Vedere Donald Trump -vestito di scuro- salire per l’ultima volta su quell’elicottero lanciando un torvo presagio (“torneremo”) dopo di aver firmato decine di fogli che hanno concesso la grazia a colpevoli amici (Steve Bannon, guru sovranista in testa), ha fatto tirare al mondo un sospiro di sollievo.

A noi liberali per primi.
L’uomo che aveva eretto un muro divisorio (tipo quello di Berlino, solo che in acciaio) con il Messico e che aveva bloccato gli accordi sul clima, di fatto insufflando a favore dell’assalto mascherato a Capitol Hill, se ne è andato.
Lasciando degli orfani ovunque: dal cowboy milionario ai nostalgici del “no-covid” (“i nostri morti hanno pareggiato quelli della II Guerra Mondiale”, ha detto Biden); dagli assalitori in maschera -appunto- ai forzuti sovranisti nostrani, con tanto di cappellino (“J VOTE TRUMP”) in testa, immagino il cordoglio nero che sta percolando per ogni dove.
Trump se ne è andato in Florida.
Tranquillizzando le nostre orecchie e un pó privando gli occhi di noi maschietti da quel panorama estetico femminile che  lo  accompagnava.
Per dirla tutta, la  verità.
Da oggi invece lo spartito musicale non potrà che ispirarci tutt’altra musica.
Quella che bloccherà la edificazione del sinistro Muro metallico, che riattiverà le procedure per l’accordo per il clima, che tenderà a ristabilire un minimo di dialogo con il mondo intero, Europa in primis.
In una parola di ristabilire un quieto vivere tra uomini che sono terrorizzati dalla pandemia che li sta falcidiando.
Dicono che Joe Biden non veda nell’altro un “nemico” sempre pronto a farti fuori, ma semmai un essere umano con cui è bene intavolare un confronto, ove fosse di idee diverse dalle proprie.
Perché il dialogo, il confronto e la collaborazione tra uomini risponde appieno alla cultura liberale e cattolica di un uomo che ha molto sofferto nel percorso terreno sin qui compiuto.
 Fin da piccolo, dalla sua balbuzie.
Quanto commettiamo che proprio Biden sarà uno degli interlocutori privilegiati di Papa Francesco?
Dopo che è stato pure uno dei principali promotori dell’ampliamento a Est della democrazia occidentale seguita allo sfarinamento del blocco comunista sovietico?
Cambieremo disco, di sicuro.
Il liberale non può che esserne felice.
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