Il tragico evento di Capitol Hill, per i difensoridella libertà come noi, è stato una sorta di delusione d’amore nei confronti di quella che consideriamo la più antica democrazia del mondo. Il significato simbolico di quel drammatico assalto va ben al di là del semplice, pur gravissimo atto, della profanazione del sacro tempio laico della democrazia americana. Rappresenta il sintomo di una pericolosissima pandemia politica che sta colpendo l’intero scenario mondiale.

Il ventesimo secolo era stato caratterizzato da due guerre mondiali dagli esiti tragici in termini di perdite di vite umane e di distruzioni, insieme al  genocidio di milioni di ebrei. Inoltre quasi un cinquantennio di guerra fredda contro il comunismo sovietico, che aveva soffocato la libertà in mezza Europa anche con l’uso dei carri armati, sembrava aver sancito la definitiva vittoria della democrazia liberale, con la sola eccezione della Russia, dove, al posto della dittatura sovietica, si era imposta quella di Putin, erede del KGB. Purtroppo dobbiamo prendere atto che non è così.

La Cina, che è la più popolosa nazione del mondo e forse la maggiore potenza economica, ha un miliardo e quattrocentomila esseri umani soggetti, in cambio di una ciotola di riso o poco più, alla dittatura comunista di Xi Jin Ping, un cinico individuo di fronte al quale Mao Tse Dongappare forse come un nostalgico sognatore. Egli ha consolidato un sistema che poggia su burocratie finanzieri di partito, ricchissimi ed onnipotenti, che, quando danno anche impercettibili segnali di autonomia, vedono tutti i loro beni confiscati e loro stessi condannati a lunghe pene detentive o a morte. Milioni di cittadini della civilissima Hong Kong sono quotidianamente sottoposti a tremende repressioni ed arresti, rispetto alle quali impallidisce il ricordo della strage di Piazza Tienamen, che sollevò l’indignazione generale, ma riguardò solo poche centinaia di studenti.Tutto questo nel secolo scorso avrebbe comportato da parte dell’Occidente la dichiarazione almeno di una nuova guerra fredda ed avrebbe stimolato uno spirito di emulazione volto a dimostrare la superiorità delle democrazie liberali. Oggi invece produce la rincorsa a fare affari con la Cina e a coltivare, anche in quello che una volta si chiamava il mondo libero, tendenze autoritarie, che producono personaggi come Trump, il quale, ha ottenuto purtroppo quasi la metà dei consensi del popolo americano, principalmente di estrazione bianca e borghese,frustrati da una diversa e molto inferiore prospettiva di crescita economica. I suoi errori sono quelli che forse riusciranno a togliere di mezzo questo personaggio arrogante quanto rozzo ed ignorante, mentre se non li avesse commessi, avrebbe potuto prepararsi ad una rivincita tra quattro anni. Oggi, indipendentemente dal rischio di un impeachment e di una grave condanna penale, è palesemente entrato in collisione con il Partito Repubblicano, che inevitabilmente se ne dovrà liberare per recuperare la storica credibilità di antico grande partito del popolo americano. Se in quello che,fino a ieri, era il grande faro della democrazia mondiale è avvenuto quanto inorriditi abbiamo visto nei teleschermi nei giorni scorsi,non possiamo ignorare che il virus dell’autoritarismo dilaga in tutto il mondo.

In Venezuela Maduro, l’erede analfabeta del dittatore Chaves, ha ridotto alla miseria ed alla disperazione un intero Paese, che ancora sopravvive grazie al sostegno di Cuba e dell’Iran. Bolsonaro sta conducendo lo stato argentino verso un ulteriore default e nessuno degli altri Paesi di quel Continente ha una democrazia in buona salute, mentre emergono sovente dittatori e personaggi dediti a rubare le poche risorse pubbliche disponibili. Africa e Medio Oriente, da quando gli USA hanno deciso di rinunciare al ruolo di tradizionale poliziotto del mondo e tutore della democrazia, sono in mano a satrapi dello stampo del siriano Bashar Al Assad. Il Mediterraneo è dominato dal dittatore turco Erdogan, che sta ricostituendo il vecchio impero Ottomano, sconfitto nel secolo scorso e si pone come obiettivo il predominio assoluto sul Mediterraneo, anche grazie alla complicità di Russia ed altri  attori, insieme alla incapacità di altri, in primo luogo l’Italia. Dopo queste gravi violazioni degli equilibri tra alleati, cosa si aspetta ancora per cacciare la Turchia dalla NATO?

La nostra Europa, oltre ai casi clamorosi dei regimi autoritari di Ungheria e Polonia, ha tra le nazioni di punta l’Italia con un Governo dominato da populisti autoritari e nemici del progresso e dello Stato di diritto del M5S, con la sudditanza di un PD ridotto ad una federazione di capicorrente,dediti soltanto al mantenimento ed alla conquista di un sempre maggior potere. Il traballante Esecutivo, immerso in una polemica interna senza fine, è privo di visione politica ed ignora il rischio di un prossimo disastro economico, con enormi conseguenze sociali, che potrebbero trascendere in pericolosi movimenti di piazza. Allo stesso tempo l’opposizione è costituita da un partito neofascista ovviamente in crescita, che intercetta il sentimento autoritario che si stadiffondendo nel mondo contemporaneo ed una Lega con al suo interno una componente, che si riconosce nell’attuale leader, connotata da pericolose tentazioni sovraniste. L’opinione moderata, a parte le velleitarie aspirazioni di personaggi come Emma Bonino e Carlo Calendaalla ricerca di soluzioni personali, rimane nellemani di Silvio Berlusconi, con i ben noti limiti, anche anagrafici, ma principalmente costituiti dalla percentuale modesta di consenso, e della concezione di partito padronale, che nell’ultimo trentennio ha dato luogo a critiche ed oscillazioni,di cui certo gli italiani non possono dimenticarsi. Purtroppo la pandemia democratica si rivela quindi persino più perniciosa di quella sanitaria, che pure ha fatto molte vittime, ha prodotto dolori ed ha fermato la macchina del progresso nel mondo intero.

La decisione di bloccare l’account di Trump su Twitter, anziché suscitare il nostro consenso, ci preoccupa, perché significa che il proprietario di un social, un singolo privato signore, ha il potere di decidere, senza il controllo di alcuna autorità, di silenziare chi ritiene opportuno, a ragione, come nel caso di Trump, o a torto. Questo episodio ha dimostrato che la rete non è l’oasi del territorio della libertà di espressione, rispetto agli altri media, tutti in mano di editori, tutti collusi con il potere politico e più spesso, anche con quello finanziario. Viviamo in un mondo dominato dalle grandi centrali finanziarie, che,possedendo anche i media ed i social, possono dominare il mondo intero.

Biden, nuovo presidente americano, se vuole ritagliarsi un posto nella storia, come Roosveltnel 1944, dovrebbe convocare una nuova BrettonWoods per decidere quanto non fu capace di fare la prima, rifiutando i suggerimenti del liberale John Maynard Keynes. Per salvare la libertà, bisogna istituire un’autorità mondiale indipendente che contrasti il rischio, ormai divenuto realtà, di eccessive concentrazioni finanziarie, insieme ad un’altra a tutela della libertà di informazione e dell’accesso alle reti, ai relativi dati ed al diritto di libertà di espressine, con il compito di eventuali decisioni drastiche in casi gravi. Forse tale conferenza mondiale potrebbe decidere, ma ne dubitiamo,creare ancheun’autorità a garanzia della democrazia e della libertà, evitando che, come avviene oggi, le decisioni più importanti della ormai divenuta inutile e spesso nociva ONU, siano affidate a Paesi di incerta o nessuna democrazia al loro interno. Il futuro della libertà, come quello della democrazia e della pace potrebbero dipendere da un’iniziativa del genere, tanto coraggiosa, quanto necessaria.

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