Siamo prossimi al trentesimo compleanno dalla nascita in Italia del sistema maggioritario di elezione dei parlamentari (la prima volta che esso operò fu nel 1994, originando la XII Legislatura repubblicana) e tutti noi cittadini italiani abbiamo la legittima potestà di raffrontare gli stili e pure le modalità di approccio che, di fronte alle difficoltà,  hanno tenuto quattro Presidenti della Repubblica che si sono succeduti da allora.

Ricordando a me stesso che noi abbiamo visto all’opera: Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella.
Riteniamo sia doveroso e legittimo, a questo punto, cominciata la discesa di una scalata assai perigliosa qual’è stata quella della… “vetta-Draghi” (Gran Premio della montagna)… che l’opinionista liberale possa ponderare -accanto allo stile di approccio ai problemi- pure i livelli di self-control che hanno fatto da contorno alla opera di queste esimie figure.
Stilando una classifica di merito.
Perché alcuni di essi hanno agito

-pur prendendo atto di contingenze assai spesso difficoltose- in buona sintonia con le concrete traduzioni parlamentari delle volontà popolari (avendo il massimo di rispetto delle volontà degli elettori), mentre altri non lo hanno fatto proprio.
Cercando e trovando sempre comunque dei precedenti da portare a copertura formale di personali simpatie o antipatie politiche.
Questa classifica (ci pare scontato evidenziarlo) è a libero vezzo dello scrivente.
Però a Rivoluzione Liberale sembra questa una interessante provocazione da avviare tra i propri lettori.
L’opinionista ha provveduto, di conseguenza, a cacciare dietro la lavagna Oscar Luigi Scalfaro (pace all’anima sua) e a elevare al rangoo di nostro Angelo protettore l’attuale inquilino del Colle, Sergio Mattarella: ché con il capolavoro del primo governo Draghi ha raggiunto dei valori elevatissimi di qualità.      Mi spiego.
Il primo sentire che un buon Presidente deve avere come prima dote con sé è quello di preservare il più possibile l’espressione del voto popolare.
Libero e democratico: da non inflazionare facendo perdere di valore alla più grande conquista democratica, chiamando la gente a usare la matita copiativa un giorno sí e l’altro pure.
Perché non è stata affatto questa sorta di ….vezzo ginnico… la vera intenzione dei nostri Padri Costituenti!
Di votare e rivotare si può anche morire, soprattutto quando il responso non farà sortire niente di nuovo.
I sondaggi sono solo un gioco che fa lavorare (a pagamento) il sondaggista di turno.
È il Parlamento, comunque sia composto, la espressione degli intendimenti del Popolo: senza vincolo di mandato, perché se il Capo del mio partito mi dice di andare a rapinare una Banca, io gli rispondo “vacci tu, e speriamo ti mitraglino”!    Bene.
Due difficili Parlamenti ho voluto confrontare.
Quello del 1994 (che nacque sulle macerie fumanti di Tangentopoli) e questo di oggi (rappresentativo di un popolo… assai incazzato… contro i “soliti ladri”).
Ma, nel mentre il primo fu sciolto al primo starnuto dal Presidente “politico-politicante” -tant’è che non si è affatto vergognato di classificarsi “PD” in Wikipedia, l’attuale inquilino del Colle ha fatto un bel triplo salto mortale per salvare un Parlamento nato pure da una comica… bizza italica.
Mettendo insieme prima i due opposti (M5S-Lega, Conte1); poi i fratelli-coltelli (M5S-PD, Conte2); infine una sorta di “solidarietà nazionale”, Draghi1).
È Sergio Mattarella il nostro vero Nume Tutelare.
Ricordiamocelo.
Conclusione: orecchie d’asino a Scalfaro (RiP) e Medaglia d’Oro a Mattarella: che non ha mancato neppure di farsi classificare come
“Indipendente” da Wikipedia.
Chapeau, Presidente Mattarella.
1018