Noi liberali lo diciamo da sempre.
Il primo nostro nemico è la troppa burocrazia che ci soffoca.
Istruttorie, autorizzazioni, visti, bolli, cause, controlli, ricorsi e giudizi ingessano l’Italia.
Norme tutte interpretabili -poi- che i Parlamenti, uno dopo l’altro, hanno “stalagmitizzato” a dismisura:  mai abrogando leggi esistenti.
Perché il parlamentare non é quasi mai ricandidato se si dedica anima e corpo ad ammodernare l’impianto normativo esistente abrogando il passato, ma se “fa finta” di lavorare: con montagne di interpellanze e interrogazioni al governo.
Attività pur meritoria, questa, ma non esclusiva.
Cari lettori: può darsi che tale ordinario andazzo italico stia per mutare e che questa volta (non solo in maniera straordinaria, com’è accaduto per ricostruire il Ponte di Genova, ndr.) l’Europa riesca proprio a farci cambiare marcia.
È una irripetibile occasione quella che  hanno di fronte Mario Draghi e il suo governo: per introitare i molti finanziamenti che la UE ci sta erogando ma….a patto che ci siano riforme procedurali….
Deve essere credibile in quanto a procedure di spesa, questa riforma: che dovrebbe essere modellata e approvata entro… la fine del mese corrente !!        Finalmente.
Stiamo parlando del “Recovery Fund” e dei ben 191,5 miliardi di €. destinati al nostro Paese per quattro anni (2021-24).
Essi sono ripartiti in: sovvenzioni a “fondo perduto” (70) e  “prestiti a lunga scadenza” (il 2058), con delle forme agevolate di restituzione.
I primi, di fatto, sono ridotti a 20 milardi netti, ove noi volessimo includervi la contribuzione fissa (50 miliardi) che, ogni anno, versiamo alla stessa Europa.  Sempre con riferimento a quei 70 miliardi: essi verranno raccolti per mezzo di emissione di obbligazioni garantite in forma indiretta dagli Stati membri usando i Bilanci nazionali.
Queste cifre ci renderanno un pó di giustizia, finalmente, essendo -noi- gli unici contribuenti netti UE, cioè l’unico Paese che ha versato più di quanto ha ricevuto.  Perché?
Per una difficoltà atavica di spesa, da sempre incontrata da chi deve pur usarli per davvero i denari dei contributi europei. E noi non siamo stati capaci di farlo in quanto il nostro impianto normativo di spesa, alla fine, è lento, troppo farraginoso e complicato.
Gestito poi da una Dirigenza generalista: non formata in chiave specialistica e internazionalistica.
La qualità burocratica di un Paese non dipende solo dalla strategicità geopolitica dello stesso, o dalle potenzialità che il medesimo ha di tradurla in potenza reale.  Ma significa anche poter e saper spendere, con rapidità, tutto ciò che viene erogato dalle forme consortili sovranazionali.
La colpa del nostro atavico “provincialismo” non alberga solo nel funzionario pubblico che pure non fa altro che applicare le leggi.
Ma da tutto l’insieme di vincoli, prassi da seguire, incursioni giudiziarie su corsi e ricorsi (con la Magistratura che sospende sempre attesa di definire cause), che hanno -di fatto- trasfigurato l’Italia in un Paese assai “grippato” in quanto a capacità di spesa.
“Onestà… Onestà…Onestà” : essa serve sempre. È ovvio.
Peró quando -di fatto- la ricerca costante dell’imbroglio finisce per essere il diavoletto distruttore la nostra rapidità e ci porta verso uno stato di cose paralizzante, si auspica che il governo Draghi riesca a darci una nuova rotta.
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