L’Italia è mezza rossa con tanto di restrizioni e limitazioni delle libertà personali. Niente di nuovo considerato quanto avviene da un anno a questa parte con dubbi esiti. Il Belapese ha infatti già conosciuto un lockdown oltre ad una pesante clausura durante il periodo natalizio. Ciò nonostante sembra ci sia chi gioisca: perchè? Pare quasi essere maturata in taluni cittadini-sudditi la cosiddetta “sindrome di Stoccolma” secondo cui i sequestrati tendono ad innamorarsi dei propri sequestratori. Trattasi di un disturbo psicologico, in questo caso più o meno collettivo, indotto da un perdurante stress che causa incapacità critica e una spiccata vocazione alla supina obbedienza e in casi estremi ad una forma di ammirazione nei confronti dei carcerieri di turno. Il fenomeno trovò origine nel 1973 nella capitale svedese a seguito di una rapina in banca con tanto di impiegati costretti alla segregazione per lunghi giorni da parte dei rapinatori. Le vittime svilupparono una sorta di fascinazione nei confronti dei criminali, una reazione involontaria dovuta ad una condizione di sudditanza psicologica. Per estensione metaforica gran parte degli italiani, in particolare in specifci contesti regionali, continuano a vivere (o sarebbe meglio dire a sopravvivere) assecondando provvedimenti restrittivi che sfociano in domiciliazioni forzate con relativo coprifuoco, chiusure di lungomare, parchi, giardini e strade. Senza dubbio un quadro inedito e inimmaginabile ma che ormai ha trovato plastica conferma a causa dell’emergenza sanitaria. A dare man forte alle decisioni liberticide della politica politicante la diffusione di dati che andrebbero ben snocciolati e studiati. Invece, tutto viene inserito in un calderone indistinto che di certo non agevola la comprensione delle scelte alimentando un diffuso senso di ansia, paura e frustrazione sentimenti che ormai invadono la quotidianità di ciascuno.

Sullo sfondo a soffrire commercianti, esercenti attività artigianali e professionali e piccoli imprenditori. Un mondo quasi del tutto dimenticato che sta da tempo subendo decisioni castranti e violente. A prevalere è una narrazione fuorviante che tende a dipingere le città come invase da oceaniche folle indisciplinate. Ovviamente si tratta di una fotografia sfocata che rappresenta solo una quota molto parziale della realtà: le strade infatti sono state solo raramente affollate e comunque da cittadini rigorosamente mascherati. Molti adducono la pressione sugli ospedali come parametro da considerare per l’adozione di tali severe misure a cui si affianca l’elevato numero dei positivi ai tamponi, frutto del maggiore tracciamento, con oltre il novanta per cento di asintomatici.

Insomma, una situazione opaca che non rende giustizia alla verità ma esclusivamente a precise scelte di politica sanitaria. In questo ambiente urbano impazzito solo in pochi sembrano interrogarsi sull’effettiva valenza di scelte che ci si augura aiutino ad attraversare questo fiume in tempesta. In caso contrario oltre al danno economico e  psico-sociale anche una tremenda beffa.

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