Il 20 settembre del 1870 rappresentò la pagina più bella del Risorgimento italiano, che mise fine ad oltre diciotto secoli di inquinamento e dominio divisivo da parte del papato in Italia. Al gesto eroico dei bersaglieri, non corrispose altrettanto coraggio da parte dei Savoia, coerentemente con la loro storia. Nonostante l’affronto papale, che aveva lascito chiuso il palazzo del Quirinale, costringendo a far ricorso ai fabbri per aprirlo e farne sede del Regno, i Re piemontesi non vollero spedire il Papa, asserragliato in Vaticano, ad Avignone, come molti patrioti richiedevano. Sarebbe stata la conclusione migliore di quella giornata, che in parte avrebbe potuto riscattare il vergognoso inchino di Garibaldi a Teano, innanzi al piccolo Re di Sardegna, che da qual momento aveva deciso di cambiarne la denominazione in quella di regno d’Italia, nascondendo in tal modo la realtà di una annessione di fatto dei territori del Regno delle due Sicilie, che rappresentava il più vasto della penisola.

Il riscatto con la conquista di Roma, l’esposizione del tricolore sul Quirinale e lo spostamento della capitale, avrebbero potuto rappresentare l’avvio di una pagina nuova. Così non fu, consentendo al Papa di costituire il suo minuscolo Stato nella città del vaticano, all’interno di Roma.

La vera vergogna, come era nello stile del regime, fu compiuto dopo l’undici febbraio del 1929 con i vergognosi patti lateranensi, firmati dal Cardinal Gasparri e da Mussolini. Quel patto preludeva, in accordo con il Re nano di casa Savoia, a due pagine altre vergognose: le leggi razziali del 1938 e la successiva entrata in guerra al fianco di Hitler nel 1940.

Ho avuto per lungo tempo ammirazione per Bettino Craxi, nonostante la sua naturale postura antipatica. Tuttavia provai un forte senso di disappunto, quando con cinismo, sottoscrisse con il Vaticano il Secondo Concordato, contro la cui ratifica nel 1984 con orgoglio votai contro in Parlamento. Non mi fu facile, in seguito, perdonargli quel passaggio opportunistico, che tra l’altro non gli portò il beneficio sperato di allontanare l’elettorato cattolico di sinistra dal PCI e portarlo verso il proprio partito. Tornai ad apprezzarlo in controcorrente nei suoi giornipeggiori, durante quel tragico 1993 in cui fu il solo ad avere il coraggio di denunciare in Parlamento la ignobile pratica del finanziamento illecito di tutti i partiti, PCI compreso e pagò con l’esilio, le accuse, i processi in contumacia e le connesse sofferenze interiori.

Nella prossima ricorrenza del giorno 29 febbraio i liberali esporranno le loro bandiere brunite. Tuttavia confidano che, negli stessi giorni, potranno gioire di un nuovo Governo autorevole, all’altezza della personalità di Mario Draghi, checertamente sarà in grado di avviare il faticoso, ma necessario percorso di fare voltare pagina alla politica italiana, dopo un trentennio terribile, dominato da complotti mediatico giudiziari, dall’imbarbarimento della classe politica, da svariati populismi, sovranismi, partiti padronali  etentativi autoritari, mentre il Paese soffriva e si impoveriva, avendo perso la direttrice di un orizzonte di libertà e di crescita in cui credere.

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1 COMMENTO

  1. Bell’articolo, ma attenzione alla data, c’è un lapsus: era l’11 febbraio. A mio avviso, poi manca la necessaria conclusione: dobbiamo chiedere l’abrogazione dell’art. 7 e la denuncia del Concordato.

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