Non sarebbe stata una seria commedia d’Operetta ove fosse mancato il finale a sorpresa.
Chiamasi Salvatore Ciampolillo, detto “Lello” (un anonimo Senatore 5S, dissenziente, di Bari) colui che presentandosi all’ultimo momento alla chiama del Presidente del Senato ha tenuto col fiato sospeso  -per una buona mezz’ora- bloccate le redazioni giornalistiche di mezza Italia.
Poi il Presidente del Senato Elisabetta Casellati ha espresso l’arduo verdetto: “presenti 313, votanti 312.  Sì 156, NO 140, ASTENUTI 16. Il Senato approva”.
“I numeri sono importanti, oggi in modo particolare”.
Mai parole furono più azzeccate a fotografare  un momento topico.
Così ha esordito Giuseppe Conte, che -in apertura del suo intervento- ha esplicitato in tal modo la sua ansia da prestazione.
Ma di più egli si è dilettato a discettare ieri al Senato con un discorso del tutto affatto diverso da quello esposto solo il giorno prima alla Camera dei Deputati.
Quasi che -in base all’interlocutore che si ha di fronte- la fiducia a lui sia un capo da fornire su misura: un vestito tagliato, insomma.
Altro segno inequivocabile dello spessore del tutto trasformistico che ha “Giuseppi”.
Quindi pure l’opinionista non può che commentarlo vedendolo da due angolazioni visuali tutt’affatto diverse.
Non oso immaginare quanto fosse arduo il lavoro per coloro che seguivano passo passo Fregoli.
Così Conte2 ha depennato i passaggi più “hard” dal suo primo argomentare: quelli che avrebbero certamente provocato un bel “coccolone” a tutti quei Senatori a vita che pure hanno votato “Sì”.
Tanto per cominciare ha omesso di indicare la Cina quale grande esempio etico da imitare, del tutto simile -di fatto- agli Stati Uniti.
Peccato che, forse volutamente, ha omesso di denunciare la colpevole omertà (su cui sta investigando l’OMS) che quel Paese ha tenuto con riferimento alla pandemia in corso. Dissuadendo con la forza bruta quel povero giornalista (RIP) che aveva parlato per primo dei fatti di Wuhan.
Un atto bello e buono, questo, di criminalità sanitaria e su cui quel Paese dovrà pur rispondere alla intera umanità.
A questa voluta assenza di ogni chiarezza se ne è sommata pure un altra: di spessore più politico.
Premettendo che è più che presumibile che questo esecutivo sarà destinato a durare per l’intero lustro di questa Legislatura, c’è da chiedersi: per quale realizzazione significativa Giuseppe Conte verrà ricordato dalle future generazioni?
È facile pensare che in futuro il cognome Conte verrà abbinato al termine “pandemia”, il che non è un belvedere per cui spendersi.
Il Senatore Maurizio Gasparri non ha mancato di ricordare le ben tre maggioranze -diverse, opposte- che hanno fatto raggiungere a Conte il record di durata quale inquilino di Palazzo Chigi.
Lo aveva paragonato a De Gasperi e Berlusconi il Senatore Monti, pure lui sorvolando sul fatto che quei due uomini non sono stati proprio dei trasformisti, anzi: si sono fatti un fegato così per la loro cristallina coerenza.
Ma tant’è, pure la storia si vende a chili.
Per cui è più che legittimo che le future generazioni affermino: “chi Conte? Ah, quello del Covid!”
Vi evito la descrizione dei passaggi pornografici a ciò susseguenti.
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