ERA NECESSARIA?

di Luca De Giorgis

Con le dimissioni dei ministri Bellanova e Bonetti dall’esecutivo, Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha aperto ufficialmente la crisi di governo, pochi giorni fa. Un evento che aleggiava sopra Palazzo Chigi da tempo, date le numerose frizioni fra il leader di Iv e il Premier nei mesi antecedenti. La domanda che pongo e che molti più esperti di me si sono fatti, è la seguente: era necessaria? In questo momento tragico per il nostro Paese e per il mondo intero, penso che in politica, definita come l’arte del compromesso, si possa sempre trovare un accordo, ma non è stato così. Troppo distanti le posizioni fra i due per giungere a un esito soddisfacente nella trattativa. Se Conte non dovesse trovare i numeri in Senato per la formazione del suo terzo governo, dopo che Mastella, capo dei cosiddetti “responsabili” si è tirato fuori, si aprirebbero le porte per nuove elezioni anticipate, decantate da tutti ma volute da nessuno, soprattutto da Renzi.  Con lo stallo provocato dalla crisi si rischia di perdere tempo su dossier cruciali per il nostro Paese, come i fondi per il Recovery Plan e il nuovo decreto ristori, manovra quest’ultima da 24 miliardi e fondamentale per i nostri lavoratori e lavoratrici, in piena emergenza economica.

 

IL RITORNO ALLA PRIMA REPUBBLICA

di Gianmarco Puddu

Questa crisi di governo ha tanto il sapore della prima repubblica, in cui i partiti del pentapartito si combattevano a vicenda nella propria coalizione. Oggi gli attori sono cambiati, ma la sceneggiatura è sempre la stessa. Gli “antisalviniani” che governano il paese ora diventano anche “antirenziani”. IV fa cadere il governo dando per scontato i giochi di palazzo e del potere. Conte cerca i costruttori o responsabili e Casalino si adopera a trovarli. Tabacci si è fatto avanti cercando di attirare senatori e deputati dal gruppo misto, poi è arrivato Mastella che si è incaricato personalmente di ricercare sostenitori di questo governo all’interno della classe parlamentare italiana, probabilmente Renzi dirà ai suoi di starsene in disparte e guardare il gioco delle parti che si è creato con questa crisi. Come dall’ormai proverbio, “si muore tutti democristiani”, forse o quasi sicuramente non si morirà mai, ma si rimarrà democristiani a vita. Nulla è certo, ma lo spettro DC nei 5 stelle si avvicina sempre di più.

 

LIBERO “LIBERO”

di Ledia Ninga

Tuìter limita il profilo di “Libero”. Il primo e unico “Libero” mai acquistato è datato 14 novembre 2020. Caso vuole che a pagina 11 ci sia stato un articoletto su come l’ente regolatore dei media in UK abbia messo delle linee guida per la trasmissione e pubblicazione di notizie che riguardano il mondo mussulmano. Una limpida limitazione del diritto di parola e libera stampa. Dopo le censure di post, punizioni che prendono

la forma di ban, dopo la chiusura del profilo di Trump, le faccende di Parler, ora padron Tuìter dalla stanza di controllo decide con un colpo di pulsante di cancellare mezzi di informazione, decide quello che dobbiamo leggere o nel caso di Libero, spesso farci ridere. E ricordiamoci che è in dittatura che i mezzi di stampa vengono oscurati, non in democrazia. E oggi bisogna essere Liberi, perché tra un po’, veramente sarà vietato vivere.

 

LA NASCITA DI UN NUOVO COLOSSO

di Francesco Giandomenico

Parliamo quindi dell’integrazione di UBI Banca nel Gruppo Intesa Sanpaolo che, seguendo l’accordo sindacale sottoscritto il 30 dicembre 2020 in merito ai trattamenti riguardanti le 5.107 persone incluse nel ramo d’azienda da cedere a BPER Banca, sta concludendo una delle più grandi ed importanti acquisizioni bancarie di sempre. Intesa Sanpaolo, infatti, procederà a ulteriori mille assunzioni, in aggiunta alle 2.500 già previste da un altro accordo sindacale, quello del 29 settembre 2020, sottoscritto con Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil e Unisin, finalizzato a un ricambio generazionale senza impatti sociali e alla valorizzazione delle persone del Gruppo risultante dall’acquisizione di Ubi Banca. Il gruppo bancario intende quindi accogliere tutte le oltre 7.200 adesioni volontarie validamente pervenute e procedere di conseguenza, come chiesto dai sindacati, a 3.500 assunzioni complessive che saranno perfezionate entro il primo semestre 2024.

 

LA CAUSA DELL’UMANITÀ

di Gianluca Lo Mele Buonamico

Scriveva Beccaria “Se dimostrerò non essere la pena di morte né utile né necessaria, avrò vinto la causa dell’umanità”, all’interno de “Dei delitti e delle pene” del 1764. Cesare Beccaria due secoli e mezzo fa all’interno della sua opera sosteneva come non era importante tanto la crudeltà della pena, quanto la certezza della sua applicazione; inoltre, sulla pena di morte, Beccaria si soffermò a lungo per smentire la sua finalità di deterrente. A livello costituzionale all’art. 27 si afferma l’inammissibilità della pena di morte. Sabato 16 gennaio è stata eseguita l’ultima condanna a morte federale dell’era Trump mediante iniezione, esecuzioni riprese dopo ben 17 anni di pausa. Solo mercoledì era avvenuta la prima esecuzione dopo 70 anni di una donna. Nel XXI secolo è ancora lunga la lotta per l’opposizione alla pena di morte in tante nazioni mondiali: ben 58 stati continuano ad applicare la pena di morte (oltre che gli USA), tra cui Cina, India, Emirati Arabi.

 

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