Il Senatore Matteo Renzi ha avuto l’indubbio il merito di aver dato la stura determinante per far cadere il governo Conte II, aprendo un assai ampio spazio di riflessione a tutto lo schieramento politico italiano.
Che, essenzialmente, non poteva più rimanere arroccato intorno a quel “mistero buffo” in cui pure la maggior parte degli elettori italiani lo aveva cacciato nel 2018.
Con la maggioranza relativa M5S.
Ma, a ben vedere, quell’abnorme paradosso non traeva origine proprio dal reflusso esofageo che era stato provocato (dopo il biennio 2014-2016) dal politico gigliato?
Un primattore, un protagonista assoluto, di fatto incontrastato e del tutto incontrastabile nel bene e nel male?
Padre-padrone di un governo che pure aveva nel segretario del Partito Democratico (guardacaso lui) il perno fondamentale?
È bene ricordarle queste cose perchè un pó alla volta rischiamo di perderla la memoria: soffocati dalla pastura che  stanno gettando a piene mani nel pozzo senza fine della politica italiana.  Annichilendoci tutti.
Matteo Renzi puntò tutte le sue fiches su di un referendum confermativo che avrebbe dovuto apporre il sigillo popolare su di una riforma costituzionale di fatto monocamerale: lasciando il Senato vivere  per i rappresentanti che i Consigli Regionali delegavano per trattare le materie -riviste- di propria competenza.
Un bel monocameralismo, di fatto. Il rafforzamento dei poteri del premier e la cancellazione del CNEL facevano da corollario al tutto.
Ebbene, oggi proprio quel sognatore è un… Senatore che ha messo a frutto fino in fondo l’utilità marginale che gli italiani -con la bocciatura di quel disegno- gli hanno, di fatto, in parte restituito con gli interessi.   Bello, no?
Guarda caso proprio quel Senatore si porrebbee a capo di una alleanza salvifica che, oggi, non è escluso faccia ritrovare sotto la stessa bandiera: dalla Lega dell’altro Matteo al PD senza Zingaretti; da Forza Italia al nostro piccolo PLI che avversò il pollice quando partecipò alla consultazione referendaria.
Non poteva mancare,  ciliegina sulla torta, l’Europarlamentare PD Carlo Calenda, sempre pronto a sacrificarsi per ogni incombenza.
Questo fritto misto diventerà un nuovo centro propulsivo di novità? Mah, forse erano meglio le correnti democristiane: tante sí, ma in un unico partito.
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