L’epidemia da Covid-19 ha avuto un impatto senza precedenti sul sistema socio-economico a livello internazionale.

L’interruzione nel commercio e nella libera circolazione di merci e persone ha portato al collasso di numerose attività in tutte le nazioni coinvolte dalla pandemia, con un conseguente deterioramento dei conti pubblici ed un aumento del rapporto debito – PIL.

La scoperta di un vaccino efficace contro il Covid ha assunto le caratteristiche di un vero e proprio game changer, e ha condizionato la competizione geopolitica. Nel 2020 per la prima volta nella storia si è infatti assistito ad un sostanziale incremento nei cyberattacchi perpetrati da attori statali ai danni di laboratori, centri di ricerca e perfino della stessa Agenzia Europea del Farmaco (EMA) al fine di acquisire informazioni preziose nella corsa al vaccino.

Per comprendere gli equilibri che emergeranno in seguito alla pandemia è necessario analizzare le azioni strategiche che le principali potenze hanno messo in atto per far fronte all’emergenza e le loro possibili conseguenze.

La Repubblica Popolare Cinese, luogo in cui il contagio ha avuto origine, è stata il primo Paese a varare misure di lockdown, e ha registrato un drastico calo dei contagi e dei decessi a partire dai primi mesi del 2020. Dopo una prima fase di difficoltà, il governo ha elaborato una serie di misure volte a rilanciare l’economia, esposte a fine ottobre durante il Quinto Plenum del Partito Comunista Cinese. La tematica alla base del piano quinquennale 2021 – 2025 è la cosiddetta dual circulation strategy. Pechino mira a bilanciare la circolazione economica interna e quella internazionale, al fine di favorire l’inserimento della Cina nei mercati globali senza che ciò vada a discapito delle aziende domestiche. Un secondo obiettivo dichiarato è il raggiungimento della totale autosufficienza tecnologica, volta a limitare la dipendenza del dragone da fornitori esteri. Il Quinto Plenum del partito ha inoltre definito le linee guida di sviluppo al 2035, il che denota la presenza di una visione di lungo termine che, duole riconoscerlo, spesso manca alle classi politiche dei Paesi occidentali. Le cinesi Sinovac Biotech e Sinopharm distribuiranno dosi di vaccino alle limitrofe nazioni ASEAN, quali Indonesia, Filippine, Thailandia, e a Bangladesh e Emirati Arabi. A fine dicembre è stato inoltre annunciato il Comprehensive Agreement on Investment, che consiste in una serie di accordi bilaterali sugli investimenti tra Cina e UE. Va precisato che il regime cinese non è esente da critiche. La rapida scomparsa del virus e la scarsa collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nelle indagini circa l’origine della pandemia hanno suscitato seri dubbi sulla veridicità dei dati forniti da Pechino. Nonostante ciò, è lecito aspettarsi che già a partire da quest’anno la Cina riprenda a crescere e a rafforzarsi a livello geopolitico.

Nella Federazione Russa il governo ha emanato una serie di decreti volti a lasciare margini di manovra e di discrezionalità alle realtà locali. Secondo alcuni osservatori, l’obiettivo è condividere la responsabilità nella gestione della pandemia con i governatori regionali di modo da non intaccare la popolarità di cui il presidente Putin gode. La Russia ha fin da subito intrapreso una corsa al vaccino indipendente, ponendosi in competizione con le multinazionali statunitensi, divenendo il primo Paese a registrare un vaccino contro il coronavirus, denominato Sputnik V. La produzione è stata affidata all’India, un Paese cruciale all’interno dello scacchiere eurasiatico, e nei prossimi mesi il farmaco verrà distribuito in dosi crescenti a Messico, Brasile e Argentina in Sud America, Bulgaria, primo Paese europeo a preferire lo Sputnik V ai vaccini occidentali, Uzbekistan e Israele. La reale efficacia dello Sputnik V è messa in dubbio dalla rapidità della sua realizzazione e dalla scarsità di dati sulla ricerca che ne ha preceduto la messa a punto. E’ tuttavia evidente che Mosca intende farne uso per rafforzare la propria immagine e la propria influenza in aree che per la Russia hanno da sempre una forte rilevanza strategica.

Nel continente europeo la pandemia ha avuto un impatto devastante sul tessuto economico e sul sistema sanitario dei Paesi membri, che si sono ritrovati a fronteggiare la più grave emergenza dalla seconda guerra mondiale, spesso con meccanismi decisionali inadeguati e inefficaci. Il NextGenerationEU, conosciuto anche con il nome di Recovery Plan, rappresenta il programma comune di investimenti che l’Unione Europea ha varato a sostegno dell’economia. Esso prevede 750 miliardi di euro tra finanziamenti a fondo perduto, per 390 miliardi, e prestiti a tassi favorevoli a lunghissima scadenza per un ammontare di 360 miliardi, vincolati alla realizzazione di una serie di progetti entro il 2026. Il governo italiano ha indicato una prima suddivisione dei 196 miliardi assegnati, attirandosi ancora una volta pesanti critiche. Solo 19 miliardi di euro saranno destinati a ricerca e istruzione, 9 alla sanità e 3, l’1% del totale, alle politiche relative ai giovani e al mercato del lavoro, che meriterebbero al contrario maggiori risorse. I fondi, da ripagare entro il 2058, saranno distribuiti tra il 2021 e il 2023, e vanno ad aggiungersi al piano da 1074 miliardi di acquisto di titoli di Stato varato da Christine Lagarde a marzo. L’emissione di prestiti a tassi contenuti, oltre a iniettare liquidità nel sistema economico delle nazioni UE, ha scongiurato una nuova crisi dei tassi di interesse come quella che si era verificata nel 2011. Un’impennata nel costo del debito sarebbe stata potenzialmente letale per numerosi Paesi, tra cui la stessa Italia, caratterizzati da un eccessivo indebitamento rispetto al PIL. Il lancio di una campagna vaccinale comune negli ultimi giorni del 2020 è un ulteriore segnale di unità e solidarietà nella lotta alla pandemia da parte dei Paesi europei.

L’amministrazione Trump ha varato a marzo 2020 il Coronavirus Aid Relief and Economic Security Act, che prevede ben 2000 miliardi di dollari di aiuti. Il piano ha contribuito a ridurre la disoccupazione e a rilanciare la produzione industriale dopo alcuni mesi di crisi. Gli Stati Uniti rimangono tuttavia uno dei Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia, con quasi 350 mila decessi e un sistema sanitario sotto stress in numerosi Stati dell’Unione. Il neo-eletto presidente Biden ha dichiarato che 100 milioni di americani saranno vaccinati nei primi 100 giorni del suo mandato, e che farà ricorso al Defense Production Act per velocizzare la produzione e somministrazione dei vaccini. Sarà interessante osservare il tipo di relazioni che Joe Biden svilupperà con l’OMS, cui Donald Trump aveva sospeso i fondi lo scorso aprile. Egli aveva ritenuto l’OMS colpevole di una fallace gestione della pandemia a inizio 2020 e di un’eccessiva fiducia nei confronti di Pechino.

Medio Oriente, Africa e America Latina hanno invece fortemente risentito del crollo della domanda di materie prime, tra cui il petrolio, del turismo e degli Investimenti Diretti Esteri. Iran e Turchia sono stati tra i Paesi mediorientali maggiormente colpiti, mentre Israele è riuscito ad avviare una imponente campagna vaccinale che si propone di immunizzare l’intera popolazione entro la primavera. In Sud America la recessione e la crisi sanitaria sono state utilizzate da molti governi come pretesto per accentrare ulteriormente il potere. La Banca Mondiale ha dichiarato che intende intervenire con misure mirate al rilancio del mercato del lavoro in Africa per avviare una crescita inclusiva e contenere l’impatto della crisi economica.

Alla luce dello scenario fin qui descritto, quali conclusioni possiamo trarre circa gli equilibri internazionali che si affermeranno nel futuro post Covid?

La Cina realisticamente espanderà la propria sfera di influenza nell’area ASEAN ed in Europa, forte di un tasso di ripresa economica superiore rispetto alle altre potenze. La distribuzione dei vaccini nel sud est asiatico e l’accordo sugli investimenti con i Paesi UE sono indicativi della precisa volontà da parte di Pechino di perseguire tale obiettivo. E’ opportuno sottolineare che l’espansione geopolitica del dragone rappresenta una seria minaccia all’ordinamento liberale, essendo la Cina un regime totalitario che viola sistematicamente i diritti umani.

La Russia, analogamente, potrebbe incrementare il proprio status internazionale. Qualora il vaccino Sputnik V risultasse efficace, l’influenza del Cremlino presso America Latina, India e altre nazioni dell’Asia Centrale non potrà che aumentare. Ciò potrebbe anche porre una serie di questioni legate al bilanciamento del potere tra Cina e Russia nel continente asiatico.

Negli Stati Uniti sarà cruciale la riuscita della campagna vaccinale promessa da Joe Biden. Oltre a stabilizzare la già difficile situazione politica interna, scossa dagli eventi di Capitol Hill, la ripresa economica americana sarà essenziale per la tenuta della sfera di influenza statunitense nel blocco occidentale, soprattutto alla luce di un possibile rafforzamento cinese e russo in direzione dei Paesi europei.

L’Europa si trova infine in un momento chiave della propria storia. Se l’Unione Europea intende acquisire un peso a livello geopolitico, è necessario che i Paesi membri superino le divisioni interne al continente e inizino ad agire in maniera coesa e compatta. La corretta gestione del NextGenerationEU e la buona riuscita del piano vaccinale comune potrebbero infatti incrementare il sentimento europeista, favorendo il processo di integrazione e contribuendo efficacemente a contrastare le mire espansionistiche russo-cinesi. Le istituzioni europee dovranno tuttavia essere in grado di sostenere i membri indeboliti dal pesante indebitamento, superare alcune rigidità e alleggerire la regolamentazione e gli standard imposti all’interno della zona Euro.

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