Con l’avvento di Mario Draghi come premier oramai bisogna essere se non altro fiduciosi e sperare con gaudio il termine non solo dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ma anche del suo riflesso, ovvero dell’emergenza socio-economica che si riflette localmente su partite IVA e i dipendenti privati, totalmente distrutti dalle politiche di assistenzialismo delle precedenti esperienze di governo sia da parte delle forze di centro-sinistra che del M5S. Draghi rappresenta l’ala della finanza opposta ai sassoni merkeliani, è errato vederlo come una sorta di “Monti Bis”, di lui sono ben conosciuti gli insegnamenti keynesiani e non eccessivamente liberisti del suo mentore Federico Caffè, della sua corrente vicina all’ex forzista Giulio Tremonti ( ex Ministro dell’Economia e delle Finanze in vari governi di centro-destra) e in particolare del suo piano di ri-programmazione del lavoro, della previdenza sociale e dell’economia in antitesi rispetto ai “criticoni” para-sovranisti e socialisti sia all’estrema destra che all’estrema sinistra. Il modello che intende costruire Draghi mediante le sue politiche è totalmente differente rispetto alle becere politiche di assistenzialismo precedenti. Non a caso l’investimento nella formazione, creazione, ri-collocamento dei cittadini all’interno del lavoro ed evitare lo spreco economico con aziende “fuori mercato” e giunte totalmente al default economico è la rappresentazione massima di ciò che non va giù agli assistenzialisti populisti quali come Gianluigi Paragone ( Italexit) e altri “leader” di vari movimenti di estrazione radicale in entrambe le aree del bipolarismo politico. Draghi nella sua azione di governo proporrà un sistema razionale ed efficiente, in antitesi con propositi iniqui come “il reddito di cittadinanza” e di altri metodi inefficaci nell’ambito della gestione delle realtà appartenenti al tessuto produttivo della nazione. Premiare i meritevoli, rendere l’Italia una nazione non più subalterna a Francia e Germania ma renderla in grado di competete con altre realtà territoriali volte al rafforzamento del processo di integrazione europeo e soprattutto rinsaldare l’alleanza con l’atlantismo filo-americano e quindi la NATO a differenza da chi si sente distante dai nostri canoni socio-culturali perché guarda con disdegno l’America e bene la Russia prima nazione dove si è consumato uno dei regimi più sanguinari dopo il termine del secondo conflitto mondiale ( la dittatura comunista sovietica) ed ora ancora una realtà politica esaltata da neonazisti putiniani e nostalgici della sinistra più radicale ed extraparlamentare che esiste. Inutile dire che il governo Draghi sarà un esecutivo a trazione centro-destra seppur mantiene al suo interno ( purtroppo PD e Movimento 5 Stelle). L’affido del Dicastero dello Sviluppo Economico al vice-segretario della Lega Giorgetti, per altro esponente più moderato di tale forza politica ( anche se Bagnai, Borghi e Rinaldi si sono “calmati”), l’affido dei Dicasteri più importanti ai tecnici e non a “politicanti” e poi l’inserimento di Forza Italia nota forza politica più esemplificativa del centro-destra liberale, atlantista e antifascista che ci sia, essendo per altro ben consci del pensiero politico-economico di Draghi si arriva a pensare che i partiti del governo Conte II si siano inseriti non come “comandanti” ma come passivi all’interno di un governo che formalmente è di unità nazionale ma sostanzialmente è azionato dal centro-destra. Dalle basi non si può fare sicuramente peggio di Conte, è ciò che speriamo tutti per la ricostruzione socio-economica e forse anche “politica” della nazione.

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