COLOMBIA, LA MICCIA CHE PUÒ INFIAMMARE L’AMERICA LATINA

Di Andrea Cantelmo

In molte città della Colombia sono in corso grandi proteste contro il presidente Iván Duque e il suo governo, che hanno portato a scontri assai violenti tra manifestanti e polizia: sono morti almeno 18 civili e un agente, e centinaia di persone sono state ferite. Le proteste erano iniziate per contestare una proposta di riforma fiscale, ma sono presto diventate qualcosa di diverso e più grande, dirette contro l’intero operato del governo. Duque è stato contestato soprattutto per la gestione della pandemia. La Colombia ha infatti imposto uno dei lockdown più lunghi al mondo che ha causato enormi problemi economici, tra cui la chiusura di oltre 500mila attività. I moti in Colombia potrebbero presagire disordini in tutta l’America Latina, in un mix di tensioni sociali causate dalla pandemia e dal calo delle entrate fiscali. Le manifestazioni sono, in parte, la continuazione di un movimento che ha travolto la regione alla fine del 2019 dalla Bolivia passando per il Cile fino al Nicaragua.

 

RAI E CENSURA

Di Gennaro Romano

Proseguono le polemiche sulla Festa del 1° Maggio, sugli espliciti riferimenti polemici fatti in tal sede del cantante Fedez alle affermazioni (pubbliche) omofobe di esponenti della Lega e sulla diffusione a opera dello stesso Fedez della chiamata dei dirigenti RAI. Per meglio dire, dei censori RAI. La parte più comica della faccenda è che le maggiori difese alla azienda pubblica arrivino da una certa destra, tradizionalmente nemica! Dall’insolito alleato arrivano le apologie più disparate: dal presunto diritto di un cliente (Rai) di pretendere certe prestazioni anziché altre all’esercente (Fedez) in virtù della retribuzione erogata fino alla non liceità del diffondere comunicazioni tra privati. Si pone però un “piccolo” problema: la RAI non è un privato e le persone intercettate parlavano in qualità di dirigenti RAI. La materia è giuridicamente controversa ma una cosa è chiara: certe apologie non sono che forme di benaltrismo, atte a celare un regime di censura che ormai colpisce in tutte le direzioni.

 

GALEOTTO FU QUEL SELFIE

Di Marco Persia

Settembre 2019: sulla predella dell’assemblea generale dell’ONU, nel bel mezzo del proprio discorso tirò fuori uno smartphone, erigendolo a vessillo della generazione nuova che spazza via il vecchio e si scattò un selfie. «L’umanità non ha ancora compreso il potenziale di Internet», sostiene Nayib Bukele, il presidente de El Salvador. Sempre munito di berretto e barba alla moda, Bukele ha costruito un regime che trae linfa dal disprezzo verso le istituzioni, corrotte e inermi di fronte alle bande criminali. Mentre il consenso per lui è alle stelle, gli osservatori denunciano che il governo si sta prendendo la magistratura. Il progresso de El Salvador deve scontare la lesione dei diritti e l’accentramento dei poteri? Con lui è lotta senza quartiere alle bande: è dello scorso anno l’immagine che ritrae centinaia di detenuti rasasti a zero, incatenati, ammassati uno addosso all’altro, fotografati e esibiti come bottino di guerra. Nuevas Ideas è il nome del suo partito.

 

MISTERO DELLA FEDEZ

Di Alessandro Urselli

Anno Domini 2021, il dibattito politico è nelle mani di pochi (privilegiati), la TV pubblica è obsoleta e marcia e la classe dirigente ignava e indecisa. Il tutto condito da crisi economica messa in pausa e pronta a ri-esplodere, pandemia ancora predominante e tanti, tanti problemi irrisolti. Il rispetto verso il prossimo, concetto cardine di una società civile, è misurato a suon di DDL, mentre riforme del lavoro, digitalizzazione, “questione meridionale” rimangono cliché da talk show. Le disuguaglianze aumentano, il lavoro si perde o per lavoro si muore sempre più spesso. Tuttavia, è importante sottolineare che le libertà individuali sono importanti e che un giorno posso scrivere f*** perché sono un artista, un altro giorno dichiararmi omosessuale. Intanto spero di trovare un lavoro per comprarmi lo smalto. È il momento di non disperare, dobbiamo avere Fede(z).

 

CAMPAGNA VACCINALE ED ASPETTO PSICOLOGICO

Di Danilo Aglioti

E se ci vaccinassero veramente tutti entro il mese di ottobre? Insomma, alla fine, a mio modestissimo parere, basterebbe spegnere tv e radio, anzi, basterebbe non guardare telegiornali e leggere giornali ma solo film o cartoni per ridere un bel po’! Ricominciare a VIVERE, a sorridere, perché nonostante tutto è proprio questo che ci hanno tolto, la libertà di vivere! L’impatto psicologico è quello che di più fondamentale conta per tutti noi, oltre ad ogni altra cosa, ed è quello su cui di più lo Stato, oltre alla campagna vaccinale, deve intervenire.

Non possiamo lamentarci, in alcune regioni, è molto efficiente, in tutto e per tutto, in altre molto meno, però, per dire, accontentiamoci. Basti dare uno sguardo all’estero (escluse naturalmente Gran Bretagna ed israele, ormai lo sappiamo). Dai, un ultimo sforzo, però, anche voi, capiteci, non ce la facciamo più!

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