Il clima di unità nazionale (se durerà) potrebbe anche servire a favorire un’operazione di “pulizia” nel linguaggio di tutti coloro che, in un modo o nell’altro, si occupano e scrivono di politica.

La gente non ne può più dello “stupidario” degli “ismi” e degli “isti” con cui gentiluomini e gentildonne, anche abituati all’eloquio forbito dei salotti, s’ingiuriano quotidianamente, con epiteti vari, quando diventano, in un modo o nell’altro,  frequentatori dell’agone politico.

Essi, non avendo tempo e/o voglia di consultare un buon dizionario della lingua italiana, non si rendono  neppure conto dell’oltraggio che fanno, non tanto ai loro avversari quanto alla lingua di Dante: usano in modo del tutto improprio certi aggettivi, sostantivandoli e utilizzandoli come clavi contro le  parti avversarie: anti-europeista, euroscettico, sovranista, populista.

L’abuso di una serie di termini fuorvianti diventa  eccessivo, soprattutto quando si affronta il tema dell’Europa. E ciò impedisce un discorso concreto sui veri e reali problemi che sono sul tappeto. Si creano posizioni contrapposte del tutto fittizie e  sostanzialmente astratte. Giova fare degli esempi.

Il Devoto-Oli, Dizionario della lingua italiana molto aggiornato, definisce “europeista”: il “fautore dell’atteggiamento politico e di pensiero che tende a creare un’unità sostanziale di interessi materiali e spirituali (!) o una stretta collaborazione  tra i vari paesi e popoli europei”.

Domanda: con questo significato c’è veramente chi possa dirsi o essere accusato o svillaneggiato  di essere “anti europeista”?

Solo un folle potrebbe non auspicare una stretta collaborazione tra i vari paesi e popoli europei o non essere felice della ricerca di un’unità sostanziale di interessi materiali (quelli spirituali, meglio lasciarli perdere, data l’ambiguità e l’impalpabilità del termine).

Evidentemente, con quell’accusa si vuole dire altro. Altra domanda: Perché non essere più chiari ed espliciti, perdendo un po’ di tempo per spiegare il proprio punto di vista e rendere meno criptica la parola usata come un fendente?

Lo stesso Dizionario già citato definisce “euroscettico” chi ostenta (c’è da chiedersi: perché solo chi “ostenta”  o non anche chi ne è convinto, pur senza ostentazione?) un atteggiamento sfavorevole, di sfiducia o contrario al processo di unificazione economica o politica dei paesi europei.

Qui il cocktail di concetti diversi (da tenere, invece, a mio giudizio, distinti) è nella definizione.

Le posizioni politiche in essa ricordate appaiono diverse e persino inconciliabili.

Si può essere, per esempio, favorevoli all’unificazione economica e non a quella politica.

Diversa, infatti, è l’unificazione realizzata dall’Unione Europea, da  quella più propriamente politica, delineata nel pensiero di Winston Churchill che suggeriva agli Stati dell’Europa continentale (non alla Gran Bretagna, di cultura filosofica e di prassi politica ben diverse) di costituire una confederazione di Stati sul modello statunitense.

Nei due casi ipotizzati non si capisce a chi possa attribuirsi correttamente l’epiteto indicato, perché il disaccordo e l’accettazione di una posizione diversa costituiscono il segno di un contrasto non di  un paralizzante “scetticismo”.

Anzi:  essere favorevole all’Unione politica oltre che economica significa volere qualcosa di più e non di certo avere un atteggiamento sfavorevole, di sfiducia o contrario!

Dove, però, lo “stupidario” raggiunge la sua vetta è quando si usa il termine “sovranista”.

Per mettere a nudo l’insipienza abnorme di chi lo usa e ne abusa (convinto che il suono della parola faccia un certo effetto su chi l’ascolta) basta chiedersi che cosa sia la sovranità.

Se, come risulta sempre dal Dizionario Devoto-Oli, “sovranità” altro non è che la qualità giuridica della collettività (id estdi un potere originario) di essere libera e indipendente da ogni altro potere che non sia la volontà del popolo, basta porsi una domanda ulteriore e chiedere agli “antisovranisti” incalliti: perché se a un individuo si toglie indipendenza e autonomia di pensiero e di azione c’è un’indignata e sacrosanta protesta, ciò non avviene se la collettività di cui quell’individuo fa parte è tutt’insieme privata della stessa libertà?

Dell’epiteto più volgare, “populista”, meglio non parlare: ignorare che demossignifica in greco ciò che populusesprime in latino può essere consentito a chi si è dovuto fermare alla licenza elementare ma non a fior di professionisti che, dichiarandosi “democratici” sostengono di volere dare il potere a un demos che come populus mostrano di disprezzare.

Il tempo che stiamo attraversando è favorevolissimo a rivedere i danni della cosiddetta “ignoranza di ritorno” e a riprendere l’uso dei dizionari.

Rivedere il linguaggio brutale  degli “isti” e degli “ismi”. riutilizzando l’eloquio politico di fasi della nostra Repubblica meno trucide di quella attuale può essere utile anche per allentare la presa sui problemi politici del momento e concedere a Draghi tempi abbastanza lunghi per: a) costruire, con l’aiuto della sua formidabile  task forcedi supertecnici, “il cavallo di Troia”, ideato da Macron, e consentirgli di espugnare la cittadella industriale dell’Occidente, facendo entrare nelle mura della “novella Troia” gli Achei-banchieri in esso nascosti; b) “educare” l’armata Brancaleone, ereditata dal governo precedente (con innesti già ben conosciuti dagli Italiani e tutt’altro che capaci di costituire per essi una sorpresa), a non fare altri danni nel disbrigo degli affari politici “ordinari e correnti”.

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