Di Celeste Vichi

Lascia perplessi la decisione del Sindaco di Palermo Leoluca Orlando di ritirare la propria partecipazione al “2121 Mayors Summit Against Anti-semitism”, organizzato dalla Città di Francoforte in partnership con l’associazione internazionale Combat Anti-Semitism Movment prevista per il prossimo 16 marzo, accogliendo così di fatto l’appello di una sottoscrizione rivolta ai sindaci di Palermo e Bologna di manifestare la propria contrarietà alla nuova definizione di antisemitismo fornita dall’IHRA (International Holocaust Rememberence Alliance) che equipara l’antisemitismo all’antisionismo ed il riconoscimento del diritto di Israele ad esistere,
Aderire oggi alla definizione integrale di antisemitismo dell’IHRA, comprensiva dei suoi undici indicatori, è innanzi tutto un dovere morale, che cerca di correggere centinaia di anni di violenza e razzismo contro il popolo ebraico. Ciò vale oggi soprattutto per l’Italia, quale atto di riparazione alle responsabilità del nostro Paese per il nazifascismo, la Shoà, l’adozione delle leggi razziali, un modo per fare i conti con la nostra storia; l’Italia che si impegna oggi per l’adozione dell’IHRA nelle istituzioni è la stessa che avrebbe detto il proprio secco no alle persecuzioni razziali e continua a farlo nel presente, in tutte le sue più recenti forme quali l’antisionismo, rappresentando oggi per questo l’Italia migliore.
Ma può davvero dirsi così per tutti? Anche per i più convinti oppositori all’antisemitismo?
Sul punto è fondamentale ricordare quanto affermato anche dall’ex Presidente della Repubblica e Senatore a vita Giorgio Napolitano in occasione della giornata di riflessione su Israele come frontiera d’Europa organizzata in data 17.11.2016 dal quotidiano “Il Foglio”: “…ciò che mi pare più che mai attuale è l’accento che ho posto sulla necessità di una battaglia ininterrotta e conseguente contro l’antisemitismo in qualsiasi sua veste e forma. E ho in particolare sempre inteso come non separabile da quella aberrazione storica anche l’ideologia dell’antisionismo, vero e proprio travestimento dell’antisemitismo, al cui rifiuto si rende formale ossequio, ma che in realtà si esprime negando le ragioni storiche della nascita stessa dello Stato di Israele, e quindi della sua vita indipendente e della sua sicurezza”.
Principio ribadito anche dal Presidente Mattarella in occasione del sessantacinquesimo anniversario della liberazione di Auschwitz che ha enunciato l’impegno dell’Europa e del nostro Paese “Contro l’antisemitismo di vecchio e nuovo conio, che talvolta si traveste di antisionismo, negando il diritto all’esistenza dello Stato di Israele”.
Eppure nonostante le dichiarazioni delle più alte cariche dello Stato, purtroppo alcune componenti politiche hanno oggi un atteggiamento ambivalente.

Se da una parte si continua a piangere le vittime della Shoà, difendendo gli ebrei morti e credendo con questo di chiudere con l’antisemitismo, dall’altro rimane forte l’ambiguità nei confronti degli atti antisemiti animati dall’odio per Israele, perpetrando così una morale a doppio binario affatto scevra di residui ideologici e stereotipi vetero comunisti.
Probabilmente, dopo la caduta del muro, dopo lo scioglimento del partito comunista e del vincolo con l’Unione Sovietica ed orfana della propria identità, certa sinistra trova le ragioni della propria sopravvivenza stringendosi attorno agli stereotipi di un’immagine imperialista e colonialista dello Stato Ebraico. Ma che cos’altro può essere la demonizzazione la stereotipizzazione dello Stato di Israele ad etichette di imperialismo e colonialismo se non esso stesso antisemitismo?
La scelta dell’Associazione Italia Israele di Livorno e dell’UAII (Unione delle Associazioni Italia Israele) di promuovere l’adozione dell’IHRA nei Comuni, nasce dalla consapevolezza che questi per la loro prossimità ai cittadini, sono le istituzioni che possano fare cultura e far penetrare una nuova e diversa sensibilità verso gli ebrei e lo Stato di Israele. I Comuni in Italia rappresentano il livello di governo più vicino ai cittadini, sono luoghi dove si crea opinione con libertà intellettuale, lontana da censure che il vertice politico il più delle volte impone.
Forse il Sindaco Orlando non riesce a vedere che mentre la politica centrale è legata ai vecchi stereotipi anti-israeliani nella periferia invece sta emergendo una classe dirigente di amministratori locali che si propone diversamente da una consolidata gestione del potere, sicuramente vicina alla gente, disposta ad ascoltare e specialmente a risolvere i problemi, e che trasversalmente a tutte le forze politiche sta adottando la definizione IHRA con la forza espansiva di un effetto domino.
Aderire oggi all’IHRA significa rappresentare quell’Italia in grado di riconfermare il proprio no all’antisemitismo e la sua forma più moderna rappresentata dall’antisionismo.
Rimanere ancorati unicamente all’antisemitismo di matrice fascista significa banalizzarne le sue radici profonde e limitarle ad un periodo storico di ottanta anni fa, negando che questa mala pianta
germoglia e rifiorisce in contesti storico-politici storicamente diversi e deve essere combattuta contestualizzandola in una visione politica e sociale attuale.
Pertanto la domanda che dobbiamo porci è la seguente: chi rifiuta oggi la definizione IHRA di antisemitismo, nella sua forma di antisionismo, prendendone le distanze come il sindaco Orlando, può ancora davvero fregiarsi del titolo di antifascista, antirazzista e contrario all’antisemitismo?

#lItaliamigliore

#IHRAdefinition

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