Chiamasi utilità marginale, in politica, quell’area di indecisi (circa un terzo degli aventi diritto al voto) che  alla fine -vigente il sistema maggioritario- fa calare un  piatto della bilancia (quello di sinistra, o di destra) più da una parte rispetto che dall’altra.
Non che questa area sia così unica e granitica da far scattare un bel premio di maggioranza, ma essa  può sempre far dire ai piazzisti del lunedì sera: “ho vinto io, l’incarico è mio” .
Ebbene, nel PD, dopo un intervento transitoriamente chiarificatore (con Matteo Renzi bisogna dire sempre così), sembra che la pseudo rissa sia rientrata e che ora invece -come fu per Prodi- tutti coesi puntino proprio verso la conquista di quel piccolo spazio centrale, decisivo, di frontiera.
Tutt’affatto diversa continua ad essere -sempre da quella parte- la linea del fu Segretario Nicola Zingaretti: che ancora, nel suo Lazio, continua ostinatamente a elargire poltrone,  auto, uffici e prebende, al  M5S.
Una sinistra-sinistra… che più a sinistra non si può, insomma.
La stessa cosa non può affatto dirsi che accada dalla parte opposta.  Anzi.
A presidiare l’area di confine liberale e di centro è rimasta solo quella… piccola vedetta lombarda… che si chiama Forza Italia!
Perché se, ad esempio, guardiamo le collocazioni europee di quella che -alle origini- si poteva definire una unica flotta coesa, oggi notiamo che le  singole barchette di pescatori di bianchetti si  siano fregiate con tre vessilli UE, tutt’affatto opposti e differenti: quello del PPE (Forza Italia, centrodestra), di ID (LegaSalvini, destracentro) e di ECR (FdI, destra-destra).
Ma, come se non fosse sufficiente questo, in Italia pure si trovano divisi entro tre linee di trincea: al governo-leali, Forza Italia; al governo-pirati, Lega ed alla opposizione-sempre-e-comunque, Fratelli d’Italia.
A guardar più in dettaglio, poi, sono Salvini e Meloni a contendersi con grande ferocia quella fetta di elettorato estremista e sovranista che Forza Italia, invece ha sempre snobbato avendo la puzza sotto il naso.
Solo così possono spiegarsi le astruse rincorse a delle  posizioni estreme che neppure nell’Asilo  sarebbero degne di spazio.    Sì. Anziché andare alla raccolta di  emarginate figure  intellettuali, come prima pure facevano Fini e Bossi, oggi invece -armati di scopa e paletta- i due lottano tra loro per raccattare alla rinfusa tutti i reflussi esofagei che dalle TV vengono vomitate tramite  le onde che coprono il Belpaese televisivo.
Evidentemente non si sentono così attrattivi per poter reclutare degli intellettuali suggestivi per una fascia di elettorato moderato che ora snobbano del tutto.
C’era un tempo, ad esempio, in cui il fine pensatore era pure un fiore all’occhiello di Alleanza Nazionale, o per la Lega.
Oggi, invece, viene preferito dai due sovranisti il coatto con l’infradito e, se sputa a terra, è ancora più attrattivo: “nóantri sémo nóantri”, dopotutto.
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