Ove questa riflessione non comprendesse dei dati concreti noi rischieremmo di non capirci proprio più nulla dentro il roveto politico in cui ci troviamo oggi.
Il primo.
Nel Parlamento valgono solo i crudi numeri …tutto il resto è noia.
Ancora, noi dobbiamo sommare a questa prima spina un ulteriore rovo: quello che rende non realizzabile qualsiasi maggioranza stabile dopo le elezioni politiche del 2018.
Sia pure in presenza di queste due difficili condizioni logistiche l’ottimo Presidente Mattarella è riuscito a fare più miracoli: l’ultimo di essi è stato reso possibile dalla apparizione di un astro avente il nome di Mario Draghi.  Un terzo fattore, questo: del tutto a-politico.
Nel mallevadore Sergio, poi, si è manifestato pure un quarto prodigio, che gli ha permesso di confezionare su misura un vestito degno dell’Arlecchino politico: i cui colori civici vanno dal rosso vermiglio dei #comunistidoc. al verde della #legaSalvini.  Passando dal rosa del PD e al biancorossoverde di Forza Italia.
L’unica ad opporre al Presidente un testardo “gnò” all’appello per una Italia straordinamente coesa è stata Giorgia Meloni.
Diciamocelo chiaro: in uno stato di guerra tale diniego sarebbe equivalso ad … Alto Tradimento!
Il governo-Draghi nasce quindi in plurime situazioni di estrema straordinarietà politica, in più accompagnate da una micidiale emergenza sanitaria: che vede i nostri poveri vicini di casa morire con grande intensità.
Ormai dovrebbe essere ben chiaro a tutti quindi come il governo Draghi non possa affatto urlare  “tana, liberi tutti”:  ché altrimenti sarebbe accusato -non senza ragione- di avere scarso senso di responsabilità.
Ove invece Draghi, come Giorgia, avesse opposto al Presidente un irriverente “GNÓ”  tutti noi “fratelli italiani” saremmo finiti  -con buona probabilità-  dritti-dritti nel fosso.
Sfidiamo chiunque a dire che andando tutti tranquilli a votare (come è pure stato fatto più volte), quasi per grazia ricevuta,  ci saremmo trovati un Parlamento più stabile: in grado di darsi una inossidabile maggioranza che, altrettanto prodigiosamente, avrebbe fatto fare all’Italia un bel “filotto”: da darci molti più punti nel pallottoliere di oggi.
Ripresa economica, bassi contagi e pure elezione del nuovo Capo dello Stato.
Fino ad oggi non ne è cascato uno solo, di questi birilli.
Tuttavia sussistono tutte intere le buone ragioni per far presagire una netta rimonta in Europa, come già abbiamo scritto.
A ragione della nostra stabilità.
Ultima domanda: il “colpo al cerchio o alla botte”, Mario dovrebbe assestarlo più forte a destra o a sinistra?
No, il Presidente del Consiglio non potrà perdersi in queste sfide da osteria, ma dare risposte a quella grande emergenza che ancora si chiama.. troppi contagi e troppi morti in corsia.
Rispettivamente, dall’inizio pandemia:  3.700.393 e 112.374, mentre la speranza delle guarigioni è più bassa, 3.040.183 (dati del Ministero della salute del 7 aprile u.s.). Ma almeno i vaccini ci danno una arma in più. Speriamo.
Viva l’Italia che resiste!
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