La roadmap delle riaperture dovrà necessariamente rientare nell’agenda del governo. Cincischiare ancora avendo i portafogli pieni e i conti correnti che crescono mese dopo mese potrebbe innescare ancor di più la miccia della protesta e della violenza da parte di chi ormai è alla canna del gas. Le recenti manifestazioni che hanno animato molte piazze italiane lo dimostrano con plastica evidenza. Il fuoco arde sotto la cenere e pensare di tenere ancora sotto lo schiaffo delle restrizioni cittadini ed esercenti è cosa folle e inutile. Così come risulta essere sbagliato continuare a guardare il numero dei deceduti che sta conferendo all’Italia un macabro primato in ambito Ue: oltre 115mila le vittime causate dal Covid. Questo lungo, straziante anno ha insegnato che i decessi e i contagi non si combattono con la domiciliazione forzata bensì con mirate cure domiciliarie ed in ultima analsi ospedaliere, in Italia evidentemente poco efficaci. Chi è in grado di fornire delucidazioni diverse e credibili per spiegare il record di morti le renda pubbliche, i cittadini sono in speranzosa attesa. Piaccia, oppure no occorerà tra berve inveritre la rotta individuando percorsi diversi di convivenza con il virus.

I chiusuristi a prescindere trinariciuti e con la pancia gonfia se ne facciano una ragione. L’economia italiana, in particolare quella delle piccole e piccolissime imprese, sta morendo sotto i colpi inferti dalle decisioni di politica sanitaria. Interi comparti economici sono stati quasi del tutto dimenticati: ristorazione, sport, tempo libero, cinema, teatri, palestre. Per non parlare poi del mondo delle cerimonie (del tutto scomparso) capace di muovere miliardi di euro all’anno tra fotografi, catering, fiorai e bomboniere. I vaccini, a gran voce invocati come panacea, sono un utile scudo protettivo: non comporteranno però la scomparsa del Covid-19, ma il suo controllo. Il farmaco è una barriera, una protezione che non debellerà il coronavirus, pertanto bisognerà necessarimante continuare a conviverci al di là delle utopistiche visioni di qualcuno. Chi racconta il contrario mente sapendo di mentire, da qui il fatto che non c’è altra strada percorribile se non quella di affrontare l’epidemia con armi adeguate.

È inutile girarci  intorno tra non molto andranno anche corretti e modificati i protocolli circa la quarantena avendo compreso che non è possibile attendere quindici giorni o forse più per rientrare al lavoro o a scuola: i tempi delle Asl non si sposano con le esigenze del mondo reale. Al crescere del numero dei vaccinati di pari passo dovrà mutare la politica sanitaria per evitare che si perda il positivo significato dell’immunizzazione farmacologica di massa. Bisognerà capire concretamente cosa ha in mente l’esecutivo dei sedicenti migliori e quali suggerimenti miracolosi ha in serbo il Comitato Tecnico Scientifico che da più un anno detta le cose da fare. Avere un credibile cronoprogramma per le riaperture è essenziale. Immaginare di perseverare negli errori macroscopici già commessi è dannoso e diabolico.

L’augurio è che sia l’esperienza sin qui maturata, che i dati figli delle “zone rosse” possano fornire utili consigli alla politica lautamente retribuita. In caso contrario i disordini potrebbero diventare triste ma condivisibile forma di protesta nei confronti di una gestione miope e distratta. Si dia spazio alla libertà di impresa e alla ripresa della socialità sepolta se si intende ridare fiato e slancio al Belpaese, ormai incupito e depresso. Non c’è altra strada da poter percorrere per quanto possa sembrare rischioso.

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