Talebano, letteralmente in persiano, significa “vecchio”, ma per quei strani giochi del lessico, la parola ha finito per indicare i giovani studenti islamici più integralisti che vogliono a tutti i costi ritornare alle origini (il vecchio, appunto) della religione mussulmana e imporre, anche con la violenza, il loro punto di vista tradizionalista a quelli che non lo condividono o vogliano innovare.

Fuori dell’Afghanistan, per “talebani” si intendono tutti gli appartenenti a una “cultura di gregge” che, per il naturale istinto di differenziarsi dalla massa, ripetono con maggiore aggressività degli altri, concetti stantii e vecchi convinti che si tratti di ristabilire le uniche, possibili verità.

Il Vecchio Continente che ora è pieno di “talebani” del pensiero unico euro-continentale che hanno eletto a loro venerabile feticcio l’Unione Europea, nel “meraviglioso antico” leopardiano aveva conosciuto una cultura di prototipi, di forti individualità che con il loro pensiero offrivano un panorama di congetture ampio, diversificato e riccamente variegato, non lontano dall’odierna monotonia e uniformità. Soltanto l’abbandono dell’individualismo greco-romano per l’universalismo monoteistico mediorientale, ripreso con analoghe e forse anche peggiori connotazioni, dall’idealismo tedesco soprattutto hegeliano di sinistra e di destra ha reso “cultura di gregge” quella europea continentale (quella inglese si è salvata per la presenza degli empiristi-pragmatici eredi di quelli del “meraviglioso antico” greco-romano e la Brexit non è stata figlia del Caso).

Ora nel gregge euro-continentale, guai a parlare male del governo dei tecnocrati di Bruxelles: si rischia di essere crocefissi in effigie con la scritta dell’epiteto “anti-europeista”.

Il fenomeno del vituperio per diversità di opinione (antieuropeista, sovranista, populista, putinista, trumpiano e via di seguito) è nuovo, persino nel vecchio continente: nei Paesi membri dell’Unione Europea e quindi anche in Italia si sono sempre criticati i governi in carica ma a nessuno è mai venuto in mente di definire “anti-italiano” chi lo faceva.

Ciò vuol dire che la cultura di gregge in Europa, per il regime consolare stabilitosi a Bruxelles, è divenuta più potente e costrittiva di quanto non fosse prima nei singoli Stati.

Per i mansueti Europei, che amerebbero ragionare con la propria testa, sarà sempre più difficile esercitare il diritto di critica dei tecnocrati-governanti dell’Unione senza sentirsi coperti da insulti.

Eppure, togliendosi i paraocchi universalistici e deformanti dell’ideologia mista (monoteistica e post-hegeliana), imperante in Europa, qualcuno potrebbe anche affermare che l’amore per l’Europa non può significare assenza di critiche, anche feroci, all’Unione Europea; si potrebbe anche tentare di far capire che il sogno dei padri fondatori dell’Europa è stata stravolto dalla moneta unica e dai Trattati di Maastricht, e che è necessario riallacciarsi proprio all’idea politica e culturale dei sottoscrittori del Trattato di Roma.

E’ chiaro, oggi, che quei Politici con la P maiuscola avevano guardato al futuro con l’occhio fisso sull’America di George Washington e non sugli Stati Uniti del secondo dopoguerra mondiale, divenuti schiavi, per i debiti di guerra, dei Tycoon di Wall Street e della loro “dependence” del Deep State rappresentato dalla CIA e dal Pentagono.

Quali possano essere, però, nella situazione attuale le possibilità della ripresa del “sogno” è difficile dire.

E’ già qualcosa, comunque, che sulla stampa italiana di questi giorni siano stati sollevati i primi dubbi, peraltro molti timidi, sulla bontà del regime consolare che governa l’Unione Europea e, soprattutto, sull’opera di uno dei due Dioscuri al femminile al “comando” della cabina di gestione dell’apparato certamente complesso delle vaccinazioni.

Certo, l’indebitamento post-covid19 di tutti i Paesi Membri dell’Unione; lo strapotere della Cina, alleata di ferro dei banchieri occidentali e nemica, invece, della sua industria e il ritorno sul seggio presidenziale statunitense di un “guerriero indomito” che chiama “assassino” Putin, andando oltre lo stesso linguaggio dei tempi della Guerra Fredda per riproporla oggi in salsa diversa (comunque amata dall’industria delle armi e dai banchieri), non rappresentano condizioni ottimali per consentire, agli Stati Euro-continentali, di sottrarsi all’egemonia dell’Unione che ormai è diventata prevalentemente se non esclusivamente “Bancaria” ed erogatrice e creditrice di prestiti per la nostra sopravvivenza.

Neppure può essere di aiuto la dimostrazione che la Brexit, lungi dal dimostrarsi l’inizio di un periodo di profetiche, britanniche sciagure, ha consentito all’Inghilterra di fronteggiare la crisi pandemica con ben diversa efficienza.

Alle critiche mosse alla Ursula Von der Leyen dovrebbero ora seguire altri interventi dei nostri giornalisti meno codini. Ma ve ne sono?

E cioè, qualche spirito un po’ più libero di altri potrebbe anche sostenere che ha avuto un senso sostituire Draghi a Conte, pur nella consapevolezza che neppure il primo potesse fare molto di più di una moral suasion nei confronti dei “consoli” Europei, solo perché ci ha consentito di capire dove fosse l’origine più vera e deleteria dei nostri mali.

 

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