Una guerra è sempre qualcosa di tragico, è l’epilogo violento di una contesa che non ha saputo trovare nelle armi dell’intelligenza e del dialogo la forza di superare gli ostacoli.

Assistiamo oggi ad una ripresa del conflitto in Palestina dove Hamas, la dittatura che tiene sotto scacco i palestinesi, sotto la sicura spinta dell’Iran, immemore degli insegnamenti passati, ha preso l’iniziativa ed ha attaccato alla cieca lo stato di Israele.

Ora mi domando ma veramente l’uomo è così stolto da non imparare dalla propria storia?
Possibile che i palestinesi non si ricordino delle cataste di morti che accumulano ogni volta che attaccano proditoriamente uno degli stati militarmente più preparati al mondo, Israele?
Come possono pensare di aver ascolto dalla comunità internazionale, se per farsi sentire lanciano mortaretti oltre il proprio confine?

Dunque Cicerone con la famosa locuzione “historia magistra vitae” non ha mai trovato ascolto in questa umanità!

E’ chiaro che i palestinesi subiranno lutti dolorosissimi e distruzioni inaudite, fino a quando si faranno governare da un’élite politica coinvolta con un regime medievale, come quello iraniano.
Solo con la fine militare e politica di Hamas nella regione si potranno creare i presupposti per una ripresa di una trattativa per la nascita di uno stato ebreo palestinese che porterebbe ricchezza e prosperità a tutto il Medio-oriente e non solo.

Ma la democrazia e la libertà non si esportano, ogni popolo deve cercarle e raggiungerle da solo, attraverso una lotta di liberazione nei confronti di regimi oppressivi ed illiberali.
Lo fu per noi la lotta dal 1943 al 1945 per la conquista della libertà dal fascismo e dall’occupazione nazista.
Lo è oggi in tutti i paesi dove si combatte per i propri diritti.

Se la Palestina non saprà combattere per la propria libertà, per abbattere l’attuale dittatura di Hamas, che uccide i propri padri e madri ed i propri figli, scherzando con il fuoco, allora stia attenta che non debba piangere amaro.
Così come i romani quando il gallo Brenno buttando la propria pesante spada sul piatto della bilancia che pesava l’oro richiesto come compenso disse:”Vae victis!”.
Perché le condizioni di pace da sempre le dettano i vincitori ed ai vinti rimane solo piangere il proprio triste destino.

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