Nel Governo Draghi, sostanzialmente erede di quello Conte, a maggioranza PD e Movimento 5 Stelle, sono stati nominati anche  sei ministri espressi da due partiti del Centro Destra, la Lega e Forza Italia.

In pratica, per giustificare il mancato ricorso alle elezioni, si è invocata un preteso bisogno di “unità nazionale”; unità che, però, è stata quasi immediatamente contraddetta da battibecchi quotidiani tra una parte e l’altra dell’insolita coalizione.

Sul piano propositivo, gli errori di una parte politica si sono  aggiunti a quelli dell’altra   con perfetto parallelismo.

Difatti, l’idea ineffabile di dare, con i tempi che corrono,  un aumento di stipendio ai soli Italiani, gli impiegati pubblici, che non rischiano, a causa della pandemia, la “paga per il lesso” è stata contro-bilanciata e in qualche modo compensata  da quella, ugualmente sorprendente  dell’esordiente neo-segretario del PD di concedere l’ius soli e il voto ai sedicenni (per aiutare a superare le difficoltà in cui si dibatte l’alleato Movimento 5 Stelle).

Nessuno sembra temere che le iniziative improvvide dei “Sei ministri…in cerca di errori” andranno a beneficio di una Sinistra che era apparsa in difficoltà, perché si fa sempre più strada la consapevolezza che l’agonia riguardi tutte le forze politiche e che le sorti della democrazia italiana sono legate a un filo sottilissimo che rischia di spezzarsi.

La gente, infatti, non chiederà più di andare a votare perché non saprà più per chi farlo.

L’assoluta inconsistenza e inutilità della presenza dei sei ministri in un Consiglio dei Ministri che continua a perseguire la linea dell’Esecutivo  precedente, ha fatto capire agli elettori  che andare alle urne è perfettamente inutile.

E ciò in un Paese che sta perdendo, da tempo, l’abitudine al voto rappresenta un fatto di particolare gravità.

C’è anche chi, pessimisticamente, prevede che, se continua l’esperienza attuale della grande “ammucchiata” in cui agli errori della Sinistra si aggiungono quelli della Destra, l’abbraccio sarà mortale per tutti i partiti dello schieramento politico italiano e l’addio alla democrazia sarà inevitabile.

D’altronde, a essere ottimisti non ci aiuta  lo scenario mondiale che non sembra essere favorevole alla persistenza dei sistemi democratici.

Come sempre avviene, infatti, nei grandi cataclismi planetari la pandemia del Covid19 ha prodotto grande distruzione ma sta anche per produrre  enorme produzione di ricchezza e soprattutto grandi spostamenti di potere.

Oggi è innegabile che tre grandi Potentati (la Cina, l’America del Nord e Unione Europea) egemonizzano la scena mondiale in un Pianeta che non è più lo stesso di quello precedente alla diffusione del virus(quale che sia stata la sua origine, spontanea o provocata).

Naturalmente la situazione, politica, sociale e umana, delle tre grandi potenze mondiali non è simile e presenta molti punti di differenziazione.

La Repubblica Popolare Cinese è una dittatura  e i suoi governanti possono applicare le regole dell’iperliberismo privi di ogni controllo e senza alcun limite, affidandosi solo a tecnocratida loro dipendenti.

Gli Stati Uniti d’America sono verosimilmente eterodiretti dalle centrali finanziarie di Wall Streetdi New York e della Citydi Londra e per raggiungere l’obiettivo di non avere ostacoli alla loro azione possono muoversi attraverso il Deep State(CIA e PENTAGONO) e i suoi tecnocrati,civili e militari, facendo pur sempre  i conti con le elezioni quadriennali del Presidente e del Congresso, molto condizionabili dai mass mediama imprevedibili per la variabilità degli umori popolari (Trump docet).

L’Unione Europea è un “accrocco” a sé: è composta di ben ventisette Stati con storie, organizzazioni politiche e condizioni di sviluppo economico diverse; è retta (si fa per dire) da due Presidenti di Commissioni che in buona sostanza, attraverso i tecnocratidi Bruxelles, hanno più rapporti con i tecnocrati  del mondo monetario mondiale che non con quello socio-politico dei singoli Stati-membri; ha una burocrazia di base che come tutte le strutture analoghe annaspa di fronte alle prime difficoltà operative (Covid19 docet); è impegnata a contrastare le esigenze di scelte democratiche che si manifestano nelle popolazioni più irrequiete, manipolando persino le Istituzioni, quando ne se ne individua la disponibilità. Nei confini del vecchio Continente, il caos domina vittorioso e incontrastabile. Alcuni Paesi tentano disperatamente di andare per proprio conto, disattendendo le prescrizioni dei tecnocrati di Bruxelles; altri come l’Italia sono allo sbando nel modo più assoluto. Nel Bel Paese, infatti, la situazione è questa:

Le elezioni sono diventate un optional  e si tende ad  escluderle con le motivazioni più varie.

I “pateracchi” governativi sono affidati ormai non più ad uomini politici ma a tecnocratidi provenienza bancaria, presentati come salvatori della Patria, e con forze  politiche confliggenti a tal punto da mostrare un volto penoso della vita democratica.

Questi governi rappresentano una panacea solo per chi chi vuol disaffezionare gli Italiani dalle urne, con l’aiuto degli errori degli uni e degli altri.

In un tale contesto, Beppe Grillo, vero interprete della voce politica, profonda e nascosta, dell’Unione Europea, ha gioco facile nel proporre (e lo fa da tempo) di sostituire le elezioni con la nomina per sorteggio dei Parlamentari (e di conseguenza dei Governanti).

Se a ciò si aggiunge che la democrazia pur sghimbescia e claudicante ancora esistente negli Stati-membri dell’Unione Europea, rappresenta, anche agli occhi dei Tecnocratidi Bruxelles,  un vero handicaprispetto  alla libertà di movimento dei padroni senza controllo della Repubblica Popolare Cinese e alle possibilità di manovre dei Tycoondella Finanza, come gestori occulti del Deep State Statunitense, il pessimismo sul futuro democratico del Bel Paese diventa non più un optional ma una dolorosa necessità.

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