Mettiamo subito in chiaro due fatti, entrambi pilastri portanti e non affatto eludibili per fare una politica realistica nell’Italia di oggi.
Il primo è che non si è proprio minimamente credibili ove non si appartenga ad alcuna delle grandi famiglie politiche europee, che di fatto determinano -nel Parlamento e nella Commissione Europea (CE)- le regole del gioco.
Che, per ora, sono limitate alla economia, ma che per domani -è auspicabile- potranno assumere pure uno spessore sociale e di reale pianificazione su molti aspetti della nostra vita di tutti i giorni.
Perché questa è la dimensione in cui lavoriamo e viviamo.
I sovranismi sono solo delle pie illusioni.
Il secondo è dato dal colossale debito pubblico, che finisce per instradarci su dei percorsi di bilancio in larga misura obbligati: dopo di aver coperto -con emissioni e collocazioni di Titoli di Stato- tutti i “pagherò” che dalla fine degli anni ’80 abbiamo firmato e che hanno assunto delle vere e proprie dimensioni elefantiache per un Paese che, ormai, non ha più margini per stampare moneta.
Tutto ciò premesso -per non essere ancora dei sognatori- vediamo quello che dovrebbe fare ogni elettore liberale che ha il proprio sguardo non rivolto solo alla punta del proprio naso.
Primo: non precipitarsi verso un leader “venditore di illusioni”, che riempie le piazze con vuoti slogan di sicuro effetto televisivo. “Questo sì, senti che bene che parla: ci vuole lui per mettere a posto le cose”.
Beep, risposta errata: sei out.
Quante volte ci è capitato?
Ogni ragionamento fiduciario sulle facce o sulle parole dei politici dovrebbe essere rapportato alla credibilità numerica dei loro  progetti.
Per quanto tempo siamo già stati annichiliti da venditori di fumo che parlavano bene o apparivano belli in TV?   Troppe.
E veniamo al dunque.
Chi ha una credibilità spendibile in Europa?
Non di certo i trampolieri di slogan che la CE già ha ben pesato.
Si deve sempre partire da un presupposto: politiche espansive di spesa non se ne faranno più in Italia, dopo di aver parato il colpo sanitario che sta derivando dalla pandemia in corso.
Quindi bisognerà stringere ancora la cinghia per riportare il nostro debito su dei livelli più decenti, ma non dal punto di vista delle entrate. Si deve erogare meno spesa corrente: perché non c’è più trippa per gatti.
Lo dobbiamo ai nostri figli.
Ecco, questo è realismo in politica.
San Draghi, aiutaci tu.
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