DUE PESI DUE MISURE

di Ledia Ninga

Mesi fa, qualcuno magari si ricorda, alcuni luminari chiedevano misure contro un professore della Statale di Milano per aver condiviso un post ai “danni” di Kamala Harris. Ora Kamala ogni mattina chiede al bar una spremuta d’arancia e un aggiornamento sulla sua popolarità nella Italia Settentrionale. Non vediamo le stesse persone di prima però prendersela con il professore dell’Università di Siena – ex assessore alla cultura per il PD – irritarsi, indignarsi, insultare, minacciare o tutti quei metodi pacifisti che tanto stanno a cuore ai guardiani del politicamente corretto a sinistra. Anzi, risate, ghigni, teste che annuiscono, se l’è cercata perché è la Meloni. Come d’altronde è successo sempre quando l’oggetto di satira e insulto era una donna di destra. Vedi voce Laura Ravetto, vedi Mara Carfagna, vedi le lady Trump. Indigniamoci sì compagni, ma finché veste Birkenstock, mangia bio e magari condivide Freeda.

 

AD ORLANDO LA PARTITA DELLA CIG E DEL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI

di Andrea Cantelmo

Andrea Orlando, vicesegretario del Partito Democratico, è stato scelto come nuovo Ministro del Lavoro nel Governo Draghi. A sorpresa, uno dei ministeri più caldi del prossimo periodo è stato affidato ad un politico che dovrà affrontare temi scottanti come la Cig, il blocco dei licenziamenti del 31 marzo, il rilancio dell’occupazione giovanile e la riduzione del costo del lavoro facendo diminuire il cuneo fiscale in capo alle imprese. In particolare, per noi giovani, è imprescindibile che vengano attuate politiche di facilitazione nell’ingresso del mercato del lavoro per mettere in moto il turnover di cui l’Italia ha davvero bisogno. Il passato di Andrea Orlando non fa ben sperare nella buona riuscita del suo mandato, ma la nostra fiducia è riposta nella supervisione di Draghi e Franco, individui in possesso dell’esperienza e della competenza necessaria per affrontare temi di fondamentale importanza per il futuro del paese.

 

EUROPEISTI POCO CONVINTI

di Gianmatteo Lombardi

Non smette mai di sorprendere Matteo Salvini. Dopo il voto compatto della Lega in Parlamento per il governo Draghi, lascia infatti a dir poco senza parole la svolta europeista del leader del Carroccio. Il partito, da sempre fautore delle istanze antieuropeiste tanto da aver assunto a più riprese la connotazione di “sovranista”, sembra infatti essersi ravveduto sulla via di Damasco, esprimendo in maniera netta la fiducia al neonato governo Draghi.
Quanto reggerà questa patetica e stucchevole commedia? Questo inaspettato cambio di rotta porterà buona parte dell’elettorato ad indirizzare il proprio voto verso altre realtà partitiche, in primis Fratelli d’Italia? Rimaniamo in attesa di una risposta ai nostri quesiti. Ai posteri l’ardua sentenza.

 

OGNI COSA A SUO TEMPO

di Pietro Mazzeri

Se Draghi ha scelto di parlare poco e soltanto dopo aver agito, deve essere in grado di dettare questa linea comunicativa a tutti i rappresentanti del nuovo governo, i vari membri delle task force contiane e i sedicenti esperti o consiglieri. Quanto accaduto con la chiusura imposta alle piste da sci a poche ore dalla definitiva riapertura settimana scorsa rappresenta l’assoluta mancanza di serietà dei soggetti che gravitano attorno alle varie compagini governative che dettano la linea in questo periodo di emergenza. Oltre al danno economico anche la assoluta mancanza di rispetto per tante categorie di lavoratori che da ormai un anno sono costrette a restare ferme, con motivazioni spesso pretestuose, o aprire e chiudere a singhiozzo, nella più completa incertezza. Anche perché un anno di pandemia è già passato, la misura – economica e psicologica – è ormai colma.

 

IL SIGILLO ALLA CRISI DELLE ISTITUZIONI

di Tommaso Graziani

La costituzione del governo presieduto da Mario Draghi rappresenta l’evidente fallimento delle istituzioni nazionali in quanto espressione di un accordo parlamentare trovato al di fuori delle indicazioni degli elettori. È dal 2011 che le volontà del corpo elettorale sono platealmente disattese con il consolidarsi di una pratica che costituisce ormai un grave vulnus alla libertà di scelta delle persone. Gli Italiani si erano liberamente espressi per il sistema elettorale maggioritario che i partiti hanno vanificato per continuare a conseguire i propri particolari interessi. Si rende sempre più evidente l’usura di un’architettura costituzionale nata troppo in fretta e condizionata da fattori straordinari e la necessità della messa in opera di un percorso che porti il Paese sulla via dei modelli più avanzati e funzionali.

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