Ormai la gente si è convinta che il mondo non può più essere interpretato  secondo la visione che di esso forniscono i mass-media.

Fake-news  e disinformazione pilotata da “manine misteriose”, come le chiamava Bettino Craxi,   mostrano una realtà diversa da quella reale.

Liberarsi dai paraocchi imposti dalla stampa e dalla televisione e valutare le situazioni con mente libera e sgombera da pregiudizi e preconcetti di qualsiasi natura non è, comunque, agevole.

La mia personale opinione sull’attualità è nota ai lettori di questo giornale on line.

Ritengo che oggi, a guardare le cose in trasparenza, si può lucidamente scorgere in Occidente uno schieramento compatto, costituito : a) da un’America del Nord, ritornata con la caduta di Donald Trump,  in apparenza e formalmente nelle mani del democratico Joe Biden, ma sostanzialmente, invece, in quelle di un Deep State (CIA, Pentagono), controllato fermamente da Wall Street;  b) da un’Unione Europea governata dai due vicerè di Bruxelles per conto non delle popolazioni euro-continentali ma dei banchieri anglo-americani.

Alleata di ferro dell’una e dell’altra è la Cina che ha mantenuto in piedi  il regime comunista solo per fare una politica “iperliberista” (una volta, definita dai socialcomunisti unanimemente  “di destra”).

Oggettivamente, queste due entità si muovono in una direzione che prevede vari livelli di compresenza e una diversità di rapporti quantitativi tra il capitalismo industriale e quello monetario.

Sono entità  turbate da problemi di inquinamento atmosferico e ambientale, orientate verso un finanz-capitalism che ripristini un feudalesimo imperniato sulla moneta (che da sola produce reddito) e non più sul latifondo, caratterizzate da sistemi di potente controllo da parte del Deep State.

In un tale contesto, l’esigenza primaria dei banchieri occidentali che non possono (ancora ?) avvalersi di un regime autocratico come quello cinese e devono fare i conti  (ancora ?) con elezioni periodiche dei cosiddetti rappresentanti del popolo è che non vi siano “contestatori” della loro egemonia che sollecitino il popolo ad armarsi di forconi e assaltare le sedi del potere bancario occidentale, come avvenne con la Rivoluzione Francese contro i latifondisti dell’ancien regime.

Naturalmente, essi non ignorano che il quadro complessivo oggi è radicalmente cambiato rispetto alla fine del Settecento.

I banchieri, a differenza dei latifondisti di allora, hanno  solidi agganci con la borghesia che, a livello di operatori economici, è coinvolta in mille modi con l’attività creditizia e finanziaria e, a livello intellettuale, è strettamente interessata e in buona sostanza  dipendente economicamente dall’editoria e dal sistema mass-mediatico. Resta la massa popolare con il suo voto di pancia.

E’ vero che in Nord-America Trump, eletto da quel voto, è stato sconfitto in un modo non del tutto chiaro alle ultime votazioni, ma è incontestabile che forme di palese ribellione sono presenti in quel grande Paese (certamente non lontano, per la sua storia nazionale,  da ipotesi rivoluzionarie).

In Europa, con esclusione dell’Italia e del suo popol morto di carducciana memoria, i fermenti vi sono anche se di vario tipo e intensità. I Paesi ex comunisti sono una mina vagante nell’Europa dei 27 Paesi e la stessa Francia lascia scorgere, ogni tanto, veteris vestigia flammae.

In un tale contesto,  da qualche giorno si è cominciato a  parlare di una riforma della Sinistra Italiana per portare gli ex rivoluzionari marxisti lontani dai sindacati e da suggestioni di ribellione.

In realtà, di una tale riforma non ve n’è alcun bisogno.

La Sinistra, in tutte le sue articolazioni e sfumature,  sconfitta dalla Storia sul piano della lotta alle disuguaglianze della società industriale (che in realtà toccavano poco professionisti borghesi e ricchi e pseudo-intellettuali da salotto)  e  é già passata in blocco nel campo dei “nemici” di un tempo: è pienamente al sostegno della politica delle tre entità enumerate sopra; in buona sostanza del Gran Capitale!

D’altronde, in America del Nord, senza inutili strombazzamenti o superflue riforme, i “Democratici”, ipocritamente  fedeli ai Valori della gauche europea, hanno espresso i Presidenti più imperialisti e guerrafondai al servizio delle Banche e dell’industria delle armi (basta consultare Internet, per averne la prova!).

In definitiva è inutile parlare di riforma per una sinistra che si è già spostata, anche in Italia, ampiamente  a destra e che si batte per un rafforzamento e un’accelerazione del  capitalismo finanziario così bene illustrato nel terzo libro del Capitale di Karl Marx.  Per quale motivo aggiungere al pratico e concreto “voltafaccia” anche lo scherno del Maestro?

I post-comunisti, per essere stati marxisti, non possono ignorare che il filosofo tedesco aveva anticipato nella sua opera il transito dalla società industriale a quella monetaria e aveva previsto ciò che di terribile si sarebbe realizzato nel mondo. Il suo giudizio era stato severamente e inappellabilmente critico.

Secondo le sue parole profetiche, il costituirsi di una nuova aristocrazia  finanziaria avrebbe visto il trionfo di usurai e parassiti che sarebbero vissuti grazie a truffe bancarie e a rapine malamente legalizzate.

E’ vero  che gli odierni “democratici”, ponendo scarsa attenzione o non comprendendo sino in fondo il complesso testo del padre del sinistrismo mondiale hanno abbandonato, senza accorgersene, le loro vecchie posizioni di lotta anti-capitalistica e sono passati, armi e bagagli, nel campo avverso, al servizio degli interessi finanziari di Bruxelles, della City  e di Wall Street, divenendo non tanto europeisti quanto  atlantisti a oltranza, ma perché pretendere che abbiano il coraggio di dichiararlo?

Se questo passaggio di “campo” i post-comunisti lo hanno già fatto pur senza dirlo espressamente dove si vuole che vadano: più a destra per incontrare Salvini e Berlusconi?

E ciò che suggeriscono loro, velatamente, Matteo Renzi, e attraverso di lui, Carlo De Benedetti, il gruppo Agnelli, e la Sinistra massonica italo-newyorchese che conta su noti politici   della primissima gauche italiana e su molto firme giornalistiche di peso.

Ma si può richiedere una dichiarazione ufficiale e formale analoga a quella del comico genovese?

Se Nicola Zingaretti non ha saputo  gettare la maschera come Beppe Grillo che ha fatto enunciare da Di Maio la nuova linea politica del Movimento 5 Stelle, definendola senza mezzi termini “liberale e moderata”, chi dichiarerà con eguale chiarezza la svolta del Partito Democratico in direzione filo capitalista (il finanz capitalism marxiano) e antisindacale: Letta o Serracchiani?

361