Nella vita politica italiana di questi giorni, circola una diffusa sensazione di delusione e di disagio che ha un valore meramente psicologico ma che rappresenta anche un elemento inquietante per la valutazione della tenuta della nostra vita democratica.

Vediamo i fatti. Da un’operazione concertata (come si è ben capito dal ruolo svolto nella vicenda)  da Matteo Renzi e Carlo De Benedetti (attraverso il nuovo quotidiano Domani)con Silvio Berlusconi e Beppe Grillo e condivisa, almeno dal punto di vista  oggettivo, dal Capo dello Stato,  è venuto fuori il primo governo di Mario Draghi.

L’atteggiamento, abilmente silenzioso, riservato e quasi ovattato del premierincaricato aveva alimentato la speranza, anche in un pubblico che per vecchie ruggini politiche, non aveva grande stima dei quattro principali cospiratori e nemici di Giuseppe Conte, di un governo di alto profilo, ben diverso da quelli sgangherati degli ultimi decenni.

E ciò, perché si confidava nel rigore delle scelte e della sensibilità  politica sia del Capo dello Stato sia del Presidente del Consiglio dei Ministri da lui indicato.

In buona sostanza, gli Italiani si auguravano di liberarsi non solo di Ministri dimostratisi chiaramente inadeguati e incompetenti come Alfonso Bonafede ma anche, se non di molti altri, almeno  del gaffeur internazionale Luigi Di Maio, della grigia Luciana Lamorgese e del patron dell’ineffabile Arcuri, Roberto Speranza.

Inoltre, i medesimi, non pensavano certamente di veder circolare di nuovo in ambienti ministeriali, accanto ai parvenudell’ultima tornata elettorale,  individui del passato che, a giudizio di molti, non avevano lasciato un buon ricordo di sé in quegli ambulacri.

Il melàngevenuto fuori dalle riservate trattative dei giorni scorsi, è risultato, però, a giudizio di molti ossservatori,  del tutto disomogeneo e sostanzialmente  spaccato in due, per effetto delle verosimili, diverse vedute politiche dei due artefici dell’accordo politico.

Esso, infatti, è risultato composto:

a)     da una parte di Tecnici rispettabili, ignoti al grande pubblico ma di riconosciuta levatura professionale,  scelti per conoscenza e stima personale dal Premier, cui si immagina che verranno richiesti provvedimenti per un futuro e diverso assetto dei grandi interessi finanziari delle Banche in gioco in Europa; interessi, cioè,  che stanno molto a cuore a Bruxelles. Essi si occuperanno della collocazione del nostro Paese, come membro dell’Unione Europea, nel contesto dei nuovi assetti mondiali  che vedono il mondo spaccato tra potenze antindustriali e fortemente “ecologiche” (Europa continentale, Cina di Xi, America di Biden) e potenze conservatrici dell’assetto industriale tradizionale (Regno Unito di Gran Bretagna) e

b) dall’altra, con l’applicazione del pur famigerato manuale Cencelli, da uomini politici o burocrati di varia natura, politicanti di vecchio e nuovo conio piuttosto modesti se non addirittura screditati da passate esperienze, esponenti dei passati e pasticciati governi giallo-verdi e giallo-rossi, rappresentanti di corporazioni interne alle forze partitiche, portatori di interessi “veri” ben camuffati da formule “magiche” e anodine, e vecchie cariatidi della politica sempre risorgenti dalle loro ceneri, cui sarà verosimilmente affidata la cura dei problemi che più concretamente e da vicino stanno a cuore ai cittadini. Essi faranno la “solita”, “gattopardesca” politica “all’italiana” dove tutto cambierà perché nulla cambi.

La caratteristica di un tale governo è, a causa della sua genesi, una sostanziale “inattaccabilità”. Esso è stato offerto come “ultima spiaggia”, e quindi, per sua intrinseca natura, non può essere oggetto di discussione.

Ciò certamente non contribuisce a rafforzare l’amore per la democrazia nel nostro Paese.

E’ solo un’extrema ratiochiedere, infatti, agli elettori di rinunciare a votare perché la situazione è grave e occorre fare fronte ai problemi con urgenza senza passare attraverso il vaglio popolare di una nuova elezione e non è, neppure, positivo mantenere, sostanzialmente, in piedi, anche se solo per la sola (mancanza di) cura degli affari ordinari, un sistema che riproduce quello precedente.

Il vero pericolo, però, è altrove. E’ nel fatto che a guidare l’azione dei cosiddetti rappresentanti del popolo sono ormai solo gli organi burocratici del Deep State(Servizi segreti, Caste Militari, Vertici di Polizia) indicati e foraggiati sostanzialmente dalle Forze della Finanza e dell’Industria delle Armi e sostenuti dal sistema mass mediaticoche è nelle mani di esse e non più dei cittadini.

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