Per troppi anni, sbagliando ho ritenuto, forse presuntuosamente, di essere un liberale. La colpa è tutta dei cattivi maestri, alla cui lettura mi sono dedicato sin da ragazzo,  da Adam Smith a Hume a Stuart Mill a Keynes, da Voltaire a Montesquieu a Toqueville, da Beccaria a Croce a Einaudi a Malagodi, da Popper a Von Moisés ed Haiek, e poi a De Madariaga, Repke , al Mondo e riviste similari. Ritenevo che l’espressione liberale, venisse dallo spagnolo liberal in contrapposizione a servil. Sono stato tratto in inganno, non ero liberale, forse piuttosto semplicemente un anarchico o non so cos’altro. Ho recentemente scoperto che essere liberali e moderati, significa aver partecipato sgolandosi al vaffa day, aver gridato dal sacro balcone di Palazzo Chigi che la povertà era stata abolita, attraverso un reddito di cittadinanza che legittimava la maggior parte dei percettori a continuare a lavorare in nero e consentiva di assumere migliaia di promoter, che si sono rivelati così bravi da aver trovato, dopo due anni,  zero posti di lavoro. Non sapevo che fosse liberale e moderato aver violato la legge ed i principi costituzionali per stravolgere, utilizzando un parametro arbitrario, i vitalizi dei parlamentari delle passate legislature non più in grado di nuocere ad alcuno e trai quali ne muore uno al giorno, attendendo una giustizia che non arriva mai. Coerentemente con i principi liberali e moderati i pentastellati hanno imposto al Segretario Generale del Senato di impugnare la sentenza favorevole dell’organo di autodichia di quel ramo del Parlamento, mentre Fico (secco) ha impedito, dopo oltre due anni, all’omologa commissione della Camera di  pronunciarsi, anzi ha impugnato la delibera dei Questori, che, per i casi più gravi di percettori indigenti, aveva modificato il provvedimento in senso più  umanitario.

Pensavo di essere liberale perché credevo nello Stato di Diritto, nell’equilibrio dei poteri e nella legge generale, astratta ed uguale per tutti. Mi sono sbagliato. Aborrivo l’uno vale uno, il plebiscito permanente che voleva una sorta di democrazia on line sulla piattaforma Rousseau, come il cieco giustizialismo a favore di un Ordine giudiziario autoreferenziale, che dipende solo dalle proprie correnti e si giudica in casa propria, senza dover rendere conto a nessun altro potere. Tutto questo di cui, pur coltivando la religione del,dubbio, mi ritenevo sicuro, non era degno di un liberale. Commettendo un grave errore sul significato delle parole liberale e moderato, consapevolmente cercavo di ignorare che  per Alitalia non esiste la legge fallimentare, per ILVA non vale il dovere di un imprenditore privato, anche straniero, di rispettare gli accordi sottoscritti. Pensavo, erroneamente, che in una economia di mercato  valesse il principio della libera concorrenza, non il privilegio di CDP e l’arbitrio delle società pubbliche statali, regionali e locali di poter lavorare in perdita, remunerando i rispettivi Consigli di Amministrazione nominati dalla  politica. Non sapevo che la nuova transizione ecologica, insegnata dal Profeta Beppe Grillo significasse lasciare che la camorra e le mafie  gestissero il business dei rifiuti solidi urbani, vietando la realizzazione di impianti di smaltimento di ultima generazione e tollerando lo scempio ambientale della terra dei fuochi.

Non vado avanti perché so di rischiare che mi venga confiscata la mia bella casa con vista sul mare di Palermo e di essere deportato (sempre con vista mare) a Pianosa, a Montecristo, o, perché no, a Sant’Elena. Non mi stupirei. Questi sono i liberali e moderati, mantre io sono soltanto un pericoloso anarchico rivoluzionario ed amico dei ricchi perché, pensate un po’, credo ancora nel mercato, nella concorrenza, nel diritto di ciascuno,  dopo che sia garantita la uguaglianza dei punti di partenza, di poter crescere liberamente diseguali e, (udite udite!) sognare di perseguire la felicità e persino di diventare ricchi, grazie all’ascensore sociale ed al bene supremo della libertà. Ma tutto questo è anarchia. Essere liberali e moderati è un’altra cosa! Prima o poi lo capirò anch’io, se avrò il privilegio di poter assistere ad una lectio magistralis del Prof. Giuseppi Conte.

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