(Ci scusiamo con tutti gli elettori veramente democratici per gli schizzi di vomito che origineranno a seguito della ennesima spremuta di uova dentro il Partito Democratico di cui riferiamo più sotto).

Non saremmo dei sinceri notisti se non vi sottolineassimo subito il taglio che Enrico Letta -che sarà incoronato stamane al posto di Zingaretti- ha dato alla propria vicenda politica.
Tutt’affatto diverso (e di ben più alto spessore) da quello che il suo “compagno di merende” nel MG DC, Sen. Matteo Renzi, ha fatto della propria ventura politica.
Segno che, qualche volta, pure dallo stesso grembo possono nascere figli tutt’affatto diversi.
In quanto a caratteri e stili di vita.
Ma pure tutti con lo stesso cognome.
L’immagine di copertina é l’emblema di quanto stiamo dicendo.
Già, Enrico raccoglie i cocci di quello che i suoi due fratelli   -Matteo e Nicola- hanno triturato, polverizzato.
Il mediceo, poi, coadiuvato da una banda di mercenari (i nomi dei traditori li potete trovarli tutti su Wikipedia, che fa l’elenco dei Ministri del suo primo governo) scippò -con atto felino appreso dalla formazione fatta nell’isola di Mompracem (“stai sereno”, ricordate?)- lo scettro del comando all’inebetito Enrico, che non lo degnò neppure di uno sguardo, quella volta.
Una rottura anche personale.
Così egli prese la sua brava trolley e iniziò a vagare per il mondo: per curare la sua scuola di formazione politica.  Dove, ne siamo sicuri, la materia “accoltellamenti” non è proprio obbligatoria: altrimenti il primo ad essere bocciato dovrebbe essere proprio…. il Rettore!
Le strade, a quel punto, all’interno del Movimento Giovanile DC, si divisero e si dividono ancora, anche tra i politici attuali.
Da un lato i grandi “mestieranti”, che continuano ad andare avanti sempre nonostante passino i secoli e pure le maggioranze (quanti ne abbiamo tuttora in Parlamento?) e, dall’altro, “i puri” (o fessi, a seconda dei punti di vista, ndr.): quelli che si prendono la valigia e cominciano a lavorare.
Letta, indubitabilmente, é tra di loro.
Immaginiamo già quello che gli stanno dicendo fuori dalla porta, dopo l’incoronazione: “Enrico io sono sempre stato con te, ma sai…le circostanze… etcetc.”
La carovana va avanti da sé….
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