SCUOTERE I MERCATI A SUON DI “MEME”?

di Matteo Mercurio

Recentemente si è parlato molto del caso GameStop ($GME), azienda considerata in declino che ha visto schizzare alle stelle e crollare il valore delle proprie azioni in pochi giorni. La prima cosa a colpire è il modo in cui il forum di Reddit, r/wallstreetbets, sia riuscito ad idealizzare questa azione come una sorta di insurrezione 2.0, attraverso una comunicazione prettamente “internettiana” e coinvolgente (tra meme ed emoji) unita ad una narrativa da “lotta di classe”. Ma senza farci distrarre dalla colorata comunicazione, possiamo constatare come questo sia auspicabilmente l’inizio di una nuova era. L’innovazione tecnologica ha da sempre contribuito a rendere maggiormente accessibili e liquidi i mercati e, al giorno d’oggi, il potere computazionale e gli algoritmi di machine learning sono alla base della possibiliità di effettuare investimenti a costi pressoché nulli. Un elemento fondamentale è anche il modo in cui vengono scambiate le informazioni, storicamente relegate a comunicazioni ufficiali, oggi riversate in gran parte su social network con una velocità ed estensione senza precedenti. Se nel mercato sono tollerate emotività, stupidità, avarizia e competizione spietata, non può essere tollerata la profusione di informazioni false, che invece trovano terreno fertile nei canali di cui sopra. L’innovazione ha sempre un costo da pagare, e come sempre la domanda da porre al futuro è: la regolamentazione saprà adattarsi in tempo per tutelare maggiore innovazione e libertà, cercherà di opporvisi e limitarle o resterà “indietro”?

 

WHATEVER IT TAKES

di Alessandro Urselli

Whatever it takes, celebre frase che nel luglio 2012 Mario Draghi pronunciò quasi come un monito nei confronti degli speculatori finanziari, oggi dovrebbe essere parafrasata e utilizzata come un auspicio per la formazione di un nuovo Governo. Governo tecnico che sembra attanagliare gli Italiani ancora spaventati da quello che fu un altro Mario con funzioni di capo del governo, un certo Monti. Tuttavia, l’Italia di Monti emetteva BoT a 6 mesi al 6,40% e uno spread vicino ai 600bp. La pandemia e la crisi economica e sociale che ne conseguono hanno caricato a pallettoni l’attuale sistema economico europeo, ben diverso da quello del 2011 di Monti, che ha stanziato 750 miliardi di euro per i 27 Paesi dell’Unione. E chi più di un già capo del Tesoro, governatore della Banca d’Italia prima e della Banca Centrale Europea poi, con la sua opera di espansione monetaria per salvare l’euro, può accompagnare l’Italia verso una ripresa, anche politica, di primaria importanza?

 

 

REGIME FORFETTARIO: PIÙ CHE UN VANTAGGIO, UN PESO

di Gabriele Panico

In questo momento di incertezza politica, i lavori parlamentari proseguono ed in particolare sono focalizzati sulla prossima riforma fiscale. Nelle ultime ore, a seguito alle dichiarazioni del presidente dell’UPB par Giuseppe Pisauro, sono nate alcune preoccupazioni per le prossime politiche fiscali. Secondo l’analisi presentata, l’attuale limite di 65mila euro di ricavi più che un’agevolazione per i liberi professionisti nei primi

anni di attività, rappresenta una sorta di detassazione dei lavoratori autonomi. Si prospetta la necessità di far nascere finalmente l’IRI (imposta sul reddito d’impresa). Il regime forfettario così come attualmente istituito risulta essere poco vantaggioso per le piccole p.iva e molto oneroso per le casse dello Stato. Ecco, perché probabilmente, uno dei possibili cambiamenti che il prossimo Governo Draghi dovrà attuare è una riforma fiscale che garantisca per gli autonomi meno problematiche burocratiche ed un adeguato sistema di bilanciamento fiscale.

 

IL CASO NAVALNY E L’ANTIDEMOCRAZIA RUSSA

di Francesco Conti

Dopo la condanna per violazione della libertà vigilata, il 5 febbraio è iniziato il processo per diffamazione ad Alexey Navalny. La sua storia è divenuta famosa dopo l’avvelenamento subito e il suo caso è attualmente monitorato da UE e Regno Unito, che hanno inviato diplomatici a presenziare al processo. Se l’atmosfera all’interno dell’edificio era tesa, quella al di fuori era decisamente più infuocata: molte città russe hanno visto manifestazioni in difesa dell’accusato, che hanno portato a numerosi arresti. Ciò che salta all’occhio è lo stridore tra il pacifismo di queste proteste e la violenza esercitata dalla polizia russa, non nuova a simili atteggiamenti. I paesi europei, dal canto loro, si interrogano sul rapporto che devono avere con una Russia che desta sospetti sempre più fondati sul suo comportamento con diplomatici stranieri e oppositori politici.

 

 

NAVALNY VS PUTIN

di Luca Degiorgis

In questi giorni, un tema caldo che tiene banco nella politica europea ed internazionale è la vicenda che riguarda Aleksej Navalny. 44 anni, giurista, si definisce democratico nazionalista, è da qualche anno il principale e io direi, l’unico, oppositore di Vladimir Putin, Presidente della Federazione Russa. Il 17 gennaio, di ritorno da Berlino, dopo che venne ricoverato nella capitale tedesca in seguito a un avvelenamento avvenuto in Siberia ad agosto, con una potente dose di Novachok, un agente nervino, rimette piede sul suolo natio. Pochi giorni dopo, viene arrestato dalle forze dell’ordine russe, e successivamente condannato a 3 anni e 5 mesi, ridotti a 2 anni e 8 mesi, per aver violato la libertà condizionale durante il ricovero tedesco. L’indomani esce un documentario di due ore che in poco tempo fa il giro del web, che mostra un palazzo imperiale costruito per Putin grazie a una rete di prestanome e finanziatori sul Mar Nero. Il palazzo, per rendere l’idea, ha una superficie totale di 39 volte superiore al principato di Monaco. Navalny da tempo indagava sul sistema degli appalti e sui colossi dell’energia, la spina dorsale dell’economia russa. In seguito all’uscita del documentario ci sono state diverse sommosse in tutto il paese che hanno portato ad oltre 3700 fermi. Quest’anno, inoltre, ci saranno le elezioni politiche, con lo Zar che ha ancora un consenso maggioritario all’interno del paese, ma forse questi ultimi eventi hanno risvegliato tante coscienze, russe e non.

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