modo assai colorito, dei veri criminali che hanno espresso un disagio mentale di spessore antidemocratico a tutto tondo.
Perché essere dei veri democratici, in politica, significa innanzitutto accettare la sconfitta e prenderne atto.
Così non è stato neppure per il Presidente uscente Donald Trump, che ha pure fatto il gesto di riconoscenza della sconfitta, ma solo dopo che la frittata l’aveva pur scodellata.
Un fatto gravissimo per l’uomo che ha ancora in mano la valigetta nucleare e sta destando vive preoccupazioni nel mondo intero.
Non siamo ancora arrivati, in un Paese che pure è sinonimo di democrazia nel mondo (e anche di convivenza tra razze diverse), all’atto finale -pur sempre possibile ed estremo- di rivolta fiscale (se vinci tu io non ti pago le tasse): ma ci siamo quasi.
Tutti questi brutti accadimenti devono farci attivare i campanelli d’allarme pure oltreoceano: per la diffusa tracimazione, per ogni dove, del liquame qualunquista e sovranista che ispira molte ali estreme.
Fatti che potrebbero accadere pure qui da noi qualora dovesse prevalere una concezione del tutto “proprietaria” delle istituzioni.
Di un sistema, cioé, che finisce per rendere ogni Paese assolutamente ingovernabile.
“Siccome io ho un voto in più di te faccio quel che voglio” (siglando pure con con pennarello gigante, ad uso televisivo); ove, invece, tu dovessi vincere “non ti pago più le tasse”.
Questi elementi non credo siano stati affatto trattati in quella sorta di Bibbia democratica americana che vergò Alexis de Tocqueville (“LA DEMOCRAZIA IN AMERICA”) ma, anche ove lo fossero stati, di essi il bellicoso manifestante se ne sarebbe fatto un bel baffo.
Invece la vera democrazia implica pure l’atteggiamento costruttivo da tenersi nei casi di sconfitta.
Perché un regime democratico funziona solo se -a monte- c’è la regola da tutti accettata: che è il senso civico detenuto dagli uomini alle donne; dai vecchi  ai giovani; dai neri ai bianchi; dagli uomini di successo ai diseredati in canna.
Invece, laddove il primo pensiero del vincitore fosse “come faccio a rivincere la prossima volta?” e del perdente, per converso,  “come faccio a danneggiare quello che mi ha sconfitto?”, non si andrebbe proprio da nessuna parte.
Perché un popolo qualunquista (o sovranista, non c’è proprio alcuna differenza) è sempre pronto a far esplodere la polveriera; aduso ad andare in perenne pressione sui governanti.
Da questo rebus non ne verremmo fuori nemmeno in Italia, qualora il nostro accesso al voto popolare venisse inteso come uno status esistente in natura, quindi del tutto ottenuto gratuitamente senza di aver compiuto alcuna fatica e neppure sparso del sangue eroico per conquistare lo stesso.
Una totale ignoranza nelle basi di educazione civica e pure di non conoscenza delle lotte che hanno portato alla democrazia stanno alla radice delle dissacrazioni.
Riprendiamoci tutti, prima che sia troppo tardi.
896

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here