Finalmente l’Europa, aprendo gli occhi sulla scia di Biden, alza la guardia contro il troppo facile shopping industriale cinese nella casa comune e pure nella nostra.
Stanno infatti marciando a passo spedito un insieme di regole da rispettare da parte di chi acquista aziende o rami di esse e verrà pure “chiuso un occhio” sugli aiuti di Stato che alcuni Paesi stanno stanziando in difesa dei propri “gioielli di famiglia”: troppo vessati dal rispetto delle troppe regole che abbiamo solo qui da noi.
La concorrenza, il clima, le norme sul mercato del lavoro, le tasse da pagare, gli orari da rispettare, i tempi di riposo da garantire….
Alla fine passeremmo per dei fessacchiotti che fanno entrare in casa -senza neanche chiederci il “permesso”- il famelico piranha contendente senza regole civili.
Con buona pace di Di Maio e dei giallorossi che annunciavano a gran voce l’apertura delle “Vie della Seta” quasi fosse una loro geniale invenzione il grande flusso dei capitali cinesi nei Porti italiani.  Basta!
L’idea su cui si sta ragionando in sede CE sarebbe quella di pretendere parità di condizioni e  rispetto delle regole.
Ovvero, rendere possibili gli aiuti di Stato per difendere, quantomeno, i nostri assets strategici.
O, ancora, aiutare le piccole e medie imprese ad attrezzarsi di più e meglio per fronteggiare le crisi in corso.
Insomma, in una parola, andrà creata una forte e dura linea di difesa per le nostre produzioni.
È ovvio che questa impostazione non sia affatto liberale: ma… “quanno cé vó cé vò” !
Soprattutto considerando che anche gli USA di Biden stanno scavando le loro trincee.
Perché tutta una serie di domande dovrebbero sorgere forti e chiare. Com’è che la Cina è ripartita in piena regola e si sta permettendo pure di fare il bello e il cattivo tempo in un mondo che è ancora sotto choc?
E poi: com’è possibile che qui si rispettino per filo e per segno le regole del mercato del lavoro; del livello di emissioni CO2; degli spazi e dei tempi di riposo; perfino di pagamento di tutte le tasse; di emissione di scontrini fiscali, insomma di tutte quelle prescrizioni di vita civile, e il cinese se ne faccia un baffo?
Ripetiamo una domanda fatta anni fa: chi è mai andato al funerale di un cinese?
Pace all’anima del morto…è ovvio.
Ma mai una cassa, mai uno scontrino, mai il rispetto di una norma…
I nostri prodi guardiani si girano spesso “distratti” dall’altra parte e -anche se multano- scompare tutto nel vuoto.
Se ci sono delle regole nel tuo Paese, tu le devi rispettare: ma l’Italia non è affatto il tuo Paese!
Qui rispetti le regole italiane ed esse comprendono quella -se muori- di…fare il funerale!
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