“S’ode a destra uno squillo di tromba; a sinistra risponde uno squillo, d’ambo i lati questo rimbomba”… C’è financo un Conte (ma non Giuseppe…per carità) e non manca proprio nulla e nessuno in questo scritto di Alessandro Manzoni.
Questo è il riassunto della politica italiana: combattuta qua e là senza alcuna prospettiva.
Eppure noi “siam fratelli, siam stretti ad un patto: maledetto colui che l’infrange”.
L’Autore citato descrive bene la situazione in cui si trova Mario Draghi con la crisi sanitaria.
Le condizioni attuali sono  queste: pressati da una letale epidemia che non ci vuole lasciare e ci limita assai -per mezzo dei governi di turno- gli spazi di libertà.
Tutti siamo parte nel dramma: potenziali complici di un killer che ci sta falcidiando.
La nostra coscienza civile, più che la paura di sanzioni, ci dovrebbe far stare in casa e mascherarci ove dovessimo andar fuori.
Del pari, non ci è dato di capire  dove sia andata a finire tutta la
potenza del sistema “bipolare”.
Se, a destra, un quadro -già morto di suo- si sta dissolvendo tutto e pure dall’altra parte -a sinistra- ci si dibatta in una sorta di liquame che stenta assai a solidificarsi.
Per questi motivi ci pare proprio che la cattiva pandemia possa essere vocata per capovolgere  i punti cardinali di riferimento della politica italiana per molti anni, d’ora in poi. Per un decennio, almeno.
O, quantomeno, per tutto il tempo sarà necessario per spendere (non dilapidarlo a casaccio) tutti quei denari che la UE ci ha riservato.
Utile pure per realizzare tutta una serie di investimenti qualitativi, ché cambieranno del tutto i connotati al nostro Paese: finalmente libero dai troppi lacci e lacciuoli burocratici.
Stiamo parlando di incrostazioni che non dovrebbero essere proprie di un Paese onesto davvero.
Le riforme, già scritte, dovranno attenere (è la promessa di Draghi alla CE) l’insieme normativo.
Per affidare lavori pubblici; per le procedure di spesa; per troppe prassi e organizzazioni PA; per la Giustizia (civile, amministrativa, contabile e pure penale); che orientano gli Enti Locali ed altro ancora….    Ce la faremo?
Non riteniamo affatto possibile edificare ciò in vigenza del sistema maggioritario di elezione (“ho un voto in più di te e… sbaraccherò tutto il tuo lavoro non appena vincerò”), ma che serva al Paese un salto di maturità.
Lavorare insieme è  pur possibile in presenza di logiche di spesa continuative pluriennali,  senza l’ossessione di fare cadaveri sempre e ovunque.
Il vero liberale è questo.
Perché è solo un radicale cambio di ottica ci potrà dare un minimo di credibilità Europea.
Niente affatto sovranista.
Il semestre bianco si avvicina e
-in esso- ci sarà pure il sano “time-out”: per capire con calma e un pó meglio le cose.
Anche per avere un pó più di serietà e per metterci in grado di dare gamba a quelle centinaia di miliardi che sono a disposizione.
Noi riteniamo sia giusto, in questo quadro, tarpare del tutto le ali estreme di competizione politica. Perché, d’ora in poi, essa dovrà somigliare più al sommergibile: che striscia -in totale silenzio- al fondo al mare, ma che -in superficie- può pure avere delle onde grandi, ma giusto per il cd. “teatrino” !
Questa dovrebbe essere la scena post-lockdown: con un Parlamento che dovrà eleggere il Presidente della Repubblica e una politica che celebrerà le amministrative e le politiche.
Forse per la prima volta, almeno dal 1994, ci si confronterà su temi (gestione del Recovery Fund) anziché sulla anacronistica lotta tra schieramenti oramai dissolti.
Era ora.
Due soli ultimi dubbi ci rovellano le meningi: dove sarà collocato, in questo scenario europeo, il prode Matteo Salvini? E poi…dove andrà:  posto che il PPE non lo vuole nella sua stalla (onde non agitare i purosangue, non per timore che lui rubi ad essi la biada, beninteso) e l’ECR è la protesi della principale sua antagonista (la testarda sovranista Meloni)?
Bivaccare con il plaid in strada non parrebbe tanto…”urbano” per  “il Comandante”.  Eppure…
Noi liberali la brandina libera ce l’avremmo in Europa e pure -se del caso- potremmo anche allestirla: per non farlo morire tra le brume, all’addiaccio.
Precisamente alla nostra destra, nella stanza centrale.
Lì c’è pur sempre un giaciglio dove il villico guerriero potrà riposare.

Qiesta stanza si chiama  “RENEW EUROPE”.

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2 COMMENTI

    • No, Renew Europe è un contenitore di TUTTE le anime liberali europee.
      C’è la nostra e l’articolo immagina che, alla NOSTRA DESTRA ci sia una brandina inutilizzata. Ciao

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