“THE FUTURE OF WATER” (il futuro dell’acqua) è uno dei temi che stanno attraversando  in modo orizzontale la esistenza quotidiana, passando per le nostre case e pure per le nostre attività produttive.
Il vertice mondiale di Davos ha affrontato giovedì scorso proprio questo tema accanto alla grande emergenza che la pandemia ci pone sotto gli occhi ogni giorno.
Perché proprio l’enigma “acqua” é destinato a divenire una assoluta priorità per il nostro domani, posto che esso non lo sia già oggi.
Ad esempio: quanti di noi si chiedono di quanto sia cresciuta la resistenza antimicrobica (AMR) negli impianti di spostamento (acquedotti e tubi) e trattamento (acquedotti e rubinetti) delle nostre acque potabili?
Oppure per quanto tempo ancora la poca capacità di smaltimento e potabilizzazione delle acque reflue  potrà salvaguardare la nostra salute e pure quanto si deve ancora investire per potenziare la fornitura di quella che pure è una materia prima di vita per i popoli più poveri del pianeta?
Noi abbiamo ancora dei cronici sottoinvestimenti sul bene-acqua, che l’emergenza COVID-19 non ha fatto altro che ampliare.
Così, mentre il mondo intero si sta concentrando sui costi del pedaggio che stiamo pagando alla pandemia, il tema “acqua” rischia di passare ancora in secondo piano nella giusta collocazione tra le emergenze globali.
La parola chiave non è “prima” o “dopo”, ma “insieme”.
L’AMR, attraverso ripetuti momenti di scambio (pensiamo agli scarichi ospedalieri, agricoli o della vita comunitaria) provenienti anche da produzioni industriali di aziende farmaceutiche -che non hanno piú di tanti accorgimenti obbligatori disinquinanti-, sembra destinata a detonare con una forza sempre più grande.
Determinando un mutamento sostanziale della qualità delle acque che vanno sempre più sottoposte a trattamenti di sicurezza e qualità.
Eccola qua una grande emergenza da affrontare nelle nostre città, prima che la bomba ci esploda in mano.   Questa è prevenzione!
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