Ormai c’è poco da sperare nella sensibilità del pubblico cinematografico e televisivo per comprendere il senso di ciò che vede sul grande o sul piccolo schermo.

La gente assiste a scene di violenza urbana, a scontri feroci tra bande di malfattori alla ricerca di denaro facile (Snabba cashè stato tradotto in inglese:easy money), a dimostrazioni di impotenza delle forze dell’ordine nel tentativo (che si rivela impossibile) di arginare la delinquenza e lo spaccio della droga, al coinvolgimento spregiudicato e cinico dei minorenni  nelle attività criminali, alla convergenza nel malaffare di tutti i ceti e di tutte le razze ed etnie e giudica positivo o negativo ciò che vede in relazione all’intensità della scarica di adrenalina che la visione riesce a procurarle.

La critica, senza i Moravia e i Marotta del tempo andato, si attiene agli stessi livelli epidermici di giudizio e il tramonto dell’Occidente, preconizzato da Oswald Splengler, si muove sempre più con passi da gigante.

A parte i recensori cine-televisivi di professione, anche i filosofi, i sociologi, i saggisti della politica sono distratti dalla forma delle immagini animate sonore che nasconde il contenuto e tutto va per il peggio nel peggiore dei modi possibili.

I secoli passati ci appaiono sempre di più tempi di una strepitosa lucidità mentale e pensare che al libro sui Tre impostori dell’umanità(Mosè, Cristo e Maometto) di cui è traccia, già nel secolo d’oro, anche in Baruch Spinosa, non sia seguita la pubblicazione di un altro volume con  l’aggiunta di Platone ed Hegel (e i loro seguaci) pur dopo le efferatezze del fascismo e del comunismo, figli gemelli dell’idealismo tedesco, la dice lunga sul sopore plurisecolare della ragione.

Eppure film come Snabba cash dovrebbero indurre a qualche riflessione su ciò che sta accadendo nella terra che fu la patria del “meraviglioso antico leopardiano”: il mondo greco romano.

Il film è tratto dagli scritti di Jens Lapidus, raccolti nella “Trilogia di Stoccolma”. Il riferimento, nel titolo del libro, alla città non è casuale.

Stoccolma ha rappresentato agli occhi delle generazioni ritenute, oggi, le più fragili nel resistere al Covid19, un modello di civiltà occidentale difficilmente eguagliabile.

I giovani che l’avevano visitata negli anni Sessanta  favoleggiavano: di chiavi lasciate nella serratura per mancanza di ladri o appese al collo degi bambini nel cortile di casa, di strade pulite e di traffico ordinato e tranquillo, di gentilezza di modi nei rapporti umani e sociali, di cinematografia di eccellenza per la presenza di registi (Ingmar Bergmann, Jan Troell) e di interpreti (Ingrid Bergman, erede indiscussa di Greta Garbo, Liv Ullman) eccezionali e di altro ancora.

Oggi è difficile riconoscere Stoccolma nelle scene di Snabba Cash.

Il degrado cittadino rimanda più a città del terzo che non del primo mondo, la criminalità organizzata è di etnie variegate e multicolori: slave, nordafricane, arabo-mesopotamiche, orientali e via dicendo, le sparatorie all’interno dell’abitato sono all’ordine del giorno e mietono vittime anche tra i frastornati svedesi che appaiono come comparse in un territorio che non è più il loro.

Naturalmente, comincia a far capolino la consapevolezza (a livello di pochi intellettuali e non di massa) che a determinare il marasma attuale sia stata l’immigrazione più selvaggia conosciuta da un Paese del vecchio continente

A volerla sono stati i governi socialdemocratici e i cristiani luterani, entrambi  in combutta con gli interessi dei pochi ma straricchi proprietari di fabbriche del Paese (con lavoro pesante, non amato dagli svedesi, primi beneficiari al mondo di redditi e sussidi per starsene in panciollle).

Nessuno ancora dice e denuncia apertamente tali responsabilità politiche, religiose e affaristiche.

D’altra parte la stessa coraggiosa ed esplicita indicazione delle cause del malessere occidentale, manifestatosi, storicamente, con una sequela di guerre, genocidi, stermini millenari servirebbe a ben poco per  darci lumi e farci capire, senza un ulteriore approfondimento di pensiero.

E’ necessario porsi la domanda: Quale è stato l’elemento distintivo del “meraviglioso antico greco romano”, compatto nella sua avversione e difesa dai barbari, dalla nuova era giudaico-cristiana e post platonica, disseminata di conflitti interni allo stesso Occidente e di assassini perpetrati inneggiando a Dio e all’Amore per il prossimo?

La risposta è agevole: è stato il passaggio dalla concretezza dell’individualismo che poneva l’uomo al centro delle sue stesse attenzioni e cure  all’astrattezza  che lo riduceva al rango di un insignificante pedina nel gioco dell’Amore o dell’Idea universale.E’ stato quello il momento dell’obnubilamento.

La filosofia che era nata per dare conforto all’individuo  è diventata disegno fantasioso di scenari universali irrealizzabili che hanno portato solo a morti e a stermini colossali.

Snabba cashnon dice tutto ciò, ma pensarvi vedendo il film sarebbe, come diceva Giovannino Guareschi, “bello ed istruttivo”.

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