C’era da aspettarselo che, prima o dopo, chi sta vedendo morire le proprie aziende e sta bruciando i risparmi accumulati in anni di lavoro, scendesse in piazza e protestasse con forza.

E’ naturale che, quando si sopprimono le principali libertà personali, per un lungo periodo di tempo, la gente inizia a non poterne più e si mette a sfogare la rabbia, accumulata in tutti questi mesi, scendendo in piazza e rovesciando transenne o occupando autostrade.

Probabilmente in molti speravano che l’avvento di Draghi al governo, con l’entrata anche del centro destra, potesse cambiare qualcosa, ma così non è stato.

L’avevo sottolineato da subito nei miei commenti: tenere al governo chi non ha saputo gestire la prima e la seconda ondata del Covid, così come chi non ha saputo fermare il gettito continuo di migranti sulle coste italiane, non erano certo dei segnali che facevano sperare bene.

Draghi assomiglia molto al Mussolini della Repubblica Sociale, chiamato, contro la sua volontà, a salvare quel pezzo d’Italia, non ancora occupato dagli alleati, dalla furia vendicatrice della Germania nazista, tradita l’8 settembre 1943.
Mussolini alla conferenza di Monaco, dopo la sua liberazione, non so come fece, ma riuscì ad infinocchiare in qualche modo Hitler.
Se questi avesse ascoltato i suoi gerarchi e non l’amico italiano, avrebbe smantellamento gli apparati industriali del nord Italia e avrebbe avuto una enorme massa di lavoratori specializzati da deportare, per le fabbriche tedesche.
Inoltre, cosa non indifferente, non avrebbe dovuto bloccare in Italia divisioni preziosissime per fermare l’avanzata russa ad est.

Alla stessa maniera, infatti, Draghi arriva dopo il “25 Luglio” del governo Conte 2, dopo una disfatta una dietro l’altra, uno stillicidio disastroso.
Un primo ministro che pensava di governare il paese con i suoi comunicati di propaganda, tutti naturalmente inverati dalla realtà, vedasi, ancora oggi, la menzogna della campagna vaccinale che doveva vederci tutti immunizzati a Marzo.

Ricostruire un paese distrutto non è una cosa semplice, è un compito ingrato.

Siamo stati devastati in questo anno, sia per il numero di decessi che, con 43 vittime a settimana per milione di abitanti, ci rende il Paese con più decessi tra i principali Stati dell’Unione europea, sia per la situazione drammatica dell’economia, si sono persi quasi un milione di posti di lavoro e centinaia di migliaia di partite IVA non si sa se riusciranno a riaprire.

Continuare sulla strada dei mesi precedenti non sta portando risultati apprezzabili.

Pensare di continuare a ristorare l’economia italiana, a colpi di debito pubblico, sarebbe come la medicina che per salvare il paziente, lo uccide a causa degli effetti collaterali pesantissimi.

E’ giunto il tempo che Draghi si prenda le sue responsabilità e che affronti la realtà, è chiaro a tutti che non si può pensare di salvare capra e cavoli, occorre prendere decisioni gravi e forse impopolari ad una certa parte del paese che nello stare a casa trova un gran vantaggio, per non affondare l’economia della nazione definitivamente.

Non si può pensare di continuare a tenere chiuso il paese, creando una situazione davvero imbarazzante ed ingiustificata di divieti senza senso, creando categorie più rischiose di altre, senza alcuna giustificazione scientifica di supporto.

Un moto violento del popolo si genera quando non si vede più alternativa alla fame, ed è quello che è sempre accaduto durante la storia delle varie rivoluzioni di natura popolare.

Ora in molti in Italia stanno vedendo i propri patrimoni, le proprie attività economiche morire ed il senso della disperazione e dell’impotenza sta alzando il termometro del disordine sociale.

Troppe promesse non mantenute aggravano la situazione, non permettendo di comprendere più l’azione politica.

Io non vorrei che la classe dirigente di questo paese si comporti come Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, quando interpellata sul fatto che al popolo mancava il pane, rispose: «Se non hanno più pane, che mangino brioche!».

Ed allora mi auspico di non sentire davvero che qualcuno dal governo ci dica: «Se non hanno più soldi, che gli diano il vaccino!».

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