La favola di Pinocchio si addice a Renzi e Mattarella, uno Pinocchio e l’altro Geppetto che accorre in soccorso del burattino, per salvarlo dalla situazione in cui si è messo, con tutte le dichiarazioni fatte contro il governo.

La politica italiana più la guardo è più mi sembra un gran serraglio, un circo, un teatro delle marionette. Pochi giorni fa ho scritto, nell’articolo “Non cadete nel tranello”, del bluff di Matteo Renzi, questa volta però portato ad un passo dal non ritorno, tanto che pensavo di aver sbagliato le mie previsioni sul suo comportamento, come si fosse ravveduto o forse lanciato così avanti da non riuscire a fermarsi.

Io Renzi lo paragono a Pinocchio, anzi dirò di più, tutto il gruppo politico governativo potrebbe tranquillamente rientrare in quella favola di Collodi, così importante, anche per i temi morali contenuti.
Matteo ha quell’atteggiamento da bischero, tipico di certi fiorentini che ho conosciuto nella mia permanenza in quella città.
Intelligente e vispo, con idee chiare e visioni corrette, ma che si infrangono poi con l’atteggiamento conseguente. Come se ci fosse una dicotomia tra pensiero ed azione.
Dico nero e mi comporto da rosso, dico “occorre correre” e mi siedo, dico “questo governo Conte non ha più ragione di essere” e quindi mi aspetterei una sfiducia, che non viene mai.

Questa volta però la bugia l’ha detta più grossa del solito, ha fatto muovere anche la povera Bellanova, per dare l’aut aut al governo. Ha utilizzato tutti i media che aveva a disposizione per sconfessare Conte ed il suo incedere zoppo.
Tutto quello che ha detto è corretto!
MA….

Ed ecco che, a dispetto di tutti gli astanti, il Presidente della Repubblica Mattarella in extremis salva capra e cavolo.

Chiama Renzi al telefono, richiamandolo al senso di responsabilità, cioè li ha detto fondamentalmente che se cadeva il governo si andava dritti al voto e, come conseguenza inevitabile, lui si sarebbe definitivamente eclissato.
Questa situazione grottesca mi ricorda tanto la scena in cui Pinocchio, disubbidendo a Geppetto, per il freddo mette i piedini direttamente nel braciere, bruciandoli. Ed il povero Geppetto al mattino dopo corre ad aggiustarglieli con i tocchi di legno avanzati, amore di padre.

La storia di Pinocchio qui è solo all’inizio ed ancora molte saranno le avventure che li capiteranno e così finisce la manfrina teatrale di Matteo Renzi, fino alla prossima volta. Per adesso si dovrà accontentare di qualche lauta mancia che sicuramente avrà chiesto per tacitarsi e per ripagare i suoi allegri compagni di avventura.
Una cosa è sicura, quando si andrà alle elezioni, perché prima o dopo si andrà, non so chi potrà in tutta coscienza votare un personaggio politico campione di disinvoltura e di doppiogiochismo.

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