Ho avuto la fortuna di scoprire Ronald Reagan molto presto, proprio al suo apparire sulla scena nazionale americana, perché, essendo uno dei non molti italiani che avevano letto il libro di Barry Goldwater “il vero conservatore” nelle edizioni de “il Borghese” (diedi vita anche ad un mini comitato di liceali per Goldwater, che mi valse poi un invito del GOP ad assistere in diretta, in un grande albergo di via Veneto, alla notte elettorale sulle TV americane)  ero molto interessato alla convention repubblicana, dove proprio a Reagan fu affidato il compito del discorso ufficiale di candidatura del senatore dell’Arizona.  Nella sua bellissima biografia di Reagan (Mondadori), Gennaro Sangiuliano ricorda come quel discorso -uno dei più bei discorsi politici mai pronunciati in lingua inglese – non sia menzionato in America come il discorso dell’investitura o altro, ma semplicemente come “the Speech”, il Discorso, senza possibilità di dubbio, tale fu la sua enorme risonanza.  Il particolare lo conoscevo già, grazie alla conoscenza di Antonio Martino, uno dei pochi italiani che possa davvero rivendicare una rappresentanza delle idee liberali e “libertarian” di Reagan, non solo per la conoscenza dell’America e la lineare azione di parlamentare e ministro, ma anche per la sua appartenenza a quella Mont Pelerin Society, cenacolo di economisti (e filosofi) dove tutto é iniziato, molti anni prima di Reagan e di Margaret Thatcher.  Nel suo libro Sangiuliano, non ricorda solamente la vita dura, di impegno, del giovane Reagan, dei suoi problemi di bianco povero del midwest, dei suoi studi universitari, del cinema, dei suoi primi passi in politica, della sua evoluzione da Roosevelt al conservatorismo, ma si sofferma anche sulla Mont Pelerin in cui uomini come Von Hayek, Einaudi, Friedman, Bruno Leoni, disegnarono quel modello di società aperta. libera e umana, che Reagan fu capace di difendere come nessuno prima e ciò rende l’opera di Sangiuliano non solo godibilissima alla lettura, ma di grande spessore a dimostrazione della profonda conoscenza della rivoluzione conservatrice e dell’uomo che l’ha incarnata.   Tutta la vita e la carriera di Reagan vengono ripercorse nei loro alti e bassi, a cominciare dagli attacchi scomposti della sinistra mondiale al barbaro, all’attore fallito, all’economista del voodoo, fino ai suoi enormi successi in economia, in politica estera e nei diritti civili, mettendo in evidenza la tenacia e la solidità ottimista dell’uomo ed i passaggi fondamentali, come quel “credevamo che lo stato potesse risolvere i nostri problemi, fino quando non ci siamo accorti che era proprio lo stato il nostro problema” che resta un vero e proprio spartiacque nella storia dell’America e del Mondo, ma che non significa che non sia possibile avere un potere “tendenzialmente democratico” ed una società democratica, significa solamente accorgersi che il problema della democrazia non si risolve provando inefficacemente a rendere piò legittimi i poteri di governo, ma invece riducendoli col riconoscere i diritti inalienabili dei cittadini.  Viene alla mente il “Portare tutto il popolo al governo di se stesso”, di De Gasperi, la risposta liberale di dare ad ognuno il massimo autogoverno, che sembra la risposta più realistica al problema della democrazia, l’unica risposta veramente auspicabile, l’unica realmente praticabile. E se dobbiamo essere grati a Sangiuliano per un’opera vigorosa che ci restituisce la figura della persona e dello statista, tutti, proprio tutti, dobbiamo essere grati a Reagan, all’uomo che ha fatto più di chiunque per difendere le libertà individuali, cioè quelle davvero di tutti e per tutti.   Sangiuliano ci ridà, nel suo Ronald Reagan, l’uomo e il suo tempo.  Che è poi anche il “nostro” tempo, perché io non so se l’inversione di tendenza, che Reagan ha fortemente impresso all’invasione dello Stato, sia destinata a consolidarsi e durare, o se ci abbia solo regalato cinquant’anni di libertà in più.   So però, che questi cinquant’anni, coincidono in gran parte con la durata di vita mia e dei miei figli ed anche con il tempo necessario per spostare in avanti, nello Spazio (se lo sapremo e vorremo) la nostra frontiera di libertà e di umanità.  Grazie Ronnie, Giuseppe   Basini.

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