In Oriente sono considerati come Dei e venerati come tali, in Occidente quasi un peso e qualcosa di ingombrante. Considerazioni opposte che fanno molto riflettere sul valore dell’individuo e sull’ importanza dell’uomo al mondo di oggi. La terza o anche quarta età è uno stadio anagrafico che quasi tutti gli individui riescono per fortuna a raggiungere o che si vorrebbe raggiungere nei migliori dei modi con tanta salute, benessere economico e possibilmente circondati dall’affetto dei propri cari. Non è utopia ma dovrebbe essere nella norma. La terza età che riguarda gli individui che hanno raggiunto il 65° anno quindi con età pensionabile, è da considerarsi attualmente una delle fasce sociali più colpite alla pandemia e tra quelle che stanno pagando forse il prezzo più caro…. Il sogno di poter trascorrere gli ultimi in serenità e spensieratezza da un anno a questa parte non è diventato realtà ma speranza vana. Disillusione da illusione, una tegola caduta dal cielo che non si era preventivata e che li obbliga al distanziamento dai propri cari, al distanziamento sociale, che ha costretto e costringe molte famiglie a non poter accedere alle case di cura per dare un saluto, una carezza, un attimo di conforto. Altri anziani purtroppo sono stati colpiti dal virus e con la pandemia hanno perso la vita. Vittime fragili ed innocenti spesso con già patologie in atto, non sono riuscite a vincere l’ultima battaglia della loro vita e hanno dovuto dire addio alla loro esistenza senza neanche il conforto di una mano che cingeva la loro. Dopo una vita di lavoro e casomai di sacrifici poteva essere lecito pensare di trascorrere gli ultimi anni in meritata grazia ma l’ultimo viaggio prima dell’aldilà ha riservato e riserva a molti anziani un altro scalino da salire e altre prove da superare.

Con il lockdown molti “diversamente giovani” si sono anche visti chiudere i CSA (centri sociali per anziani ossia, per molti, la sola alternativa allo stare a casa) dove erano soliti trascorrere gran parte della giornata tra il gioco con le carte, una partita a bocce, un ballo di gruppo e due chiacchiere tra amici.

Ora il vaccino sta ridando speranza a tutti, non si pensa ad altro che tornare un giorno alla normalità, quella normalità che ora ci appare come straordinaria, lontana e sfuggente e che una volta forse davamo come per scontata.

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2 COMMENTI

  1. mi complimento per l’articolo di oggi 30 aprile. é mia impressione che i vecchi ( mi piace chiamarli così anche per appartenenza) o i diversamente giovani siano per la società solo un peso. Un peso perché non producono nulla e sono fruitori di una pensione anche se spesso modesta. troppo in fretta si pensa al loro contributo che hanno dato, ai loro insegnamenti di accettare un sacrificio, alla loro funzione che spesso svolgono con i nipoti . Ma tutto questo è sopportato se stanno bene di salute diversamente sono catalogato nel “peso sociale” questa pandemia li ha ancora più isolati da quei pochi affetti rimasti, dalla ristretta socialità che gli era rimasta, a quel piccolo ma importante piacere di stare insieme, di condividere con altri vecchi qualche ora di svago.

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