La separazione dei poteri, l’indipendenza del Magistratura e la libertà di stampa, sono presupposti essenziali per uno Stato liberale. Nonostante tali principi siano sanciti dalla Costituzione, cresce ogni giorno in Italia la preoccupazione per un loro travisamento nella prassi democratica quotidiana.

Un Parlamento di nominati si rivela del tutto prono rispetto al Governo, tanto da essere chiamato a votare soltanto Decreti Legge con il voto di fiducia, mentre è quasi scomparsa la legislazione di iniziativa parlamentare.

La Magistratura, principalmente quella inquirente, appare sempre più di parte e concentra le proprie migliori energie per perseguire reati, spesso presunti tali, con finalità politiche.

I media, tutti schierati, compreso il cosiddetto Servizio Pubblico, anziché fare corretta informazione, riempiono pagine intere di intercettazioni ed interrogatori giudiziari, dei quali non si sa, o si sa fin troppo bene, come vengano in  possesso. Spesso si tratta soltanto di gossip, che poco, o nulla, ha a  che vedere con il codice penale. Tali notizie piacciono ai lettori, interessati a curiosare dal buco della serratura e sotto le lenzuola dei potenti. I giornali così vendono copie, i talk show fanno audience, ma i cittadini rimangono del tutto disinformati in ordine ai reali problemi del Paese.

I richiami sempre puntuali del Capo dello Stato, ai quali ipocritamente tutti formalmente dichiarano di aderire, rimangono sostanzialmente inascoltati.

Il PLI non riesce a far sentire la propria voce, perché infastidisce i due conformismi, che si fronteggiano. Da una parte si trova in contrapposizione con  i peronisti,  che sostengono che l’unico potere legittimato sarebbe quello esecutivo, perché  sostenuto dal voto popolare, il quale, di fatto, domina un Parlamento, privo di autonomia e si contrappone agli altri poteri costituzionalmente garantiti. Dall’altra deve registrare l’ostilità di coloro che intendono percorrere  la via mediatico giudiziaria per espugnare la maggioranza parlamentare,  a volte con l’avallo della piazza,  sostenuta dalla sinistra radicale. I riformisti, i moderati, i democratici sono, come sempre sono stati, minoranza nel Paese. Tra essi, ancora di più, il Partito Liberale.

Per mesi siamo stati ammorbati dalle notizie, spesso acquisite illegalmente, sui festini di Arcore, senza che sia chiaro se siano emerse violazioni di norme penali. In ogni caso, se un reato dovesse essere acclarato, in relazione all’età della protagonista principale Ruby Rubacuori,  questa,  certamente, per la sua storia personale, non può apparire come una debole minorenne che sarebbe stata corrotta in conseguenza della frequentazione della casa del Premier. Eppure è stata condotta una poderosa inchiesta, realizzata con grande dispendio di energie e risorse e si è persino proceduto al processo immediato. Inoltre è stato impegnato il Parlamento in una richiesta di autorizzazione all’ispezione ed al sequestro giudiziario di atti da ricercare in un ufficio del Presidente del Consiglio e, successivamente, è stato sollevato, dinanzi alla Corte  Costituzionale, il Conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato. Francamente tanto rumore per quasi nulla!

Come si fa a non rendersi conto della sproporzione tra le accuse e la loro modesta rilevanza penale, rispetto ai grandi problemi de Paese? L’ansia palese di abbattere il potere democraticamente eletto e considerato nemico, travalica ogni ragionevole interesse per le sorti dell’economia e per la stessa tenuta delle Istituzioni repubblicane.

Il nuovo processo scandalistico, istruito dalla Procura di Napoli, che sta imperversando sulla stampa di questi giorni, sembra avere lo stesso obiettivo, poiché, al di la della clamorosa rivelazione  del malcostume e dell’ inadeguatezza della classe dirigente attuale, non sembra aver dimostrato che siano stati commessi  veri e propri delitti. Se tutto ciò fosse stato scoperto da bravi e informati giornalisti, sarebbe stato un riuscito ed interessante scoop sulla moralità di molti poteri pubblici, come avviene spesso in altri Paesi liberi, ma che di questo si debba occupare la magistratura napoletana, che avrebbe tanto altro da fare per combattere la camorra e la delinquenza comune diffusa in quella città, a dir poco, meraviglia.

Berlusconi ed il suo sodale Bossi hanno perso la fiducia degli italiani. Questo è ormai palese. In un’altra nazione democratica, una opposizione normale cercherebbe di attrezzarsi per vincere le prossime elezioni, non, come avviene da noi, per abbattere immediatamente una maggioranza in carica, che dovrebbe affrontare un’emergenza economica molto difficile, magari con il concorso costruttivo della minoranza parlamentare, e che invece è costretta a moltiplicare i posti di sottosegretario per accontentare i famelici esponenti dei cosiddetti “Responsabili”. Il rischio di esasperare il conflitto è quello di finire col ridar fiato agli avversari, perché guai a dimostrare che una opposizione è strumentale e condotta con metodi politicamente scorretti.

Per tali ragioni di principio caparbiamente riteniamo essenziale una alternativa pluralista e liberale all’attuale bipolarismo, fondato su due autoritarismi contrapposti.

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