La più imponente campagna vaccinale dal dopoguerra ad oggi necessita di una strategica pianificazione. È necessario cioè che il governo guidato da Mario Draghi riesca ad assumere scelte precise tese al raggiungimento di un fondamentale obiettivo: vaccinare al più presto almeno trenta milioni di abitanti, ovvero la metà della popolazione italiana. Deve essere questo il punto di arrivo di un lavoro che dovrà richiedere capacità organizzative da Nord a Sud.

Per prima cosa occorrerà superare le criticità esistenti circa lo scarso approvvigionamento delle dosi alla luce di quanto sottoscritto tra Unione Europea e case farmaceutiche. Non è pensabile che in piena emergenza sanitaria si possano tollerare rigidità contrattuali tali da ritardare oltremodo la campagna di vaccinazione. Pertanto bisognerà lavorare per riuscire a superare le problematiche esistenti, condizione senza la quale tutti gli altri ragionamenti sono privi di qualsiasi valore sostanziale. Occorrerà uno sforzo da parte di Bruxelles per riannodare il dialogo con le aziende produttrici al di là di qualsiasi altra considerazione. Senza fiale si rischia grosso: cittadini e imprese lo sanno molto bene. Insomma, bisogna che il motto draghiano “whatever it takes” sia applicato con efficacia all’approvvigionamento del salvifico farmaco, unico modo per ridare slancio al Belpaese frastornato e depresso.

Si avverte poi la necessità di dare vita ad un’efficace e capillare organizzazione chiamando in causa i medici di base e anche le farmacie sposando le linee guida di un eventuale piano nazionale uniforme e valido dalle Alpi a Lampedusa senza timore di prestare il fianco a strumentali critiche figlie di chi si ostina a difendere un regionalismo imperfetto. Se è emergenza lo sia fino in fondo mettendo da parte zavorre ideologiche che in casi del genere sono soltanto deleteree e frenanti. Urge una visione omogenea dell’agire senza tentennamenti e senza indugi, ovviamente senza interrompere il dialogo con gli Enti territoriali che meglio conoscono le singole realtà. Da qui la produzione di ogni sforzo possibile per individuare strutture idonee alterantive e complementari agli ospedali: caserme, palazzetti dello sport, padiglioni fieristici. Pianificare per agire con urgenza e determinazione tenendo conto delle esigenze sociali, psicologiche e ovviamente economiche. Questa è la vera sfida che attende l’esecutivo a maggioranza allargata al di là degli slogan e delle diatribe interne sempre possibili.

L’impegno a strutturare la campagna vaccinale non deve far dimenticare il dovere di insistere nel diffondere informazioni accurate circa la possibilità di ricorrere a specifiche cure domiciliari, aspetto finito in secondo piano sebbene essenziale per evitare la pressione sugli ospedali. Anche in questo caso tutti gli sforzi dovranno essere messi in campo per ridare sollievo e speranza alla popolazione.

Infine, ma non per ultimo bisognerà avere una linea di condotta chiara e di facile comprensione evitando di commettere gli errori del recente passato fornendo una prospettiva concreta di cambiamento. I provvedimenti normativi dovranno essere ben studiati e calibrati evitando di diffondere un terrore generalizzato che non è utile alla causa.

In questo contesto si inserisce a pieno titolo anche l’informazione che non dovrà più essere ansiogena e confusionaria. Un invito che in primis la politica dovrebbe rivolgere alla TV di Stato suggerendo maggiore pacatezza sia durante i telegiornali che i talk show. L’augurio è di assistere ad una progressiva minor presenza di virologi ed epidemiologi che impazzano da un canale all’altro alimentando spesso situazioni di scarsa comprensione. Sarebbe opportuno che a parlare siano i presidenti del Comitato Tecnico Scientifico e dell’Istituto Superiore di Sanità, figure autorevoli in grado di veicolare i necessari messaggi. La comunicazione non è un dettaglio da poco: rappresenta il luogo immateriale in cui si creano e disfano orizzonti e stati d’animo. Maggiore sobrietà e minore propensione ad una vanitosa spettacolarizzaione dovrebbero essere i cardini lungo i quali muoversi da oggi ai mesi a venire.

Il lavoro da fare è notevole e dovrà essere ben teorizzato attraverso un’agevole ed efficiente catena di comando, proprio come in guerra. La necessità di ripartire è forte, la voglia di tornare a nascere pure. Al di là della retorica sempre in agguato non è pensabile poter continuare ancora a lungo a vivere questa strana esistenza sospesa tra ciò che è stato e ciò che sarà. Inveritre la rotta velocizzando e migliorando i processi relativi alla vaccinazione di massa è indispensabile per disegnere lo sviluppo futuro dell’intera comunità, ora accortocciata su se stessa.

Ogni sforzo dovrà essere reso disponibile per ridare linfa al Paese triste e incupito.

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