Finalmente qualcosa sembra muoversi nella stagnante politica italiana, dopo una confusa e lunga fase di populismo ed antipolitica. Il merito è indiscutibilmente di Matteo Renzi, personaggio dai mille volti, per questo con una meritata fama di inaffidabilità, ma a cui va riconosciuto il coraggio di aver abbattuto lEsecutivo presieduto da Giuseppe Conte. Il Governo dimissionario, prigioniero di un continuismo fondato soltanto sullemergenza, scivolava pericolosamente verso una deriva autoritaria, che mirava allespropriazione del ruolo di un Parlamento, già mortificato dallapprodo al suo interno di unorda di disoccupati, analfabeti, cassaintegrati, precari, nullafacenti, manovrabili e manovrati. Il segnale più  evidente era emerso quando esso stesso aveva deciso, in preda ad un cupio dissolvi senza alcun disegno riformatore, di decapitarsi, riducendo di un terzo i propri componenti. Contestualmente, in nome dellemergenza, si andava attuando un pericoloso spostamento di poteri verso il Governo e segnatamente verso Palazzo Chigi, in aperta violazione della Costituzione e del principio della separazione dei poteri.

Di fronte al durissimo scontro allinterno della vecchia maggioranza di Governo portato da Italia Viva, è emerso dallaltra parte il ruolo di una opposizione incapace di cogliere il significato delliniziativa renziana, se non sotto il profilo di una maggioranza che si indeboliva. Il Centro destra si limitava a chiedere le elezioni anticipate, nella illusione di poter sfruttare a proprio favore, i sondaggi, che sembravano ad esso favorevoli, per la semplice circostanza di presentarsi come laltra faccia della luna, rispetto ad un Governo fallimentare, ancorché senza una propria consistente proposta, che  rendesse credibile il cambiamento.

Prendendo atto della obiettiva situazione  emergenziale, il Capo dello Stato ha incaricato di formare un nuovo Governo ad una personalità come Mario Draghi, che rappresenta una preziosa riserva della Repubblica, scompaginando i giochi. Nel nuovo contesto, il PD si  è rivelato un morto che cammina, un partito senza guida né bussola, privo di progetti o valori, animato soltanto dallinteresse di sopravvivere, sempre attaccato al potere ed alla solida alleanza col M5S, che potrebbe garantirglielo.  Ormai appare privo di idee innovative, ma si dimostra arrogante nei confronti delle altre forze che, pur provenienti dallopposizione, hanno ritenuto di rispondere positivamente alla chiamata alla responsabilità nazionale del Presidente della Repubblica. Due di esse, hanno manifestato una pronta disponibilità a contribuire alla costituzione di un nuovo assetto attorno al fuori classe Mario Draghi, sia pure con ovvie articolate posizioni, offrendo quindi la disponibilità piena di Forza Italia, nonché quella più sofferta, ma non meno convinta, della Lega e la dichiarazione di opposizione costruttiva di Fratelli dItalia.

Il problema rimaneva tutto nellambito dei componenti della vecchia maggioranza, ormai in aperta e non conciliabile contrapposizione con il Partito di Renzi. Il PD, nello spazio di una notte, cambiando linea, ha dato il proprio assenso al tentativo di Draghi, tentando, insieme alla propria appendice LEU, di porre condizioni rispetto alla partecipazione alla maggioranza da parte della Lega, ma è stato bruscamente stoppato dallo stesso Quirinale.

Successivamente è andato in scena lo psico dramma dei Cinque Stelle, divisi tra i pochi duri e puri rimasti, che coerentemente rifiutano di aderire allinvito di Draghi e lala governista, che intende entrare ed ha cercato di far valere la propria forza parlamentare per ottenere dal Presidente incaricato delle concessioni. Tale impennata dorgoglio ha reso evidente la differenza tra la concezione esclusivamente di potere del PD e quella del movimento, che, pur consapevole che la politica e sangue merda, anzi in questo caso molta, molta merda, tuttavia ha cercato di porre delle condizioni e, forte dei suoi trecento parlamentari, ha chiesto un riconoscimento politico con un ruolo ministeriale di peso ed ha sfidato la propria base con un confronto dilaniante e feroce, attraverso il discutibile strumento della piattaforma Rousseau. Bisogna dar atto che tale disordinata e, per certi versi drammatica, trattativa del movimento, dimostra  una residuale  attenzione verso il proprio elettorato e la ricerca  delle ragioni di un ruolo, che pur non essendo più  quello del populismo antipolitico di qualche anno fa, manifesta una residuale voglia di far valere la propria forza, insieme ad una qualche visibilità allinterno di una maggioranza governativa, pur se  caratterizzata quale Governo del Presidente della Repubblica, affidato ad un  personaggio di caratura internazionale per affrontare alcune emergenze individuate al momento del conferimento dellincarico. Di fronte a questo scomposto e pur travagliato percorso dei Grillini, il ruolo politico del PD appare come non pervenuto, se non nel tentativo, subito stoppato, di porre veti ad altre forze parlamentari, necessarie a dare il senso di una maggioranza larghissima per far fronte ad una straordinaria emergenza sanitaria, economica e persino istituzionale. Il movimento di Grillo palesemente si avvia a scoppiare ed a ridimensionare grandemente alla prossima tornata elettorale la propria rappresentanza, ma forse riuscirà a liberarsi in parte dallincolta barbarie, ancorata al rito tribale dellinterpretazione antipolitica dei disagi di un elettorato arrabbiato ed in fermento. Il PD invece pare destinato ad una ingloriosa dissoluzione per totale dissanguamento e la perdita di qualunque visione politica, se non quella settaria  di difesa delle proprie posizioni di potere. In prospettiva la rappresentanza della sinistra piazzaiola, insoddisfatta, protestataria, antiborghese e contraria al progresso finirà con lessere soltanto  appannaggio del movimento, mentre il PD si avvia ad una estinzione rapida per mancanza di contenuti e personalità politica, in cui gli elettori possano riconoscersi. Ed ecco il capolavoro di Renzi, il cui vero scopo finale era quello di dimostrare  la inconsistenza del suo ex partito per prenderne il posto, lentamente assorbirne la base elettorale, spostandola su posizioni più centriste, nellintento di conquistare in modo più convinto, rispetto al tentativo maldestro del PD, una parte dellelettorato borghese, orfano di un partito di riferimento, sin dai giorni della scomparsa della Democrazia Cristiana.

Ci avviamo quindi verso grandi cambiamenti del quadro politico, che imporranno alla destra di definire più  chiaramente il suo profilo, ma che determinano nuove condizioni perché nasca anche una coalizione di ispirazione liberale e riformatrice per occupare quel centro, che era quasi scomparso.

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