Con l a fine del Conte bis e l ’avvio del nuovo governo a guida Mario Draghi, si chiude anche
l’esperienza di Lucia Azzolina al dicastero della Pubblica Istruzione. Non è certo un caso che
la Azzolina – al pari del suo collega Alfonso Bonafede alla Giustizia – abbia costituito uno dei
ministri più chiacchierati e discussi del governo (anzi, dei governi) di Conte, spesso al centro
di feroci polemiche e origine, i n definitiva, di frizioni politiche all’interno della stessa (ex)
maggioranza, sfociate poi nella crisi di governo.
Da più parti tuttavia si sono l evati cori di apprezzamento nei confronti della ex ministra,
soprattutto per l o sforzo profuso e i n genere per l a buona volontà espressa nel tentativo di
arginare i problemi decennali del mondo della scuola, emersi i n tutta l a l oro evidenza a
seguito della pandemia. Ma chi sostiene tale posizione non si rende conto che proprio ciò
costituisce i l l imite forse più vistoso, della Azzolina prima e della visione politica dei Cinque
Stelle i n generale, che si può tradurre nel binomio della i mpreparazione e della
improvvisazione, cui non si può sopperire affatto con l a sola buona volontà. La buona
volontà non basta per fare buona politica, o meglio da sola non è sufficiente. Tanto l a
Azzolina che Bonafede i ncarnano da questo punto di vista l ’ideale pentastellato fin dalla
prima ora, ne sono cioè i volti storici e l e bandiere, e non a caso i l M5S ha difeso entrambi a
spada tratta fino all’ultimo, perfettamente conscio che essi ne rappresentano l ’identità più
profonda, e sacrificare l oro sarebbe equivalso a rinunciare i n definitiva alla propria i dentità di
movimento politico (e non è da sottovalutare, credo, l ’impatto che tale difesa a oltranza dei
due ministri da parte del M5S abbia avuto nel convincere Renzi a mollare l a barca di Conte
per saltare sul carro di Draghi…).
A conclusione dell’esperienza della Azzolina all’Istruzione è l ecito pertanto fare un bilancio
del suo mandato da ministro, passato i ndenne da due opposte maggioranze di governo:
Conte I (con l a Lega) e Conte II (con PD, LEU e Italia Viva). E i l bilancio non può che essere
magro. Tanta buona volontà forse, ma risultati pressoché nulli. I problemi pluridecennali della
scuola i taliana (le classi pollaio, l a cronica mancanza di strutture, l ’assunzione di nuovi
insegnanti o l ’organico a pieno regime all’inizio delle attività didattiche a settembre…) sono
ancora tutti sul tavolo, dove sono da sempre e dove chissà per quanto tempo ancora
resteranno. Della coppia Azzolina-Arcuri (anche i l commissario straordinario voluto da Conte
ha enormi responsabilità nella mala gestione scolastica dell’ultimo anno, e non può essere
sottaciuto) rimarrà forse alle scuole i taliane come unico ricordo quello dei famigerati “banchi
a rotelle”, un esempio da manuale di spreco di denaro pubblico, senza alcuna utilità pratica,
giustificabile o meno dall’emergenza sanitaria. Ma si presume che saranno presto rottamati,
e tale ricordo sbiadirà anch’esso come fumo nell’aria.
Niente di personale contro l a Azzolina o chi per l ei: ma nella sua designazione a Ministro
dell’Istruzione c’è stato da parte del M5S (come avviene del resto per tutti i partiti, nessuno
escluso, e non si può né si deve negare), tanto pressapochismo i nsieme alla consueta
rispondenza a l ogiche di fedeltà e affiliazione politica piuttosto che un ragionamento basato
sulla competenza e l a meritocrazia (questa sconosciuta), che sole dovrebbero guidare l a
scelta e l ’investitura i n ruoli di governo così delicati. Il M5S per esempio aveva fra l e sue file
tale Salvatore Giuliano, già Dirigente scolastico dell’IISS Majorana di Brindisi, dove ha
realizzato una serie di i mportanti i niziative, molto conosciute e apprezzate, che hanno
oggettivamente svecchiato i l sistema scolastico i taliano con i nteressanti prospettive di
sviluppo. Ma Giuliano è stato l etteralmente “parcheggiato” come Sottosegretario
all’Istruzione per un misero anno (dal giugno 2018 al settembre 2019), senza quindi nessun
ruolo che non fosse di pura facciata. Questo per dire che anche nel M5S le competenze ci
sarebbero eccome; ma non servono se i nvece ci si muove sui soli criteri di “vicinanza
politica” al capetto di turno.
Con Azzolina (e Bonafede, aggiungerei) tramonta definitivamente l ’ideale grillino e
pentastellato dell’”uno vale uno”, della “democrazia diretta” o della presunzione -ché di tale
si tratta – che per fare politica non serva una preparazione specifica, e che chiunque – dalla
casalinga all’operaio al buon padre di famiglia – possa svolgere proficuamente i l mestiere di
politico. Per i l quale, si badi bene, non si vuol certo dire che serva necessariamente un titolo
di studio (la Azzolina è, anche se da poco e con qualche discussione, Dirigente scolastico;
Bonafede è avvocato), ma certamente serve preparazione e competenza, che non si
improvvisano, e che si ottengono soltanto con anni di studio e di duro l avoro sul campo.
Finché i l M5S (per prima, visto i l suo orgoglioso sbandierare l ’antipolitica e l ’uguaglianza
indiscriminata di tutti i “cittadini”, deleteria senza un correttivo di tipo meritocratico), e i partiti
politici i n genere non arrivino ad attuare una rigorosa selezione della propria classe dirigente
su basi meritocratiche e non di semplice affiliazione di parte, l a classe politica i taliana non
invertirà mai l a curva discendente che l ’ha vista protagonista i n negativo degli ultimi anni.
Quando i n Italia si parla di nuovi ministri della Pubblica Istruzione c’è sempre da tremare e
da aspettarsi i l peggio… Ma riteniamo che rimpiangere l a Azzolina sarà veramente difficile.
P.S. A postilla dell’ultima frase, e a riprova della delicatezza del tema scuola, registro con
rammarico una prima uscita poco felice del neo i nsediato governo Draghi. Pare i nfatti che l o
stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, nel corso delle consultazioni con i partiti i n vista
della formazione del nuovo governo, abbia paventato un allungamento del calendario
scolastico all’intero mese di giugno, per “recuperare l e ore perdute” (s ic) a causa della
chiusura delle scuole, totale o parziale. Premetto che qui non si tratta di rivendicazioni
sindacali: l e scuole, è cosa nota a tutti, non hanno mai chiuso. La didattica a distanza, per
quanto a distanza, è stata svolta nel pieno rispetto del calendario scolastico, e per quanto si
possa discutere all’infinito sulla equiparazione fra didattica a distanza / didattica i n presenza,
il dato di fatto è che l a scuole non hanno chiuso, e i docenti i taliani hanno l avorato, forse
addirittura più del solito. Disconoscerlo equivarrebbe a dire che anche nelle altre categorie
professionali l o smart working non è l avoro, e che i l primo va tutto recuperato i n presenza
negli uffici. Ciò è penalizzante (ma direi, senza mezzi termini, mortificante) per l a categoria
dei docenti, che si troverebbe nella condizione (unica al mondo) di dover l avorare – c’è da
credere, a parità di stipendio – per ben due volte, i n presenza e a distanza. A Napoli
direbbero, i n maniera alquanto colorita, “cornuti e mazziati”.
Tale presa di posizione da parte di Draghi – che ci auguriamo venga riveduta e ritrattata –
denota ancora una volta quel pressapochismo e quella scarsa conoscenza del mondo della
scuola, decisamente comuni a molta politica i taliana. Ma soprattutto risulta nei fatti
l’ennesimo atteggiamento populista e demagogico, che – almeno a parole – i l governo Draghi
e Draghi stesso hanno dichiarato più volte di voler combattere.

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