“Il PD ha “vocazione maggioritaria”, ha detto Nicola Zingaretti alla direzione del partito la scorsa settimana.
Un modo originale, il suo, di riparametrare il concetto di quella “dittatura del proletariato” che Marx ed Engels espressero nel 1852.
Non ci è dato di sapere che ne pensi l’area-Dem (del ministro Franceschini), che da tutt’altra scuolaproviene.
Quella che faceva della modestia, del dialogo e del confronto con tutti, la cifra del proprio essere politici cristiani. Che pure con il PCI di Enrico Berlinguer mise in piedi prima la “non sfiducia” e, poi, un novativo governo di “solidarietà nazionale” su cui il Presidente Aldo Moro sacrificiò la sua vita.
Questa è storia.
Il vicepresidente regionale di Zingaretti, Daniele Leodori, sta curando il ricamo che fa proprio della prospettiva egemonica verso cui il segretario mira, il proprio filo conduttore.
Perché l’alleanza PD-M5S dovrebbe avere la sua partenza nella Regione Lazio questa settimana, per poi estendere la sua  proboscide fino alle prossime elezioni comunali di Roma.
Il prossimo arcano scatterebbe al secondo turno, però: dato che la esibizione di un vestito -già confezionato dal primo- potrebbe far sollevare più di qualche perplessità e conati di vomito nella base militante del PD.
Allora è più prudente farlo ingoiare dopo -a loro- il rospo: per uno stato di obbligata necessità.
Ormai è certo: ove Virginia Raggi mantenesse testardamente la propria candidatura, la first lady “dé noantri” si vedrà contrapposto un agnello sacrificale PD che poi (al secondo turno) convertirà il popolo democratico nel verso dell’attuale inquilina del Campidoglio.
Questo nella ipotesi che il centrodestra, o un altro candidato non di sinistra, dovesse totalizzare il risultato di rincalzo.
Non di quota assoluta, ma relativa.
E veniamo al centrodestra, allora.
Perché sta diventando sempre più smaccata lasubdola complicità femminile di Giorgia Meloni con il Sindaco.
Attenta a stoppare, la FdI, pur sempre quei nomi che avrebbero una qualche minima possibilità di superare la fatidica asticella del “50+1%” dei voti.
È sempre di piu protesa, Giorgia, la sua opposizione a vita: ché impegna di meno e rende di piú come sottogoverno.
Poi c’è l’immarcescibile On. Carlo Calenda: un PD anomalo che cerca di attrarre più voti possibili da destra per poi rivenderseli al mercato di Porta Portese.
Statene certi: comunque Virginia Raggi siamo destinati a tenercela tra i piedi almeno per un altro lustro.
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