Il pregio avuto da Matteo Salvini allorché nacque il governo Draghi é stato quello di palesarsi come leader del popolo moderato non di sinistra italiano.
In una situazione difficile.
Perché, messe da parte le pulsioni giovanili che lo avevano già spinto -con gli occhi di fuori- a fare il guascone al Papeete, non era scivolato giù (come pure gli sarebbe stato facile fare) per l’isterica china politica di destra estrema e negazionista già ruzzolata da Giorgia Meloni.
Di tal guisa il leader leghista era pure riuscito ad accreditarsi per una responsabile posizione moderata, europea e popolare, anche per tutto quel mondo produttivo che -dal 1995- non ha più alcun leader di riferimento.
La presenza del Ministro Giorgetti, di tal guisa, fungeva da ciliegina sulla torta a quel capolavoro dolciario che era atteso da tutti gli imprenditori Sabaudi e pure del già mitico “nordest”.    Chapeau.
Tuttavia il piccolo tarlo del Salvini “formato-Papeete” deve  essergli rimasto appiccicato sul DNA se lui continua a variare oltre misura le proprie posizioni da quelle di tutti gli altri.
Inclusi coloro che sono stati eletti dalla stessa sua parte politica.
Ci riferiamo a Forza Italia.
Un partito (ricordiamolo sempre il particolare) che ebbe il grande ardire di divincolarsi per tempo da quello che -a destra- stava già diventando un abbraccio letale ad opera del duo sovranista Meloni-Salvini: perché  gli azzurri, dopo di aver gettato il cuore oltre l’ostacolo, nel 2013, ebbero pure l’ardire di “rifondarsi” ancora.
Accolti tra le braccia, pur assai faticosamente aperte, del più credibile e maturo PPE.
Quella potrebbe essere -oggi  e positivamente- la ricerca di uno stabile ancoraggio  per il leader leghista.
Ebbene, non pare proprio che le cose vadano marciando in tale direzione e che la Lega continui a volersi accreditare come una sorta di “variante pazza” della compagine a-politica di supporto a Mario Draghi.
Si approssimano a grandi passi le Elezioni Presidenziali e non è del tutto improbabile che una nuova edizione di qulla “maggioranza Ursula”, che Napolitano benedì quando Enrico Letta fu Presidente del Consiglio, possa essere ancora alle viste.
Ove ciò accadesse, il liberale deluso che pure dorme nel cuore di molti elettori dovrebbe  ringraziare ancora una volta il Matteo padano.
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