Qui da noi da sempre l’innovazione si è scontrata con un sistema del tutto illiberale.
Perché troppo compresso da una politica assistenzialistica e da un impianto normativo di fatto molto “stalagmitizzato”: con leggi che si sovrappongono le une sopra le altre, portando a un livello di spesa pubblica del tutto obeso, che soffoca la libera iniziativa privata.
Questa è la vera cappa nebbiosa da dissolvere perché abbia un minimo di credibilità economica liberale il governo Draghi.
Perché è qui che va misurato il suo lavoro.
Bisogna maneggiare con cura la notroglicerina: perché c’è una Magistratura che fa il proprio dovere solo applicando (anche con interpretazioni) le leggi esistenti.
Che non fanno altro che riproporre vecchie consuetudini.
Sta tutto qua lo scontro tra una buona politica e una buona burocrazia: quella che finisce in definitiva per impedire ogni progresso di cambiamento.
In piú, se ci aggiungiamo che pure un troppo elevato livello di spesa pubblica comprime il Legislatore e l’esecutivo dentro delle gabbie anguste per ogni fantasia creatrice, il gioco è completato.
Non ci è dato di sapere come Mario Draghi riuscirà scassinare questo perverso meccanismo, ma proprio lui -essendo stato pure  Direttore Generale al Ministero del Tesoro- possiede senz’altro la chiave di apertura del forziere.
Il neo Presidente  ha indicato il “Modello Genova” quale esempio da seguire.
Ma che cos’è quel sistema se non la messa in disparte della politica e pure delle norme autorizzative che di fatto impacciano tutto e tutti?
Pure il sistema MOSE a Venezia (al di là dei tanti, immondi, episodi corruttivi sempre possibili), a guardar bene, non è nato proprio dall’ordito di una “Legge Speciale”?Eccolo qui il punto vero: la normativa esistente e l’alto deficit pubblico frenano l’efficienza e sono pure in palese conflitto con la tempistica europea.
“Non esiste un prima e un dopo”, ha detto Draghi al Senato.
Le riforme che l’Italia si attende da Lei, signor Presidente, sono quelle di farci sognare il “dopo”, ma a patto che venga neutralizzato il “prima”.
Auguri Presidente, ne ha proprio un disperato bisogno.
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