Ci pare assai giusto che dopo aver passato tanti anni ad…. auto-fracassarci…. gli zebedei, ora si stia seduti in platea per commentare le vicissitudini altrui e per poter immaginare  pure un futuro che ci possa vedere in qualche modo protagonisti della scena europea.  Angela Merkel, in Germania, sta boccheggiando sotto i ripetuti colpi che la pandemia sta portando al Paese dell’Uomo perfetto e ricco, non tralasciando i grandi portati economici della sua esportazione. Lo stesso accade a Macron, in Francia, dove il vento delle elezioni  pare assopire del tutto la grandeúr. Questo “uno-due” , di fatto, rende quelli dell’Asse del tutto incapaci di imprimere al mastodonte UE la carica ricostituente che oggi è più che mai necessaria per svoltare un momento di imprevista crisi economica dovuta al covid.

Tra questi due colossi solamente la piccola Italia pare aver raggiunto una preziosa stabilità politica -che non va dispersa- che ci fa alzare la voce sulla questione dei vaccini, ad esempio.
Con il placet della Presidenza CE.
Cogliendo subito la palla al balzo colui che pure è stato l’autorevole inventore del famoso Quantitative Easing (ora premier in Italia, un Paese sgarrupato ma pur sempre il più stabile tra i tre assi portanti l’Europa) ha avanzato una proposta.
Quella di consorziarsi ancora: non solo per condividere debito pubblico, ma anche per partecipare alla costruzione di una Europa quale avrebbe dovuto essere sin dall’inizio.
Ci riuscirà il nostro eroe?
Non ci è dato di saperlo, quello che pare certo è che ora l’Italia ha ripreso in mano… il boccino della partita!    Non disperdiamolo.
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