Esiste una piccola schiera di giornalisti e follower nostalgici del periodo in cui il Conte – Casalino – Arcuri padroneggiava l’Italia, intenta a ripetere come un mantra frasi del tipo:  “ne valeva la pena cambiare governo?” “ammazza che differenza” e altre simpatiche formulette grammaticali atte a manifestare come – a loro giudizio – il governo Draghi non abbia dato alcun valore aggiunto rispetto al governo Conte. Tali formulette hanno assunto particolare spinta o efficacia da quando il prode Speranza ci ha mandato nuovamente in semi lockdown.
Purtroppo però, giunti al sessantesimo giorno di governo, è sinceramente – e inspiegabilmente – complicato dare risposte efficaci a queste loro considerazioni, con la unica eccezione del cambio di passo nella campagna vaccinale sia interno sia nei rapporti con la UE e le case farmaceutiche (l’impostazione organizzativa del generale Figliuolo, rispetto alle primule decise da Arcuri, è un cambio di paradigma analogo al confronto fra l’ingegneria che disegna i nuovi grattacieli di Dubai e le costruzioni con i Lego che si fanno all’asilo).
Ma, andando oltre questo aspetto, se analizziamo le dichiarazioni di intenti e programmi dei vari ministri del governo Draghi, è altrettanto evidente e innegabile che – usando un termine pokeristico – il piatto piange.
E sebbene solo due mesi siano oggettivamente pochi per giudicare, sono molteplici gli esempi di governi del passato, italiani e stranieri, che nei primi 100 giorni di mandato, un numero più simbolico che pratico, hanno messo in pista riforme e azioni di un certo impatto.
A fronte di questo invece, aldilà dell’ormai stucchevole balletto “apriamo / non apriamo”, non si vede neanche un barlume di luce all’orizzonte persino su temi illustrati da Draghi nel suo primo discorso al parlamento. E non mi riferisco alle riaperture delle attività, cosa che è abbastanza scontato che vada fatta il prima possibile, tema importantissimo e vitale perché non esiste nessun miglior sostegno per un imprenditore e per l’intero paese che far ripartire tutte le aziende che a questo momento sono state bloccate.
Ma parlo di tematiche vitali per il paese quali la sburocratizzazione e l’efficientamento della pubblica amministrazione (appena premiata con un aumento di stipendio); la giustizia civile che in Italia blocca un numero impressionante di attività imprenditoriali data l’impossibilità di ottenere in tempi normali una vera giustizia e risarcimenti a fronte di danni patiti; il codice degli appalti integralmente da rivedere se si vuole davvero rilanciare il paese; il tema della transizione ecologica che è impossibile mettere in campo senza sburocratizzazione e garanzia del diritto (quale transizione vogliamo fare se persino impianti fotovoltaici vengono bloccati per anni da una soprintendenza o da un comitato di 5 persone?). Non cito il Recovery Plan perchè quei fondi, sempre se arriveranno in tempo utile, non potranno mai essere correttamente stanziati senza sistemare tutte le temariche sopra descritte.
Il governo Draghi non può permettersi di galeggiare, perchè ha preso la guida di una nave che già sta imbarcando acqua, occorre un cambio di rotta e una riparazione di tutte (o della maggior parte) delle falle del sistema Italia. Ma occorre farlo il prima possibile. E mi lascia molto perplesso che su tutti i temi sopra elencati neanche si abbiano linee guida o linee di intenti di cosa si vuole fare e in che tempi si vuole farlo.
I 100 giorni sono dietro l’angolo, diamoci una mossa….
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