E’ piuttosto facile predire che, sul piano operativo concreto e pratico, la squadra di governo dell’attuale Premier, Mario Draghi, essendo rimasta sostanzialmente dello stesso, modesto calibro di quella precedente non potrà fare meglio.

E ciò, naturalmente, a parte la task forcedi tecnici che si occuperà del progetto ecologico d’ispirazione macroniana, l’unico che veramente interessi ai banchieri dell’Unione Europea, di Wall Street e della City.

In definitiva, può dirsi che il Governo Draghi, grazie all’appello all’unità del Capo dello Stato, potrà continuare a fare la politica di Conte, con il vantaggio di non avere più un’opposizione e una richiesta costante di elezioni. Se si eccettua, ovviamente, quella di modeste proporzioni dei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

E’ più difficile immaginare, invece, in che che cosa, a parte la forma e lo stile, certamente diversi, il discorso di Conte (Ter) sarebbe stato diverso da quello oggi pronunciato da Draghi.

E ciò, naturalmente, fatta eccezione per l’accentuazione più marcata (e provocatoria per chi tra i membri del suo stesso governo, cioè i leghisti, non la condivideva, almeno nei sensi di quei termini oltranzisti) sull’ Europeismo e sull’“ irreversibilità” dell’euro.

Dopo il programma enunciato dall’ex vertice della BCE, può dirsi che, sul piano tattico, il grande sconfitto dell’operazione tentata con l’ultima crisi di governo, è stato ancora una volta Matteo Renzi: il suo “medagliere” si arricchisce di “patacche”.

Il confusionario leaderdi Italia Viva ha tentato ma non è riuscito a spostare l’asse governativo da un orientamento decisamente di sinistra a uno moderato tendente piuttosto a destra (dove sperava di avere un ruolo trainante, per un  suo preteso fascino personale e ascendente sul “Cavaliere”); e ciò secondo la linea espressa dal quotidiano Domanidi Carlo De Benedetti e del gruppo Agnelli.

Senonchè, a governo Draghi insediato, il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e i LEU lo hanno fatto spietatamente fuori, costituendo un Intergruppo di sinistra.

In una sorta di lagerdei prigionieri politici di destra sono stati rinchiusi i tre Ministri della Lega e i tre di Forza Italia, che avrebbero dovuto essere i suoi sperati partner.

Ora a parte i secondi, che sono già nel Partito Popolare Europeo di Angela Merkel e hanno ramificazioni nella Goldman Sachs, amata dal mondo finanziario,    cui è molto probabile, quindi, che siano affidati compiti per così dire di Kapò, i leghisti si troveranno soltanto in condizione di non poter nuocere, facendo la loro tradizionale politica, e soprattutto di non poter interloquire sulla politica del governo.

Essi, già in Senato, dopo avere silenziosamente ascoltato le dichiarazioni del Primo Ministro si sono limitati a fare qualche gesto di incerto dissenso nella prescritta mascherina e hanno, probabilmente, capito quanta saggezza vi fosse nel monito di Laacoonte: Timeo Danaos et dona ferentes.

In termini generali e a livello di intero Occidente il problema si pone ora in questi termini:

Può certamente affermarsi che, dopo le pure efficaci “punture di spillo” e lo stilliciduo annuale  del pareggio di bilancio e del divieto di sforamento del 3%, la pandemia cinese ha inferto al sistema industriale eurocontinentale (e dell’America post-Trump)un colpo così decisamente mortale da zittire tutte le critiche all’Euro e all’Unione Europea (non quella dei Padri fondatori ma quella radicalmente trasformata dai Trattati di Maastricht).

Ciò, però, non esclude che le idee liberali esistenti in Occidente (Jonhson è ancora premierdi Gran Bretagna) possano fare il miracolo di togliere il prosciutto dagli occhi da molti cittadini eurocontinentali che per propria insipienza (o interessata malafede) politica si stanno lasciando trascinare in un feudalesimo post industriale, dominato dai tre colossi mondiali (Unione Europea, Cina e America di Biden) e dalla forza del Denaro.

Certo, la strada per una battaglia vincente è tutta in salita, anche se è di tutta evidenza e non può essere negato  che i guai per gli Stati membri dell’Unione Europea (anche per quelli che, come l’Italia, erano tra le grandi potenze industriali del mondo) sono cominciati dall’introduzione dell’Euro e dalle sottrazioni di sovranità dei Trattati di Maastricht.

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