É almeno dal 1994 che, diventato imperante il sistema maggioritario, è invalsa una concezione della politica intesa come semplice conquista di spazi propagandistici senza contraddittori (con altri leaders) in TV, meglio se coperti pure da persone assai fotogeniche e che parlano bene nei finti monologhi tutti preparati ad arte.
Perché non è stato dato affatto più spazio alla esposizione di fattori di contenuto, di progetti, di sogni, che pure -per essere realizzati- hanno bisogno di un minimo studio di spessore tecnico e realistico.
Questa è la “scorciatoia mediatica” che ha generato spesso dei governi del tutto abborracciati: che hanno avuto nella tematica sempre suggestiva della “riduzione delle tasse” lo zenith naturale.
Spesso, senza preoccuparsi troppo delle scempiaggini dette in TV, si sono pure abbozzati degli illusori documenti programmatici: che venivano rinnegati non appena varcato il portone di Palazzo Chigi.
Dal 2018, però, di quella sede è divenuto famoso pure il balcone al primo piano…, peno di aspiranti attori di operetta urlanti, quasi fossero scimmie maleducate.
Anche qui nessuna novità: bastava spostarsi di 250 mt. -a Piazza Venezia- ed avremmo pure potuto rubare… il copyright!
L’avvento del web ha vieppiú rafforzato tale andazzo: riducendo qualsivoglia ragionamento allo spazio di un tweet.
Si sono riposti i libri e si è pure perso il senso di ricercare la sintonia con altri, da cui pure è scaturita la politica positiva del “confronto”, delle “intese”, delle “coalizioni” e dei “compromessi”.
Perché è dal confronto e dal dialogo che sono sortite pure delle soluzioni operative comuni che hanno retto il nostro Paese per decenni.
Altri tempi: rottamamati.
Non paiono, però, essere le giravolte del tutto improvvise (del PD, di Salvini, o del M5S, importa poco), che ci potranno mettere al riparo.
Non illudiamoci affatto: vogliamo vedere cosa accadrà al secondo sondaggio negativo.
Per fortuna che arriva il semestre bianco. Siamo in attesa di questo salvagente costituzionale.
Ecco spiegata la ragion per cui a Mario Draghi spetterà anche un compito pedagogico: dimostrare ai giovani che non è solo quella del tutto urlata la “buona” politica, ma che -come il debito- la vera, utile e non affatto presuntuosa, svolta moderata e dialogante potrà essere ancora un bene per l’Italia.

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